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Home Tribuna Aperta (Giovanni Profeta) In preghiera per la Terra Santa

(Giovanni Profeta) In preghiera per la Terra Santa

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Profeta (Papaboys): partecipano 2.500 città in tutto il mondo in un unico abbraccio che unisce i continenti

In principio erano i ragazzi di Giovanni Paolo II, poi lo sono diventati di Benedetto XVI. In realtà la loro missione è quella di diventare veri discepoli di Gesù, «giovane per eccellenza», per portare il messaggio del Vangelo a tutti i loro coetanei che vivono lontani dalla Fede. Il tutto in forza di un legame “speciale” con il Successore di Pietro. Di questo e di altro abbiamo parlato con Giovanni Profeta tra le colonne portanti dell’associazione “Papaboys”.

Domani 2.500 città di tutto il mondo pregheranno per la pace in Terra di Gesù nell’ambito della la IV Giornata Internazionale di intercessione celebrata in comunione con il Patriarcato Latino di Gerusalemme e con la Custodia di Terra Santa. Perché siete tra i promotori di questa iniziativa?

Aver accettato l’eredità che ci ha lasciato il Beato Giovanni Paolo II, aver rinnovato la nostra responsabilità a Papa Benedetto XVI, ci fa guardare nel più profondo del cuore dell’uomo, perché solo così si può essere veri testimoni d’amore. Quando abbiamo creduto all’esortazione “Non abbiate paura”, abbiamo anche accettato di individuare quali fossero le paure vere che minacciavano il nostro percorso, ma anche la storia e l’umanità intera. Il più grande morbo del mondo, oltre l’aborto, è la guerra. Forse prima ancora che la fame che, spesso, ne è conseguenza. L’intero Medio Oriente sanguina da troppo tempo. Noi, come “giovani” cristiani (cioè di Cristo, poiché apparteniamo a Lui) sentiamo l’impellente dovere morale di promuovere un’iniziativa che attraverso l’incessante intercessione a Gesù, unico e vero Re della Pace - in un unico grande abbraccio che coinvolge tutti e 5 i continenti, città per città e nazione per nazione - possa concretamente mirare alla edificazione del Regno di Dio sulla terra. Un Regno appunto di giustizia e pace. Nel primo incontro con Benedetto XVI a giugno del 2005 il Santo Padre ci esortò a compiere questo passo. Non si dice mai di no all’appello di Pietro!

Che genere di risposta avete trovato rispetto all’appello del Santo Padre?

La risposta a quella chiamata siamo riusciti a trovarla nella preghiera di Adorazione Eucaristica e nell’incontro tra i Papaboys ed un diacono salesiano - don Francesco De Ruvo (oggi sacerdote) che aveva fondato a Gerusalemme “L’Apostolato dei giovani per la vita”. Quindi: difesa della vita come bene essenziale e supremo, preghiera e intercessione sono l’unico possibile rimedio alle guerre. Solo Gesù è la soluzione per la reale pace in Terra Santa e nel mondo. Dobbiamo provarci. Essere riusciti a coinvolgere la Santa Sede tramite il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il Santo Padre che da due anni si unisce spiritualmente alla preghiera e ne parla durante l’Angelus della domenica, la Custodia di Terra Santa, il Patriarcato Latino di Gerusalemme, Telepace per 4 ore di diretta (domani domenica dalle 9 alle 13) e 2500 città di tutto il mondo, sono un primo passo verso l’obiettivo. Inoltre, con i gruppi di Adunanza Eucaristica rappresentati da Fabio Anglani siamo andati in due occasioni in Terra Santa con duecento persone ad incontrare non solo le autorità, ma anche la spiritualità di ogni pietra che c’è in quei luoghi. Dalla preghiera del cuore, quindi, lo Spirito Santo ha fatto scaturire anche delle azioni.

Quando si parla di Papaboys non si può non pensare alle Gmg. In che modo ne preservate lo spirito?

