In Senato si cerca l’intesa il governo non vuole troppi rallentamenti
Sul decreto liberalizzazioni il governo si gioca tutto. E non solo perché secondo Mario Monti e Corrado Passera si tratterebbe di un pacchetto che vale addirittura dieci punti di Pil. L’operazione che dovrebbe consentire di liberare i mercati e limitare il potere delle lobby è una specie di vessillo per il “governo dei professori” e colonna portante del “cresci-Italia”. I partiti lo sanno e si stanno dando un gran da fare in Senato in un clima che il presidente Renato Schifani ha definito «costruttivo».
L’esame del testo in commissione Industria di Palazzo Madama ha generato intese dopo i primi incontri dei due relatori al decreto, Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd). Uno dei principali nodi del decreto liberalizzazioni, quello sui taxi, è vicino a essere sciolto, mentre su altri temi importante del provvedimento, e cioè banche e assicurazioni, si profilano le prime intese. Certo le questioni su cui la convergenza è ancora da costruire sono diverse, tanto che lo stesso Bubbico dice che queste potrebbero richiedere l’intervento del premier Monti e dei segretari di partito.
Quasi un avvertimento rivolto a chi è pronto ad infarcire di emendamenti il decreto. Intanto, la strada per aggiungere eventuali modifiche si fa sempre più stretta. Il presidente della commissione, Cesare Cursi (Pdl) è stato implacabile e solo mercoledì ha dichiarati inammissibili per estraneità di materia altri 31 emendamenti, dopo i 70 di martedì. In totale, sono 341 gli emendamenti al decreto legge giudicati inammissibili dalla presidenza della commissione. Tra questi anche quelli relativi alla gara per la cessione delle frequenze televisive. In tutto le proposte di modifica che i senatori dovranno esaminare sono dunque 1429.
Un taglio netto già visto con il milleproroghe dove le modifiche introdotte dopo il passaggio in Parlamento sono state limitate e, in molti casi, più restrittive rispetto alla versione originale. Dai corridoi di Palazzo Madama emerge con sempre maggiore forza la volontà di non appesantire il passaggio parlamentare del decreto. Dall’illustrazione degli emendamenti emergono «le prime convergenze», ha detto il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti, lasciando la commissione. «È un dibattito positivo con una accelerazione» nell’illustrazione delle proproste di modifica. «Si cominciano a vedere i primi punti su cui emergono convergenze e punti di caduta».
Nonostante i margini di manovra strettissimi sulle liberalizzazioni, Pd e Pdl si stanno impegnando per convincere il governo a fare passare qualche emendamento su alcuni temi caldi, come taxi e banche e imprese. I relatori vorrebbero restituire ai sindaci le decisioni sulle licenze delle auto bianche. Sulle banche si amplierebbe la norma che impone agli istituti di proporre due polizze vita diverse al cliente che vuole contrarre un mutuo per un immobile dando al cliente la possibilità di cercarsi da solo una polizza sul mercato.
Intanto, ieri, è arrivato il parere favorevole della commissione Lavoro sul decreto ma con due osservazioni (che comunque non sono vincolanti per l’esame del provvedimento). Una di queste riguarda il settore dei trasporti, per il quale i senatori hanno suggerito cautela per evitare il rischio che possano verificarsi «fenomeni di dumping (cioè la vendita sottocosto - ndr) competitivo basati sulla compressione di questi stessi trattamenti». Il decreto cancella anche le norme che facevano sì che le imprese ferroviarie fossero tenute a rispettare i contratti collettivi nazionali di settore ma la commissione Lavoro «auspica» che «la regolamentazione dei trattamenti di lavoro del personale sia definita nell’ambito della contrattazione collettiva in termini coerenti con la finalità di prevenire fenomeni di dumping competitivo basati sulla compressione dei trattamenti medesimi». L’altra modifica indicata dai senatori di Palazzo Madama riguarda invece i tirocinanti per i quali la commissione Lavoro chiede si preveda «comunque» «l’equo compenso».
Spostandosi ancora all’interno di Palazzo Madama, arrivano altre richieste di modifica. La commissione Finanze chiede di reintrodurre la cancellazione della commissione per il pagamento della benzina con carta di credito. Oltre ad alcune «osservazioni» alla commissione. La commissione invita anche a modificare il testo del decreto «nelle parti in cui reca norme estranee alle finalità di liberalizzazione e sostegno alla crescita», Ci sono poi le critiche più “politiche”. Come ad esempio, l’istituzione della Tesoreria unica per i comuni. Una misura che ha fatto scendere sul piede di guerra i sindaci.











