Innescare meccanismi virtuosi, attivando una serie di iniziative in grado di intercettare le risorse che l’Unione Europea mette a disposizione del nostro Paese, è un dovere di tutti. Il programma 2007-2013 del Fse (Fondo sociale europeo) prevede un budget complessivo per l’Italia di 15.321 milioni di euro, inferiore solo alla Germania, eppure alla fine del 2011 ben il 70,8% di fondi non è stato ancora richiesto. I dati ci impongono un’attenta riflessione.
Innanzitutto occorre maggiore attenzione nei confronti della dimensione dell’accesso ai finanziamenti comunitari: quello relativo all’Europrogettazione potrebbe essere uno sbocco professionale concreto, in quanto mancano nel nostro Paese figure di tale tipo, in grado di coordinare le attività dei soggetti interessati ai finanziamenti.
Le difficoltà maggiori dell’Italia sono culturali e organizzative: l’Europa vuole favorire le interconnessioni tra parti diverse della nostra società, attraverso progetti innovativi, in grado di aprire nuove strade. Nel nostro Paese mancano, spesso, la sensibilità europea, la concertazione e la capacità di federarsi insieme per presentare progetti comuni. L’Europa oltre ad essere un grande progetto storico, offre strumenti concreti per cambiare la vita delle persone. Purtroppo l’ignoranza di molti piccoli e medi imprenditori sul tema dei fondi europei a loro disposizione è dovuta spesso alle associazioni di categoria che poco fanno per la formazione. Tra il 2000-2006 l’Italia ha però registrato la spesa maggiore, pari a circa 2 miliardi di euro, del FSE, dedicato alla promozione dell'occupazione nell'Unione Europea e che contribuisce a finanziare gli interventi sostenuti da fondi pubblici privati e nazionali. È una buona notizia solo in parte, perché sembra che il nostro Paese abbia speso questi soldi per creare un collegamento tra il sistema scolastico e quello delle istituzioni dell’istruzione terziaria, il sistema di formazione e le aziende, mentre la Finlandia da destinato la percentuale più elevata dei finanziamenti del FSE, pari a oltre il 40%, alla ricerca e alla innovazione.
*europarlamentare











