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Lavoro, Papa: «Urgente nuovo patto umano e sociale» In evidenza

Pubblicato in Vaticano
29 Giugno 2017 di Redazione Commenta per primo!
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'Avete scelto un motto molto bello per questo Congresso: "Per la persona, per il lavoro". Persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme. Perche' se pensiamo e diciamo il lavoro senza la persona, il lavoro finisce per diventare qualcosa di disumano, che dimenticando le persone dimentica e smarrisce se' stesso. Ma se pensiamo la persona senza lavoro, diciamo qualcosa di parziale, di incompleto, perche' la persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore, lavoratrice; perche' l'individuo si fa persona quando si apre agli altri, alla vita sociale, quando fiorisce nel lavoro. La persona fiorisce nel lavoro'. Lo afferma PAPA Francesco nel discorso ai delegati della Cisl che si riuniscono oggi in congresso. 'Il lavoro - aggiunge - e' la forma piu' comune di cooperazione che l'umanita' abbia generato nella sua storia. Ogni giorno milioni di persone cooperano semplicemente lavorando: educando i nostri bambini, azionando apparecchi meccanici, sbrigando pratiche in un ufficio... Il lavoro e' una forma di amore civile: non e' un amore romantico ne' sempre intenzionale, ma e' un amore vero, autentico, che ci fa vivere e porta avanti il mondo. Certo, la persona non e' solo lavoro... Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell'ozio, di saper riposare. Questo non e' pigrizia, e' un bisogno umano. Quando domando a un uomo, a una donna che ha due, tre bambini: "Ma, mi dica, lei gioca con i suoi figli? Ha questo 'ozio'?" - "Eh, sa, quando io vado al lavoro, loro ancora dormono, e quando torno, sono gia' a letto". Questo e' disumano. Per questo, insieme con il lavoro deve andare anche l'altra cultura. Perche' la persona non e' solo lavoro, perche' non sempre lavoriamo, e non sempre dobbiamo lavorare. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi. Ci sono molte persone che ancora non lavorano, o che non lavorano piu'. Tutto questo e' vero e conosciuto, ma va ricordato anche oggi, quando ci sono nel mondo ancora troppi bambini e ragazzi che lavorano e non studiano, mentre lo studio e' il solo "lavoro" buono dei bambini e dei ragazzi'. 'E quando non sempre e non a tutti - aggiunge - e' riconosciuto il diritto a una giusta pensione - giusta perche' ne' troppo povera ne' troppo ricca: le "pensioni d'oro" sono un'offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perche' fanno si' che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni. O quando un lavoratore si ammala e viene scartato anche dal mondo del lavoro in nome dell'efficienza - e invece se una persona malata riesce, nei suoi limiti, ancora a lavorare, il lavoro svolge anche una funzione terapeutica: a volte si guarisce lavorando con gli altri, insieme agli altri, per gli altri. E' una societa' stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti. Quando i giovani sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicita'. E' allora urgente un nuovo patto sociale umano, un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi e' nell'ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro e' il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, e' il primo patrimonio di una societa'. E' la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta'. 'Vorrei sottolineare due sfide epocali - prosegue - che oggi il movimento sindacale deve affrontare e vincere se vuole continuare a svolgere il suo ruolo essenziale per il bene comune. La prima e' la profezia, e riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione piu' vera. Il sindacato e' espressione del profilo profetico della societa'. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, da' voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero "venduto per un paio di sandali" (cfr Amos 2,6), smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori piu' fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli "scarti". Come dimostra anche la grande tradizione della CISL, il movimento sindacale ha le sue grandi stagioni quando e' profezia. Ma nelle nostre societa' capitalistiche avanzate il sindacato rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia. Questa e' la profezia. Seconda sfida: l'innovazione. I profeti sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta. Anche il sindacato deve vigilare sulle mura della citta' del lavoro, come sentinella che guarda e 2 protegge chi e' dentro la citta' del lavoro, ma che guarda e protegge anche chi e' fuori delle mura. Il sindacato non svolge la sua funzione essenziale di innovazione sociale se vigila soltanto su coloro che sono dentro, se protegge solo i diritti di chi lavora gia' o e' in pensione. Questo va fatto, ma e' meta' del vostro lavoro. La vostra vocazione e' anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia. Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perche' ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa. Questo e' uno dei peccati piu' grossi. Economia di mercato: no. Diciamo economia sociale di mercato, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II: economia sociale di mercato'. 'L'economia - aggiunge - ha dimenticato la natura sociale che ha come vocazione, la natura sociale dell'impresa, della vita, dei legami e dei patti. Ma forse la nostra societa' non capisce il sindacato anche perche' non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei "diritti del non ancora": nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro. Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giu', che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare li'! Sono periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della citta'; oppure non lo capisce semplicemente perche' a volte - ma succede in ogni famiglia - la corruzione e' entrata nel cuore di alcuni sindacalisti. Non lasciatevi bloccare da questo. So che vi state impegnando gia' da tempo nelle direzioni giuste, specialmente con i migranti, con i giovani e con le donne. E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna e' ancora di seconda classe. Voi potreste dire: "No, ma c'e' quell'imprenditrice, quell'altra...". Si', ma la donna guadagna di meno, e' piu' facilmente sfruttata… Fate qualcosa. Vi incoraggio a continuare e, se possibile, a fare di piu'. Abitare le periferie puo' diventare una strategia di azione, una priorita' del sindacato di oggi e di domani. Non c'e' una buona societa' senza un buon sindacato, e non c'e' un sindacato buono che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell'economia in pietre angolari. Sindacato e' una bella parola che proviene dal greco "dike", cioe' giustizia, e "syn", insieme: syn-dike,"giustizia insieme". Non c'e' giustizia insieme se non e' insieme agli esclusi di oggi. Vi ringrazio per questo incontro, vi benedico, benedico il vostro lavoro e auguro ogni bene per il vostro Congresso e il vostro lavoro quotidiano. E quando noi nella Chiesa facciamo una missione, in una parrocchia, per esempio, il vescovo dice: "Facciamo la missione perche' tutta la parrocchia si converta, cioe' faccia un passo in meglio". Anche voi "convertitevi": fate un passo in meglio nel vostro lavoro, che sia migliore. Grazie!'.

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