Non «esercizio di potere» ma «servizio» da rendere alla collettività. Nelle parole del presidente del Consiglio di Stato, Pasquale de Lise - ormai prossimo a lasciare il più alto incarico nell’ambito della giustizia amministrativa - c’è la sintesi di una lunga e brillante carriera nei ranghi della magistratura sia ordinaria che speciale. L’alto magistrato originario di Boscotrecase, ha tenuto un breve discorso in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del Consiglio di Stato nel palazzo Santacroce Aldobrandini.
De Lise ha voluto rimarcare due concetti menzionati da monsignor Benedetto Tuzia, vescovo ausiliare di Roma, durante l’omelia della solenne celebrazione da lui presieduta.
Oltre al concetto di giustizia come servizio, il presidente ha rimarcato anche quello della «giustizia come solidarietà legata alla carità». Concetto, questo, ben delineato nella Enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI che, a ragione, è uno dei capisaldi del Magistero e della Dottrina sociale della Chiesa.
Non è la prima volta che de Lise, autore di numerose pubblicazioni in materia di diritto pubblico e amministrativo, si sofferma sulla natura della giustizia e sui doveri che incombono sui magistrati. Lo aveva già fatto in occasione della Prolusione pronunciata per il 180° anniversario della istituzione del Consiglio di Stato con il celebre Editto di Racconigi, evidenziando «la crescente responsabilità del magistrato amministrativo su temi di grande attualità, spesso di rilievo politico». Questo stato di cose - ha rilevato - «ci rende più esposti ai giudizi ed alle critiche, e ci deve spingere a lavorare per rafforzare la fiducia ed il rispetto nei confronti della giustizia amministrativa, evitando atteggiamenti impropriamente protagonistici o personalistici».











