Stretta sui conti l’Unione europea cerca l’intesa
Al via a Bruxelles il primo vertice Ue dell’anno che, nelle intenzioni dei leader, dovrebbe archiviare la fase della crisi del debito sovrano e aprire quella per il rilancio della crescita e dell’occupazione, soprattutto giovanile.
Sotto la presidenza della Danimarca, i capi di Stato e di governo dei 27 si sono visti per una riunione informale. Dopo due anni di misure per il rigore con l’obiettivo di arginare la crisi del debito sovrano, «è il momento di focalizzare l’attenzione sulla crescita e la creazione di posti di lavoro», hanno spiegato fonti europee, sottolineando l’importanza, a questo scopo, di potenziare il mercato interno e di rafforzare il sostegno alle piccole e medie imprese.
Il vertice di ieri, il secondo per il presidente del Consiglio Mario Monti, per dirla con il “Financial Times” segna «il ritorno dell’Italia» in Europa. Se al summit di dicembre il premier era ancora sotto stretta osservazione da parte dei colleghi europei, adesso, dopo la manovra, il decreto sulle liberalizzazioni ed il calo degli spread, incassa il «grandissimo apprezzamento» di Bruxelles per le misure decise nelle settimane scorse.
L’Italia ha chiesto che «non ci si limiti a dichiarazioni di principio, ma che siano dette cose molto concrete su quello che si può fare per sviluppare il mercato interno, l’occupazione e le piccole e medie imprese. E che siano precisate delle date entro le quali la Commissione dovrà presentare le sue proposte, portare avanti le azioni o finalizzare le azioni già lanciate» aveva preannunciato nei giorni scorsi a Bruxelles il ministro per le Politiche comunitarie, Enzo Moavero. L’inizio dei lavori in una città paralizzata dallo sciopero generale in Belgio è stato preceduto da un presummit tra il presidente del Consiglio Mario Monti, la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il vertice dovrebbe dare il via libera al “Fiscal compact” che, su richiesta della Germania, prevede un’ulteriore stretta sui vincoli di bilancio. Sul tavolo, poi, c’erano anche due nodi per i capi di Stato e di governo dei 26 (tutti i Paesi, tranne la Gran Bretagna, che si è chiamata fuori dal Patto di bilancio): il riferimento al debito nell’articolo 7 sull’automaticità delle sanzioni chiesto dai Paesi “rigoristi” e su cui è si era detta contraria l’Italia, sostenuta dalla Francia e dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. E infine la partecipazione dei Paesi fuori dall’area euro ai vertici dell’eurozona, su cui insiste la Polonia. In mattinata il premier polacco Donald Tusk aveva ribadito che Varsavia non avrebbe dato il suo ok al “Fiscal compact”, se il suo Paese non potrà partecipare al processo decisionale, presenziando ai vertici. Nei giorni scorsi, nella lettera di invito ai leader Ue, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy li ha esortati a «concentrarsi su azioni immediate da intraprendere nelle aree specifiche della disoccupazione giovanile, del mercato interno e delle piccole e medie imprese».
Il “Fiscal compact” è il nuovo Trattato europeo, fortemente voluto da Angela Merkel, che impone regole di bilancio molto più rigide per i paesi membri (chi non le rispetta verrà sanzionato) e pone le basi per una politica economica comune. La base di partenza è il cosiddetto “Six Pack”, ossia la riforma del Patto di stabilità europeo entrata in vigore a inizio dicembre. Per quanto riguarda la creazione del fondo Esm (acronimo di European Stability Mechanism), dovrebbe diventare il nuovo fondo salvastati europeo, di carattere permanente, che andrà a sostituire il vecchio Efsf (European Financial Stability Facility). Dagli addetti ai lavori è soprannominato anche firewall, cioè una protezione contro le speculazioni del mercato finanziario sui debiti sovrani. La dotazione del nuovo fondo è fissata a 500 miliardi di euro: per diversi paesi, tra cui l’Italia, questa non è una cifra sufficiente, ma la Germania sinora si è sempre opposta ad aumentare la capacità del fondo.
«Non è accettabile che un giovane europeo su 4 non abbia lavoro» aveva denunciato ieri il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Durao Barroso, che al summit avrebbe proposto «la creazione di squadre d’azione incaricate di preparare piani dettagliati per far fronte al problema dell’occupazione giovanile». E ai capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti a Bruxelles, il presidente dell’esecutivo ha confermato l’intenzione di riprogrammare gli 82 miliardi di fondi Ue già previsti per il periodo 2007-2013 e non ancora utilizzati per iniziative a sostegno della crescita e dell’occupazione, soprattutto giovanile. Fra questi, circa 8 miliardi dovrebbero andare all’Italia. Infine, anche se non ufficialmente in agenda, i leader avrebbero dovuto parlare di Grecia - un incontro a margine del vertice era previsto tra il commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn ed il premier greco Lucas Papademos - mentre sono proseguiti i negoziati con i creditori privati sulla ristrutturazione del debito e le richieste della Germania di “commissariare”le politiche fiscali e di bilancio di Atene.











