la Discussione

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Interviste (Vittorio Sgarbi) «La cultura appannaggio di tutti»

(Vittorio Sgarbi) «La cultura appannaggio di tutti»

E-mail Stampa PDF

Il sindaco di Salemi: eliminare le tariffe museali per far riscoprire il nostro patrimonio agli italiani

Vittorio Sgarbi non si è smentito nemmeno questa volta: un eterno Don Giovanni cultore dell’estetica non poteva non scrivere un libro sulle donne, figure da sempre magnetiche, fautrici di un’infinita creazione artistica e letteraria. Ce lo ha rivelato in un’intervista in occasione del convegno de “la Discussione” del 21 gennaio scorso a Pescara dove sul tema della solidarietà sociale, ponte tra l’economia e l’etica, è intervenuto non solo in veste di sindaco di Salemi, ma anche come critico d’arte. Sgarbi si è profondamente rammaricato dello svilimento cui è soggetto il nostro patrimonio artistico, a suo parere grandiosa risorsa per l’economia, oltre che vanto incommensurabile agli occhi dell’Europa.

Un’Europa che invece arriccia il naso al pensiero dell’Italia e della Grecia, una “zavorra meridionale”, alla stregua della Lega Nord nei confronti del Sud. Il professore ferrarese, bersagliando coloro che reggono le attuali sorti dell’Unione, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, ha fatto poi riferimento a Carlo Magno, fondatore del Sacro Romano Impero e “sintesi politica” dei due presidenti, considerando che solo alla sua morte, con la spartizione dell’eredità tra i tre figli, si diede vita a Francia e Germania e rilievo alle lingue romanze; il suo regno, infatti, fu amministrato nel segno della cristianità e in continuità con Roma antica. Con tagliente ironia Sgarbi ha quindi rimarcato l’ineludibile debito che l’intera Europa ha nei confronti di Roma e anche di Atene, purtroppo ora in lista per l’ingiusto scacco storico: «Una mortificazione dell’euro forte contro l’euro debole che cozza contro i principi dell’Europa e della democrazia, una rivolta contro i padri».
Passando al tema della solidarietà sociale, il critico ha inoltre ribadito la necessità da parte della classe dirigente di rendere la cultura appannaggio di tutti, eliminando le tariffe museali, sul modello delle altre nazioni, evitando così che il Paese rischi di disconoscere se stesso e le sue potenzialità. Sulla scia di questa riflessione, il ricavato del suo libro, “Piene di grazia”, presentato all’incontro, è stato devoluto in beneficenza all’“Emporio della solidarietà” di Pescara, iniziativa fortemente voluta dall’Arcidiocesi di Pescara-Penne.
Il libro è una sequenza di volti femminili, partoriti da pittori celebri o noti solo alla cerchia degli esperti o ancora emergenti, volti a narrare l’evoluzione dell’arte e con essa l’approccio dell’uomo alla realtà, che sia ultraterrena o meramente fenomenica.

Professor Sgarbi, un libro tutto al femminile dove è la donna a fornire le coordinate storiche ed antropologiche, “misura di tutte le cose” ribaltando la celebre definizione maschilista di Protagora. Perché?

Io della donna ho sempre avuto una grande considerazione, determinata dal fatto che ero apprezzato. (ride) Partendo da queste premesse psicologiche mi è sembrato naturale scrivere un libro di storia dell’arte indirizzato alle donne, perché tre quarti della storia dell’arte riguardano la grandezza della Vergine o la forza di alcune sante, ma non solo, se ci rivolgiamo al profano il quadro più famoso del mondo è “La gioconda”, ancora una donna. Il libro documenta, con una serie di esempi, come la figura femminile sia simbolo di sogni e desideri, di un qualcosa cui più ci si avvicina più diviene inafferrabile, evanescente. Questo è il suo mistero, che è anche il motivo della sua attrazione spesso incomprensibile. Ho risposto ad una domanda naturale dell’uomo che si confronta con la donna e l’ho arricchita di suggestioni.
Piene di grazia è un titolo emblematico, considerando che è l’attributo principale della Vergine, protagonista assoluta del libro a partire da Cimabue, passando per Piero della Francesca e Raffaello per finire a Lino Mannocci. Il libro è coerente con la percezione di una forza che promana dalla donna e con la riflessione che ella sia il momento di maggiore perfezione del creato non senza conseguenze nella visione cristiana. Le figure femminili si sono sempre poste come diaframmi fra l’uomo e Dio o fra l’uomo e l’intuizione che egli ha della sua condizione immanente. E Dio ha, con la Vergine, superato qualsiasi rapporto: ecco il mistero della fede. Il titolo è un’invenzione di mia sorella, un’altra donna forte.

Ha inserito nel suo libro le Madonne di Massimo Mariani il cui dipinto “Madonna: un ponte tra due mondi”, è stato esposto alla mostra da lei curata “Arte genio e follia” nel 2009 a Siena. Come si accosta un folle alla rappresentazione della donna?

Massimo è un pittore con molto estro, un disadattato, e un’altra delle fonti da cui derivano comportamenti di tipo artistico è sentirsi diversi. Io ho avuto la pazienza una sera di andare a Montecassiano, nel suo studio, e mi sono accorto che era particolarmente bravo, l’ho portato in giro. Crea anche delle belle terracotte. Il tema prevalente delle sue tele è Madonna, la cantante, intesa come tutte le donne possibili e su questa variante non si sente costretto ad uno stile ripetitivo. C’è un volto di Madonna che è in realtà il volto della morte. Mi pare che sia un artista che abbia una certa energia. Ma alla fine ci svela il mistero della donna?

Il mistero?

Preferisco rimanga tale.

 

 

 
Leggi gli editoriali cliccando QUI e QUI e aderisci alla campagna "Adesso decido io"