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Monti taglia corto

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«Riforma entro marzo anche senza accordo con i sindacati»

Il premier Mario MontiMario Monti non intende sollevare il piede dall’acceleratore delle riforme: il premier vuole portare a casa al più presto dei risultati concreti in particolar modo su quello che ritiene il pilastro della cosiddetta “fase 2”: la riforma del lavoro. Monti non ha dubbi: entro fine marzo il provvedimento si farà, che ci sia o no l’accordo con i sindacati. Ieri lo ha detto chiaramente durante il suo intervento davanti alla comunità finanziaria riunita alla Borsa di Milano: «Si possono fare riforme in Italia e la gente e in grado di capire». Sono fiducioso - ha detto il premier - che entro marzo potremo presentare al Parlamento un provvedimento anche senza l’accordo con le parte sociali».

L’auspicio del governo, ha precisato ancora Monti, è «che si possa trovare un’intesa» ma il sottinteso è chiaro: se così non dovesse essere si andrà comunque avanti e fino in fondo. Una linea sposata in pieno anche la leader della Confindustria Emma Marcegaglia, che ha premuto affinché il governo trovi la quadra entro fine marzo: «È giusto sentire le parti ma non ho nulla in contrario sul fatto che il governo ad un certo punto vada avanti e faccia la riforma» ha spiegato la numero uno degli industriali. «Su alcune cose - ha detto Marcegaglia al termine dell'incontro di ieri - saremo d'accordo, su altre no, quindi è giusto che a un certo punto il governo vada avanti e l’obiettivo di fine marzo è giusto, noi non siamo per dire che ci vuole più tempo, se lavoriamo bene e seriamente si può fare una buona riforma».
Al contrario la pensa invece Luigi Abete, presidente di Bnl e Assonime, il quale ha risposto «spero e penso di no» a chi gli aveva domandato se governo e parti sociali siano destinati alla rottura sulla riforma del mercato del lavoro. Secondo l’industriale romano, ospite ieri mattina a Milano dell’incontro con il presidente del Consiglio, il problema è che «i pasdaran ci sono in ogni ambiente. Ci sono quelli che si divertono a complicare le cose, mentre io faccio parte della categoria di coloro che di divertono a semplificare le cose». La speranza è che a prevalere siano questi ultimi, a prescindere dalle date di scadenza delle trattative e dei punti di vista delle parti interessate.

 

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