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Napolitano chiede una svolta

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«Serve un welfare diverso dal passato. Basta immobilismo»

Il presidente Giorgio Napolitano«La coesione sociale è importante per la crescita del Paese e non significa immobilismo, ma mettere in piedi un sistema di welfare e sicurezza sociale diverso da quello che è stato creato in passato». Proprio mentre era in corso il quarto round del tavolo del lavoro tra governo e parti sociali il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la sua visita al municipio di Cagliari, ha parlato del sistema sociale attuale e delle necessarie modifiche che devono essere apportate. L’impianto vigente, ha sottolineato il presidente della Repubblica, «lascia scoperte zone di povertà» e bisogna quindi «occuparci di chi non ha; rinnovare per poter migliorare e preservare».

Napolitano ha poi ribadito che c’è ancora troppo divario tra Settentrione e Meridione del Paese: «Continuo a credere che la maggiore incompiutezza del processo di unificazione dell’Italia è il divario fra Nord e Sud: è una questione che non siamo riusciti a colmare e che non è solo economica e sociale, ma anche civile ed istituzionale, una questione - ha ripetuto - assolutamente ineludibile». Proseguendo su questa strada e sulla strada della coesione sociale Napolitano invitato gli italiani ad accettare la sfida di «correggere e innovare» il sistema Paese. «Resta ancora molto da fare - ha sottolineato - anche per ridisegnare l’architettura istituzionale del nostro Stato e io ritengo che si debba fare un tratto di strada ora, in questa fase politico-istituzionale, a un anno di distanza o poco più dal compimento della legislatura parlamentare nella primavera del 2013.
Si deve fare un tratto di strada significativo già in questo periodo e tocca farlo alle forze politiche, ai partiti in Parlamento, alle istituzioni regionali e locali al di là della caratterizzazione «fuori dei binari ordinari» del governo Monti. «In questo anno di tempo - ha aggiunto il capo dello Stato - bisogna davvero cercare di costruire qualcosa che non è stato possibile realizzare sul piano delle riforme istituzionali perché abbiamo vissuto anni in cui la democrazia dell’alternanza, che a partire dagli anni ‘90 ha comunque rappresentato una conquista importante, è stata vissuta in termini di conflittualità distruttiva, in termini di incomunicabilità» che non ha consentito «ogni possibile sviluppo anche delle riforme istituzionali e costituzionali.
Abbiamo bisogno in questa fase – ha incalzato - di far funzionare questo cantiere in Parlamento». Per quanto riguarda, poi, lo sviluppo, Napolitano ha aggiunto che si deve «fronteggiare la crisi» e ridurre il «peso abnorme del debito pubblico, ma bisogna pensare anche a nuove politiche di sviluppo, in modo particolare per il Mezzogiorno. Non possiamo pensare che si debba attendere, non si sa quando, la conclusione del risanamento della finanza pubblica per poi passare allo sviluppo» ha ribadito, sottolineando come sia sempre stato convinto che «non si dovesse procedere e non si debba procedere con tagli “alla cieca” ma distinguendo da ciò che va tagliato e ciò che non va tagliato».
Quello delle «autonomie regionali» è «un filone da portare ancora avanti» ha detto Napolitano nel suo intervento affrontando un tema caldo per la Sardegna. «È vero che occorsero 22 anni dal momento dell’entrata in vigore della Costituzione - ha spiegato il presidente della Repubblica- perché si desse attuazione, nel 1970, a quell’importante principio costituzionale. Nel 1970 presero vita anche le Regioni a statuto ordinario. Ma non possiamo nasconderci che in realtà non si approdò a un compiuto ripensamento dell’architettura istituzionale del nostro Stato». Nel 2001, ha ricordato, «vi fu la riforma del titolo V della Costituzione e si crearono le premesse anche per poter aprire la strada del federalismo fiscale che ha trovato sbocco in una legge dello stato che è ancora in via di attuazione».
Il capo dello Stato ha parlato di temi scottanti in un momento caldo e di fronte a un pubblico non facile da affrontare: un centinaio di contestatori di Sardigna Natzione e anti-Equitalia, assieme a disoccupati, movimento pastori, studenti, hanno protestati infatti con fischi e urla davanti al municipio di Cagliari al suo arrivo. La contestazione é continuata anche all’uscita e successivamente all’arrivo al teatro Lirico, da parte anche di studenti universitari.
I manifestanti hanno chiesto invano un incontro ed hanno, quindi, protestato contro la crisi isolana. Il Movimento Pastori sardi ha rifiutato di incontrare un delegato del Quirinale e il leader del movimento, Felice Floris ha accusato Napolitano di aver «messo da parte i mestieri tradizionali della Sardegna: i pastori, gli agricoltori e gli artigiani».
Nel corso della giornata Napolitano si è infine concesso uno sfogo: «Io non rappresento le banche e il grande capitale finanziario come qualcuno umoristicamente crede o grida. Io sarò accanto a chi darà il suo apporto allo sforzo collettivo di rilancio della nazione italiana e di ricostruzione di una nuova Europa» ha detto il presidente Napolitano, rispondendo a chi lo ha contestava. «Non servono slogan ideologici - ha aggiunto - occorre grande capacità di slancio innovativo e di riproposizione per uno sviluppo sostenibile nel Mezzogiorno».

 

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