L’arma che Monti non ha ancora usato per stanare furbi e disonesti
Mario Monti non riesce a offrire “il sogno” ai contribuenti. Cos’è il sogno?
Stiamo parlando di quel qualcosa che ogni politico che si rispetti sa di dover mettere sul piatto della bilancia per ottenere in cambio il voto di un elettore. Nel caso di chi paga le tasse onestamente, il sogno è pagarne di meno. Il meno possibile. Monti, che non è un politico, ha avviato tutte le complicatissime pratiche che occorrono per raggiungere quell’agognato risultato: risanamento dei conti pubblici, contenimento della spesa, lotta agli sprechi e soprattutto all’evasione.
Ma non ha ancora messo nero su bianco come, e quando, “il sogno” possa diventare realtà: l’alleggerimento della pressione fiscale, una chimera che i cittadini italiani inseguono dal dopoguerra alimentati a suon di illusioni propagandate dalla gran parte dei governi, di ogni colore, che si sono succeduti a Palazzo Chigi.
L’ammissione del direttore dell’Agenzia delle entrate è stata agghiacciante: «Se l’Italia era sull’orlo del baratro dipende anche dai 120 miliardi di euro di evasione annuale, l’attività è stata rafforzata recentemente ma per tanti anni non è stata messa al centro dell’attenzione» ha dichiarato seraficamente Attilio Befera intervenendo a Telefisco, iniziativa del Sole 24 Ore. Bene, anzi male: l’alto funzionario, da molti indicato come uomo di fiducia dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha denunciato il peccato ma non il peccatore, scelta irriverente se si considera il ruolo che ricopre e le responsabilità che deve onorare nei confronti dei contribuenti italiani (onesti, va da sé). Befera avrebbe come minino dovuto dire chi e per quanto tempo ha chiuso uno se non due occhi, quale governo abbia agevolato la degenerazione di «una piaga che condiziona la vita, economica e non solo, di tutti i giorni del nostro Paese. Per la prima volta però - ha aggiunto Befera come a voltare pagina - il consenso si sta modificando: anziché verso il furbo che evade è verso la nostra azione. Se si consolida, questa diversa opinione favorirà il recupero dell’evasione». Il titolare dell’Agenzia delle Entrate non ha perso l’occasione per dare consigli all’esecutivo: «Mi piacerebbe arrivare ad una dichiarazione dei redditi per le persone fisiche di due paginette e non di 140 pagine, come è oggi, semplificazione e lotta all’evasione vanno a braccetto, noi su questo spingeremo molto». Così come molto si sta facendo dal punto di vista sostanziale e mediatico per demonizzare, come è giusto che sia, la figura dell’evasore. Dopo le operazioni da prima pagina alla Cortina D’Ampezzo, dove le Fiamme Gialle sono state spedite in periodo natalizio a mietere fruttuosi controlli, e in attesa che anche in Italia si approdi a pubbliche liste di proscrizione fiscale così come ha recentemente iniziato a fare la Grecia, i riflettori dei media sono stati proiettati sui risultati concreti, e decisamente mirabili, di una caccia al “furbetto” che non si è mai arrestata: hanno fatto impressione quei 17.966 i truffatori denunciati nel 2011 dalla Guardia di Finanza che ha accertato danni erariali per 2 miliardi di euro e bloccato illeciti finanziamenti comunitari e nazionali per quasi 700 milioni di euro. Perché «la lotta all’evasione fiscale e agli sprechi nella pubblica amministrazione rappresentano le due facce della stessa medaglia», come ha detto il comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo, commentando i risultati dell’attività svolta a tutela della spesa pubblica e del bilancio nazionale. «Non si tratta solo di contrasto all’evasione fiscale dunque, ma anche di recupero delle risorse distolte fraudolentemente dalle finalità pubbliche cui sono destinate», ha spiegato. Poi è stata la volta dei 7.500 evasori totali del fisco italiano stanati, sempre nel 2011, sempre dalla Guardia di finanza. Un totale di tasse mancate pari a 21 miliardi di euro. Anche qui le cifre sembrano incoraggianti perché, forse anche proprio per una maggiore propensione alla denuncia dei reati fiscali, i redditi occultati al fisco secondo i dati annualmente forniti dalla stesa Guardia di Finanza, sono passati dai 30,053 miliardi del 2008, ai 33,658 del 2009, ai 49,245 del 2010 fino ai 50 miliardi del 2011.
Ma tutto questo sforzo, reale e propagandistico, potrebbe rivelarsi inutile se qualcuno non comincerà a vendere “il sogno” agli italiani. Persino Befera l’ha capito: «Nell’ultimo periodo quello che è stato recuperato dalla lotta all’evasione è servito a salvare il Paese e a pareggiare conti e bisogna ragionare se si potrà in futuro utilizzare una parte della lotta all’evasione per la riduzione delle aliquote o per le categorie più deboli». Si potrebbe «recuperare un rapporto positivo tra fisco e contribuenti con una restituzione» ha ragionato il direttore dell’Agenzia delle Entrate. Non resta che aspettare che se ne convinca anche Monti.











