Cerca nel sito

Seguici su Facebook!

Sei qui: HomeLavoroRecupero del sommerso, la Dirstat fa le pulci all’Agenzia delle Entrate

Recupero del sommerso, la Dirstat fa le pulci all’Agenzia delle Entrate

Pubblicato in Lavoro
16 Febbraio 2017 di Carmine Alboretti Commenta per primo!
Vota questo articolo
(1 Vota)
L’Agenzia delle Entrate ha da poco reso noto che nell’anno 2016 il recupero del sommerso ammonta a ben 17 miliardi di euro. Di qui la soddisfazione del direttore generale Rossella Orlandi che ha fornito significativi dati di comparazione riferiti agli anni 2014 (14,2 mld) e 2015(14,9 mld) ed indicativi di un trend in crescita. Secondo la Dirstat, il sindacato dei dirigenti e dei funzionari direttivi, però, la gioia sarebbe fuori luogo. Lo spiega in una nota il vicesegretario generale, Pietro Paolo Boiano, da sempre molto critico nei confronti del vertice della struttura: “Il direttore dell’Agenzia fiscale - esordisce - non ha però avuto neppure il tempo di gioirne appieno”. Il motivo? “I 17 miliardi recuperati nel 2016 – afferma il sindacalista - ne comprendono quattro rivenienti dalla voluntary disclosury (praticamente una sanatoria!) con cui sono stati fatti rientrare dall’estero capitali illegali” e “resta comunque distante il tetto del sommerso stimato in oltre 108 miliardi, di cui ben 40 si stima riguardino l’iva, ritenuta la maggior fonte di evasione, e con effetto di trascinamento di altri tributi quali le imposte sostitutive sui redditi di capitale, le plusvalenze, la cedolare secca e le imposte di registro e bollo”. “La Orlandi - continua - rivendica legittimamente il proprio lavoro e quello dei dipendenti nonostante lo shock prodotto dalla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha azzerato parecchie centinaia di nomine dirigenziali ritenute non conformi alle norme che regolano l’accesso alla dirigenza pubblica”. A rendere la situazione ancora più complicata ci si è messa, a detta di Boiano, la Corte dei Conti: “Scrivono i giudici contabili che l’anno 2015 è stato fallimentare con un esito inferiore del 4% rispetto al precedente anno e addirittura inferiore di oltre il 16% rispetto al 2012. Vengono certificati per il 2015 incassi pari a 7,7 miliardi rivenienti da accertamenti compiuti negli anni precedenti ed è rilevata la presenza di fenomeni patologici, quali la flessione degli accertamenti, le imposte dichiarate ma non versate e gli accertamenti eseguiti in via automatica, con spiega che la flessione degli accertamenti tra le diverse tipologie di redditi avviene proprio nei confronti delle maggiori società, così determinando un aumento esponenziale delle imposte evase”. Ma è proprio questo il punto dolente: “La Corte dei Conti conclude dicendo che i risultati negativi sono da correlare alla notevole carenza di risorse umane, diminuite nell’ultimo quinquennio del 6,5% , e paralizzate dalle decisioni della Consulta”. È evidente, dunque, che esiste un disagio gestionale della macchina fiscale e occorre individuare chi ne è il principale responsabile. Il riferimento, nemmeno tanto velato, è alla politica ed alla gestione della pubblica amministrazione.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

La Discussione - registrazione Tribunale di Roma n. 3628 del 15/12/1953 - C.F. / n. 13130691002
Testata beneficiaria dei contributi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 e dal decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Contributo incassato per l’anno 2016: Euro 916.960,30