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Ora Monti è pronto a rilanciare

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Gli elogi di Obama e la fiducia di Wall Street incoraggiano il premier: «Torno più determinato»

La tournee negli Stati Uniti, preparata e pianificata nel dettaglio, non poteva riscontrare un successo più eclatante: nel volo intercontinentale che lo ha riportato in Italia Mario Monti ha avuto tutto il tempo per godersi una consacrazione di dimensioni forse inaspettate sia per lui che per l’Unione europea.
Il presidente del Consiglio non può che essere soddisfatto delle celebrazioni che gli ha riservato Barack Obama, non può che essere fiducioso per l’accoglienza che gli è stata preparata a Wall Street.

Un travaso di responsabilità che hanno spinto il Professore ad alzare il tiro in vista della ripresa dell’attività governativa in Italia: «Torno più determinato che mai sul piano interno – ha dichiarato poco prima di imbarcarsi - tornerò già nelle prossime ore a proseguire l’azione sulle riforme economiche. In questi giorni – ha constatato Monti - ho trovato parole, in privato ed in pubblico, di apprezzamento che sono andate al di là delle aspettative, soprattutto da parte del presidente Obama. Da parte dei mercati invece – ha poi ammesso - ci vuole più tempo perché si parla con acquisti e investimenti, non con le parole».
Pronti via, nei prossimi giorni il primo banco di prova saranno le liberalizzazioni, con il decreto sommerso in Senato da oltre duemila emendamenti: «Non sono affatto preoccupato» assicura il premier prima di lasciare la sede della rappresentanza italiana presso le Nazioni Unite. Anche perché la validità delle scelte del governo, ribadisce Monti, esce rafforzata dal confronto con Washington e Wall Street: «Ho visto quali sono gli aspetti cui investitori e governi guardano per valutare le azioni e la politica economica. È stato di molto conforto, perché quegli aspetti su cui abbiamo molto battuto sono quelli considerati più rilevanti per la formazione dei giudizi da parte di investitori e governi». Ma se il giudizio di mercati e governi stranieri è fondamentale, tuttavia non sono certo loro a decidere le politiche italiane: «Quello che avviene in Italia è per totale determinazione degli italiani: governo, Parlamento e opinione pubblica» e il «forte apprezzamento per le riforme economiche e il nostro contributo a stabilità» è «un riconoscimento per tutti gli italiani che comprendono che le riforme porteranno a un futuro migliore per i nostri figli e per le future generazioni». Riconoscimento anche «al Parlamento e ai partiti» che «con grande senso di responsabilità» appoggiano le riforme dell’esecutivo. In più occasioni Monti ha assicurato che la comunità internazionale non deve temere il “ritorno della politica” quando si esaurirà l’esperienza dei tecnici: «L’ho voluto sottolineare a tutti gli interlocutori, che mi chiedevano cosa succederà da qui in avanti. Ho voluto dire a tutti che i partiti stanno appoggiando le riforme con senso di responsabilità verso il Paese e non si vede perché non dovrebbe essere così anche alla fine dell’esperienza di questo governo».
Durante la tavola rotonda di venerdì con l’editorial board del New York Times, Monti si è espresso anche sulla situazione di Atene affermando che il governo greco ha compiuto uno «sforzo ammirevole» per raggiungere un accordo sul piano anti-crisi con Ue e Fmi, nel tentativo di evitare il default.
«Non credo che i greci usciranno dall’euro» ha aggiunto Monti, convinto che anche nella remotissima eventualità di un simile scenario «ci sarebbe una risposta politica estremamente forte per evitare che tale fenomeno si estendesse oltre la Grecia». Il premier ha anche ribadito che l’Eurozona sopravvivrà, anche e soprattutto per via della Germania che ha un enorme interesse economico nell’unità di Eurolandia e patirebbe moltissimo se altri paesi membri guadagnassero «la libertà di svalutazioni competitive».

 

 

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