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(Salvatore Corradi) I giovani non possono aspettare

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Corradi (Bachelor): in attesa della riforma le aziende non apriranno le porte ai neolaureati bisogna fare presto

Ogni qual volta vengono diffusi i dati sulla disoccupazione giovanile - sempre più allarmanti - si assiste ad una levata di scudi generale. Piovono moniti e proposte da parte di esponenti delle forze politiche e sociali che, però, devono fare i conti con l’amara realtà di un Paese che si trova ad affrontare uno dei momenti più delicati e difficili della sua storia ed ha la necessità e l’urgenza di “bilanciare” le misure draconiane di contenimento della spesa pubblica (previste nelle manovre varate dagli ultimi governi che si sono succeduti) con altre che siano, invece, finalizzate alla crescita ed allo sviluppo. Ne abbiamo parlato con il presidente di Bachelor Selezione Neolaureati, Salvatore Corradi, che è un esperto di mercato del lavoro con particolare riguardo alla vasta platea dei neolaureati.



Presidente nei giorni scorsi lei ha lanciato un appello al ministro Fornero sostenendo che il 28 per cento delle grandi aziende italiane non procederanno ad alcun inserimento di giovani laureati prima che i provvedimenti in materia di mercato del lavoro saranno approvati in via definitiva. In che modo è arrivato a questa conclusione?

L’appello nasce da una ricerca che ho commissionato al nostro Ufficio studi su un campione di tremila aziende del comparto privato di grandi dimensioni con sede in Italia. Si è palesata una situazione abbastanza preoccupante. I nostri ricercatori hanno, infatti, rilevato che il 28 per cento delle grandi aziende italiane non procederà ad alcun inserimento di giovani laureati prima che i provvedimenti in materia di mercato del lavoro saranno approvati in via definitiva. Di qui la necessità di sensibilizzare in misura maggiore le parti coinvolte nel processo riformatore affinché si giunga nel minor tempo possibile a concludere ed approvare la tanto attesa riforma del lavoro.

Quali rischi si correrebbero in una eventualità del genere?

Se i tempi si dimostrassero lunghi, si corre il rischio che una generazione di neo laureati rimanga in una situazione di stallo senza riuscire ad entrare nel mercato del lavoro. La conseguenza inevitabile è che si sovrappongano sempre più a coloro che li hanno preceduti nel conseguimento della laurea, e a coloro che li seguiranno. Pensi che il 25 per cento delle aziende afferma che il solo annuncio della riforma del lavoro ha già a tutti gli effetti bloccato le assunzioni di giovani laureati all’interno delle proprie aziende. Ogni qualvolta viene annunciata una riforma del lavoro gli attori scelgono di restare alla finestra in attesa degli sviluppi. Ma quando si tratta di giovani è bene non perdere tempo.

I dati che di volta in volta vengono diffusi sulla disoccupazione sono a dir poco allarmanti. E sembra che andando avanti la situazione non sia destinata a migliorare. Ci dobbiamo rassegnare a questo sfacelo?

Sono convinto che il ministro Fornero stia lavorando nella direzione giusta. Bisogna, innanzitutto, sbloccare il mercato dei neolaureati. Se verranno adottate le misure necessarie in breve tempo si produrrà quello che in gergo viene definito “effetto elastico”, nel senso che ci saranno opportunità che per chi è finora rimasto al palo. Bisogna, a tutti i costi, evitare dilazioni. Siamo ad appena un mese dall’annuncio di una riforma complessiva del mercato del lavoro e le aziende si sono messe in una condizione di stand by, bloccando eventuali assunzioni. Se passeranno altri sei mesi senza alcun intervento i giovani che si sono laureati a dicembre scorso subiranno la concorrenza spietata di quelli che avranno, nel frattempo, conseguito il titolo.

Quale potrebbe essere, secondo il suo punto di vista di esperto, il termine ragionevole per portare a casa le misure necessarie?

Non più di sessanta giorni. C’è poco da fare. In caso contrario il nostro Paese perderebbe una ghiotta occasione per rimettersi in moto.

Come giudica il dibattito in corso tra le forze sociali sull’articolo 18 della legge 300/70? È davvero la chiave di volta per sbloccare il mercato del lavoro?

Se mi trovassi nei panni di chi ci governa – e ammesso che non sia già così - stralcerei le misure per sbloccare il mercato del lavoro per i neolaureati dalla riforma degli ammortizzatori sociali. A mio giudizio sarebbe più opportuno fare tavoli separati, facendo procedere in maniera autonoma e più veloce quello sulle politiche attive che favoriscono l’occupazione. La riforma del mercato del lavoro va fatta tenendo conto del fatto che occorre procedere con due velocità diverse.

Di recente il premier Monti ha sottolineato come in prospettiva sia necessaria una maggiore mobilità nel mondo del lavoro in modo da assicurare tutela al singolo e non al posto di lavoro.

Condivido in pieno la considerazione del presidente del Consiglio. Da un governo come il suo, che porta avanti un processo di liberalizzazione, bisogna attendersi qualche ulteriore passo in avanti. Quello che va tutelato è, senza dubbio, il lavoratore e non il posto di lavoro in sé. Bisogna uscire da questa logica. Per quanto concerne il mercato dei neo laureati, in condizioni normali, moltissimi di loro in due anni avrebbero già cambiato tre volte lavoro.

Come è possibile?

È assurdo anche solo immaginare un mercato del lavoro statico. Anzi una maggiore mobilità risponde proprio alle attese dei ragazzi. È utile ragionare intorno alla prospettiva di un contratto unico, ma non necessariamente su base triennale. Sulla base delle nostre ricerche le posso dire che, fin da adesso, pochi neolaureati vogliono restare nella stessa azienda per tre anni. Ciò accade perché ognuno ha voglia di cambiare e di migliorarsi. Anche perché più ci si evolve e più aumentano le possibilità di guadagno. Tre anni, per un giovane neolaureato entrato nel mondo del lavoro, possono essere una eternità.

 

 

 
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