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Il premier: l’Italia non può crescere da sola

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L’appello del premier che assicura: non serviranno altre manovre

La sede del Parlamento Europeo di StrasburgoMario Monti, forte dei suoi trascorsi da commissario europeo, fa appello alla Ue: «L’Italia ha bisogno di crescita, non può crescere da sola. L’Italia ha bisogno che l’Europa riconosca il bisogno di crescita dell’Italia». Al di là della forma in vero un poco involuta, il messaggio è chiaro: più di così non possiamo fare, aiutateci voi. Infatti il premier assicura che «non ci sarà bisogno di una nuova manovra perché sono incorporati margini di prudenza». Incontrando il gotha della comunità finanziaria a Piazza Affari, Monti spiega che esiste «una lettera che sette o otto capi di governo di Paesi membri dell’Unione europea hanno inviato al presidente del Consiglio europeo e alla Commissione per dare un forte stimolo alla crescita economica europea».

Ma, salvo cambi dell’ultim’ora, precisa il premier, «fra i Paesi firmatari» della lettera «non dovrebbero esserci Francia e Germania» (notizia poi confermata dalla lettura del documento da parte di Van Rompuy e Barroso). Di qui la proposta agli altri Paesi membri: «Il gioco in Ue deve essere più ampio, non sentiamo la necessita di tenerci soltanto a questi due partner», cioè alla Francia e alla Germania. Sul fronte della crisi dell’eurodebito, uno degli elementi su cui l’Italia ha lavorato e continuerà a lavorare è premere sulla «attenzione al più pericoloso focolaio», quello greco. Anche perché, pensiero condiviso da diversi Stati menbri, «sarebbe grave una possibile perturbazione».
Ecco perché dobbiamo puntare anche su quei «Paesi fuori dall’eurozona con voglia di riforma e di crescita». Circa le riforme Ue, «siamo aperti ad appoggiare l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Non è una soluzione magica ma può dare il senso che il rigiro di attività finanziarie possa dare un piccolo contributo fiscale. Diciamo comunque no ad una legge così su piano nazionale, come sta pensando il presidente francèse Sarkozy». In ogni caso, precisa Monti, «È importante che ci sia questo Fiscal compact sia perchè c’è e, quindi, cristalizza bene la disciplina di bilancio, sia perchè essendoci non c’è più sul tavolo della trattativa, che aveva assorbito moltissime energie che l’Italia intende adesso prioritariamente dedicate alle politiche per la crescita». Anche in questo caso, forma permettendo, il messaggio è chiaro: basta austerity, rimettiamo in modo l’economia.
Poi il premier ha difeso (come avrebbe potuto fare altrimenti?) la Borsa italiana, che «è una delle ricchezze del nostro sistema: il numero delle società quotate è ancora inferiore rispetto alle altre realtà europee. Una Borsa con un numero piu alto di imprese quotate può dare un contributo fondamentale» per la crescita.
Finalmente arrivano parole tanto attese da famiglie, lavoratori dipendenti e pensionati: «Vogliamo rendere la vita più semplice ai contribuenti onesti» attraverso il gettito proveniente dalla lotta dell’evasione. Venerdì il Cdm esaminerà il pacchetto di semplificazioni fiscali. Al contempo, il governo «sta difendendo con i denti in Parlamento» le liberalizzazioni. Per Monti porteranno «una crescita del 3,5 per cento del Pil in dieci anni». E la difesa è perchè «è nostro dovere far prevalere il bene comune».
Intanto, mentre lo spread tra Btp e Bund decennali tedeschi continua a scendere - ieri il differenziale si è posizionato be al di sotto dei 350 punti - dall’Istat arriva qualche numero positivo in termini di crescita. Ma ancora una volta a tirare sono le esportazioni, segno che la domanda interna resta al palo. A dicembre il fatturato dell’industria segna un aumento del 3,4 per cento rispetto a novembre e del 5,6 rispetto allo stesso mese del 2010. Nella media degli ultimi tre mesi (ottobre-dicembre), l’indice diminuisce dell’1,2 per cento rispetto ai tre mesi precedenti (luglio-settembre). Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano, in termini congiunturali, un incremento del 10,6 per cento per l’energia, del 5,8 per i beni strumentali, del 2,3 per i beni intermedi ma soltanto dello 0,4 per i beni di consumo.
A dicembre 2011 vanno bene anche gli ordinativi totali dell’industria registrando un aumento congiunturale del 5,5 per cento, sintesi di una crescita del 5,8 degli ordinativi interni e del 5,1 di quelli esteri. Rispetto a dicembre 2010, l’indice grezzo degli ordinativi segna un calo del 4,3 per cento. Nella media degli ultimi tre mesi gli ordinativi totali diminuiscono del 3,9 per cento rispetto al trimestre precedente. Nel confronto con il mese di dicembre 2010, l’indice grezzo degli ordinativi segna un calo del 4,3 per cento. Per gli ordinativi, l’aumento tendenziale maggiore si osserva per la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+15,2 per cento). Il calo più ampio invece si registra per la fabbricazione di mezzi di trasporto (-25,6 per cento). Male invece la produzione nelle costruzioni, che nella media dell’intero 2011 è diminuita del 2,9 per cento su base annua e del 3,8 se si guarda al dato grezzo. Il settore, quindi, continua a registrare cali: dopo il tonfo del 2009 la discesa è continuata sia nel 2010 sia nel 2011.

 

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