È una sorta di Waterloo per le istituzioni e i partiti il rapporto Italia 2012 dell’Eurispes, che rileva l’indice di fiducia dei cittadini.
Si salvano solo il presidente della Repubblica, Napolitano, che gode ancora di un vasto consenso (il 62,1 per cento), le forze dell’ordine nel loro complesso (al primo posto l’Arma dei Carabinieri con un indice di fiducia pari al 75,8 per cento), la Chiesa cattolica che sale dal 40,2 dello scorso anno al 47,3 e le altre confessioni religiose.
Al Parlamento tocca il livello più basso di fiducia, né si salvano governo, partiti e sindacati e la stessa magistratura.
Un bel segnale d’allarme, non il titinnio di un campanello, ma il fragore di un bronzo, che sarebbe un errore grave sottovalutare. Un segnale che chiama in causa ancora una volta la politica, verso la quale tanti italiani manifestano una sfiducia che può essere, specialmente in tempi di crisi economica e di sofferenza sociale, il terreno di coltura per scorciatoie o avventure imprevedibili.
Tanta sfiduca è anche il segno di una disperata voglia di una democrazia rinnovata, di una giustizia equa, di una solidarietà palpabile, di una politica senza maneggioni e rituali cifrati e incomprensibili. Uno Stato, insomma, dal volto pulito e giusto, una democrazia da rispettare, come dimostra l’alto consenso per il capo dello Stato e le forze dell’ordine.
Una prospettiva di rinnovamento e di cambiamento, quella desiderata, per la quale è indispensabile un nuovo e vigoroso impegno dei cattolici sul terreno proprio della politica.











