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Finale a sorpresa

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Chi si aspettava fuoco e fiamme è rimasto deluso. Il motivo? La proposta, avanzata dal ministro Fornero, di affrontare il nodo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come ultimo punto da approfondire. Una “mossa” astuta, quella dell’esponente del governo, in considerazione delle tante divergenze finora emerse su un tema più che caldo. Di “flessibilità in uscita”, dunque, se ne parlerà poi. Al momento le bocce restano ferme al punto di partenza.
Il terzo incontro a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali sulla cruciale riforma del lavoro - quanto mai necessaria, specie in questo frangente non facile della nostra storia - si è concluso in un clima di timido quanto ragionevole ottimismo.

Uscendo dalla sala Verde la titolare del Welfare ha ribadito di non aver posto alcuna condizione ai suoi interlocutori: «Nessun aut aut del governo sul mercato del lavoro». «Non è un prendere o lasciare - ha proseguito - ma deve essere chiaro che il tema del riordino dei contratti e delle flessibilità in entrata è subordinato al tema della flessibilità in uscita». Dal prossimo incontro le parti entreranno nel merito dei capitoli, punto per punto. Il tavolo si è aggiornato a lunedì prossimo al ministero. Si parlerà ancora di ammortizzatori sociali e di apprendistato, che secondo i desiderata dell’esecutivo guidato dal premier Mario Monti «deve diventare la forma tipica di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro». Ci sarà tolleranza zero da parte del governo «sull’uso improprio» di questa forma contrattuale, ha spiegato, poiché per il governo si tratta di «un veicolo per fare formazione seria» non solo di uno «strumento di flessibilità». Confindustria è d’accordo e si è detta disponibile a rafforzare l’apprendistato come contratto prioritario di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, ma il presidente Emma Marcegaglia ha ribadito l’esigenza «che non sia aumentata la burocrazia connessa con questo tipo di contratto». «L’unico aspetto che abbiamo di preoccupazione - ha sottolineato l’attuale guida degli imprenditori italiani - è che non aumenti la burocrazia. Molte imprese non usano lo strumento del contratto di apprendistato proprio perché c’è molta burocrazia”. Il ministro, dal canto suo, ha stigmatizzato, come altra forma di “impiego parallelo” l’esagerato ricorso alle partita Iva: «Occorre anche evitare la discontinuità e che migliaia di lavoratori finiscano in nero. Vogliamo preservare la flessibilità ed eliminare gli abusi contrastandone l’uso improprio». La revisione delle forme contrattuali, infatti, riguarderà prossimamente sia il lavoro privato che quello pubblico. Il tavolo ha, infine, esaminato i profili tecnici legati ai contratti a termine, all’associazione in partecipazione ed ai contratti a chiamata e part-time. Lunedì prossimo il seguito del confronto.

 

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