Disgelo toghe-governo nodi carceri e arretrati
È il giorno del disarmo e della riconciliazione, a restituire senso a quella cerimonia che tanti giudicano superata. «Il mutamento dell'atmosfera politica, istituzionale e culturale, che dirada le nubi che si erano addensate sul nostro impianto costituzionale ci fa ben sperare sul mantenimento del quadro istituzionale, fondato sui valori fondamentali della nostra Costituzione» osserva il Primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, nella relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Insomma, lo scontro politica-magistratura va in archivio, per ora. E la sinfonia della concordia risuona nell’Aula Magna del Palazzaccio.
A consacrarla, le massime cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i vertici di Camera e Senato, Fini e Schifani, il premier Mario Monti. Il disgelo tra toghe e governo ha l’imprimatur del guardasigilli Severino («incoraggiante convergenza di idee»), e dell’Anm («un clima sicuramente diverso»). Ora può partire un dialogo. Il confronto è reso urgente da inefficienze e incongruenze del pianeta giustizia: l’Eurispes comunica che in 20 anni sono triplicate le cause civili arretrate, mentre sono più che raddoppiate quelle penali pendenti. Questo nonostante la spesa per il settore sia aumentata del 140% negli anni ‘90, e il numero dei magistrati sia cresciuto del 15%. Nella caduta verticale del servizio giustizia, entra il record di ricorsi pendenti alla Corte dei diritti umani di Strasburgo (quasi raddoppiati negli ultimi 3 anni, da 7.150 a 13.750).
«L'emergenza carceri chiama in causa innanzitutto il legislatore - avverte Lupo - troppo condizionato ad assegnare alla risposta penale la sanzione di ogni comportamento deviante, quando invece è indispensabile un drastico sfoltimento dei reati, attraverso una incisiva depenalizzazione».
L’alto magistrato rinnova anche l’esigenza di una custodia cautelare in carcere come «extrema ratio». Ma stoppa chi vorrebbe scaricare sulle toghe le colpe del cortocircuito. «I magistrati italiani, pur lavorando schiacciati dalla montagna di quasi 9 milioni di cause pendenti- spiega- continuano a detenere primati di produttività in Europa». Tra le disfunzioni del sistema, Lupo individua un nesso tra i processi-lumaca e «un'altra anomalia italiana, quella della quantità di avvocati: quasi 240.000, di cui oltre 50.000 abilitati all'esercizio dinanzi alla giurisdizioni superiori». Numeri che «se non costituiscono un diretto fattore di incentivazione del contenzioso, certamente non contribuiscono a deflazionarlo». La giustizia italiana è sempre sott’osservazione: l’Ocse ci chiede di allungare i termini di prescrizione, fuori dagli «standard internazionali». Lupo inoltre ricorda: «La capacità operativa delle organizzazioni mafiose è ancora fortemente allarmante». Per chi lo avesse dimenticato.