Il count down alla Gmg comincia al termine della precedente. Questo lo dicono i ragazzi che la vivono dal 1985…e, a parte data e location, non è cambiato nulla. Strepitosa, disarmante, nuova conferma. Ogni Gmg ha l’obiettivo di incendiare il mondo d’amore. E ogni Gmg chiude con “Missione compiuta”! Ciò che i giovani di tutto il globo, capitanati dal “giovane” Santo Padre, ma soprattutto dal “giovane per eccellenza” Cristo Gesù, protagonista assoluto di questi incontri - anche se i media non lo dicono e focalizzano solamente sulla massa dei numeri e sul Pontefice - si danno come destinazione, dalle parrocchie, agli atenei, ai social network, preparandosi per mesi, diventa di volta in volta storia, per vivere quella che lo stesso Papa Benedetto ha definito “l’esperienza del Signore Gesù risorto e vivo e del suo amore per ciascuno di noi”. Madrid, per esempio, come è avvenuto a Buenos Aires, Santiago, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sydney, si sono incontrati coloro che questa luce l’hanno vista e coloro che hanno saputo dove andarla a cercare. Ed è stata anche stavolta la festa della Chiesa giovane per i giovani, della Chiesa dinamica ed energica che non ha paura e che vuole rendere testimonianza a Cristo, non facendo teoria del proprio status, ma dimostrando con la gioia più esplosiva che davvero nel Tabernacolo c’è la Via, la Verità e la Vita, che davvero il Santo Padre è la roccia su cui la nostra famiglia è fondata e che davvero il soffio dello Spirito Santo conduce vele libere alla volontà del Padre.

Le Gmg, dunque, offrono una diversa immagine dei cattolici?

La Gmg dimostra che i cattolici non sono promotori di un bigottismo noioso e taciturno, passivamente obbedienti quanto incapaci di pensare. Sono quelli che Madrid l’hanno travolta con il loro canto e con le loro benedizioni, con l’eruzione della loro fede come fiume in piena. Dalla Ggm tornano giovani certi di saper orientare la propria gioia ed il proprio dolore, senza sentirsi mai sconfitti, perché Cristo ha già vinto per loro.

Nel messaggio per la 46ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali il Papa ha elogiato i social network che favoriscono la riflessione sulle grandi domande che riguardano l’uomo ed il suo rapporto con Dio. Un tema a voi molto caro. Come giudicate il testo?

La comunicazione è perfetta, secondo me, quando ci si comunica e si comunica. Il messaggio della 46ma Giornata delle Comunicazioni Sociali è il messaggio del padre al figlio che deve imparare a parlare. Abbiamo da tempo accolto l’invito del Santo Padre a rendere rete e social network strumenti di evangelizzazione: prezioso, tanto più è il silenzio che forma e pone all’ascolto. Da anni, ormai, la nostra rete ha spessore internazionale. Povera, debole nell’economia del reddito, ma costante, forte e ricca nella certezza del contenuto. In tal senso, dunque, ci ha permesso di raggiungere giovani in tanti paesi del mondo, dalla pubblicazione quotidiana del Vangelo, al lancio ed all’elaborazione di spunti di riflessione che possano suscitare il bisogno di Dio, o consolidare e far maturare quello già riconosciuto. Sono moltissimi i giovani che hanno bisogno di confronti su temi che per ora riescono ad affrontare solo al di là del monitor. E noi cerchiamo di offrire un servizio che soddisfi le loro esigenze. Certo è che per noi, dall’altra parte del video, è fondamentale il silenzio e indispensabile la preghiera… E Benedetto XVI ce lo ricorda perché sa che questa è l’era della comunicazione: non si cada, però, nella comunicazione qualunque che rischia di diventare mera “emissione di suoni” o mucchio di parole. Cerchiamo di puntare al centro dei sentimenti dei giovani.

 

 
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