I militari italiani impegnati sulla petroliera “Enrica Lexie” avrebbero sparato senza colpire
L’indignazione della Marina militare italiana traspare dalle dichiarazioni del comandante delle forze da sbarco, Pasquale Guerra: «Le autorità indiane stanno raccontando il falso, basta raccogliere un proiettile di quelli che hanno raggiunto il peschereccio per spazzare via ogni dubbio, per scagionare i due marò, per darci ragione e per chiudere la vicenda. Sono certo che Latorre e Girone abbiano rispettato tutte le procedure previste dai regolamenti internazionali». Due uomini così capaci e preparati non possono certo emozionarsi per l’avvicinamento di un peschereccio con a bordo solo pescatori». La vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò del Battaglione “San Marco” in servizio antipirateria a bordo della Enrica Lexie, una petroliera battente bandiera italiana, accusati di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati, si è dunque pericolosamente ingarbugliata.
Il caso diplomatico è sempre più delicato: ci sono di mezzo il diritto internazionale, la sovranità italiana, la vita dei militari italiani, le relazioni diplomatiche, politiche e commerciali tra Italia e India. I vertici della Marina militare sono convinti che le autorità indiane vogliano speculare sull’accaduto: «I due fucilieri del Reggimento San Marco, uomini addestrati a pensare prima di agire – è scritto sul sito ufficiale del corpo - sono intervenuti esclusivamente secondo le procedure e nell`ambito delle misure che riguardano la lotta alla pirateria.
Hanno sparato colpi di avvertimento in aria e in acqua (warning shots) per salvaguardare il proprio territorio, rispondendo in pieno alle norme esistenti. Vale a dire, proteggere la sicurezza dei traffici marittimi da un’attività criminosa che mette a repentaglio le libertà economiche e personali dell’alto mare. L’azione degli uomini della Marina Militare, imbarcati sulla Enrica Lexie come Nucleo Militare di protezione, è avvenuta in acque internazionali nel rispetto delle risoluzioni Onu e si è sviluppata contro un'imbarcazione da definirsi «nave sospetta di pirateria».
Secondo la Marina i fucilieri del Reggimento San Marco sono intervenuti mercoledì, mentre la Enrica Lexie navigava al largo della costa Sudoccidentale della penisola Indiana e dopo aver avvistato un'imbarcazione con cinque persone armate in fase di avvicinamento. Nonostante le segnalazioni ottiche e la procedura di identificazione effettuata dai fucilieri, l’imbarcazione ha proseguito la sua rotta. A quel punto, gli uomini della Marina Militare hanno esploso tre serie di colpi in mare (20 in tutto) a scopo dissuasivo e senza mai colpire lo scafo della “nave sospetta di pirateria”. Dopo l’ultima serie, l’imbarcazione si è allontanata dalla nave italiana.
Lo stesso comandante Guerra si è detto anche convinto che i militari italiani abbiano sventato un attacco e che a qualche miglio il peschereccio sia stato colpito da qualcun altro.
Lo scontro diplomatico poggia, in sostanza, su due ricostruzioni discordanti: le autorità indiane ritengono che i due marò abbiano sparato in acque territoriali nazionali, su un peschereccio, il St Anthony, uccidendo due pescatori innocenti con 70 colpi; gli italiani sostengono che i due marò abbiano invece aperto il fuoco su un'imbarcazione simile a una di quelle utilizzata generalmente dai pirati in quei mari, in ossequio alle regole d'ingaggio e che tale imbarcazione avesse a bordo 5 persone armate.
Nelle ultime ore la tesi italiana ha trovato il sostegno del Dipartimento crimini commerciali della Camera di commercio internazionale secondo la quale il 15 febbraio scorso era stata effettivamente segnalata la presenza di pirati non lontani dalla Enrica Lexie, che hanno attaccato navi mercantili. Sulla questione aleggia anche lo spettro delle prossime elezioni in India. Sonia Gandhi presidente dell’Assemblea nazionale, di origini italiane, non può permettersi di essere indulgente proprio con Roma. Un eventuale atteggiamento di sudditanza del governo in uno scontro diplomatico con una nazione occidentale offrirebbe nuovi argomenti ai partiti nazionalisti d’opposizione.
Nel frattempo si sta muovendo anche la diplomazia vaticana. Il cardinale indiano George Alencherry, appena nominato dal Papa, si sta adoperando attraverso i ministri cattolici nel governo del Kerala, per chiarire il caso. Il porporato nei giorni scorsi, e fino a ieri, era a Roma per prendere parte al concistoro nel quale è stato nominato cardinale dal Pontefice. Alencherry, arcivescovo maggiore della Chiesa Syro-malabarese in Kerala, con sede a Cochin, si è attivato quindi per mediare e cercare una soluzione pacifica alla delicata situazione. Il porporato ha confermato di aver «contattato i ministri cattolici che ci sono nel governo del Kerala», annunciando il suo costante interessamento finché il caso non sarà «pacificamente chiarito e risolto», allontanando i rischi, pur concreti, di strumentalizzazioni politiche.
Il cardinale, che è arcivescovo di Ernakulam-Angamaly, ha detto: «Ho appreso la vicenda dei pescatori cattolici uccisi: è molto triste. Ho subito contattato i ministri cattolici chiedendo al governo del Kerala di non agire con precipitazione. Nell'episodio, certo, vi sono stati degli errori, dato che i pescatori sono stati scambiati per pirati. Ma il punto è un altro: sembra che il partito di opposizione voglia sfruttare la situazione e strumentalizzare il caso per motivi elettoralistici, parlando delle potenze occidentali o della volontà di dominio americano».
Ieri mattina una delegazione di Futuro e Libertà, capeggiata da Italo Bocchino, dopo aver manifestato sotto l’ambasciata indiana, è stata ricevuta dall'ambasciatore indiano Saha. «L'ambasciatore - spiegato al termine il vice presidente di Fli - ci ha garantito che tutte le procedure si espleteranno nell'ambito della legalità. Da parte nostra abbiamo ribadito che si tratta di militari italiani e che si trovavano in acque internazionali. Abbiamo chiesto, inoltre che venga fatta chiarezza quanto prima sulla vicenda ed espresso la fiducia che la situazione si risolva». Della delegazione facevano parte anche il coordinatore Roberto Menia e la responsabile Esteri Barbara Contini.











