Nel pieno della crisi dell’eurozona arrivano parole di un ottimismo ai limiti del credibile. Gli apprezzamenti del cancelliere tedesco Angela Merkel nei riguardi dell’operato del premier Mario Monti sono lenitive in una fase critica per i debiti sovrani dell’area euro. Rimane però una grande incognita: la Ue riuscirà a intervenire in modo efficace ed efficiente? Al prossimo vertice, fissato per il 23, si troverà la quadra tra ciò che giova all’Unione e i diktat tedeschi? Fino ad allora mercati e governi resteranno con il fiato sospeso.
In questa cornice, tutt’altro che rassicurante, anche l’Italia dovrà - come non ha mancato di evidenziare la Merkel - svolgere ulteriori “compiti a casa” in materia di conti pubblici e, soprattutto, di crescita.
«L’Italia ha fatto cose straordinarie», ha detto il cancelliere durante la conferenza stampa seguita all’incontro bilaterale, che presenta qualche novità per quanto riguarda la exit strategy dall’eurocrisi. Ma andiamo per ordine, la Merkel si è detta «impressionata dalla velocità con la quale sono partite le riforme» in Italia, misure che «rafforzeranno il Paese».«Noi abbiamo seguito con grande rispetto l’attuazione. Credo che il lavoro del governo italiano in questo modo viene onorato».Dal canto suo, Monti incassa gli elogi ma chiarisce che il nostro Paese non è la “pecora nera”: «Ognuno deve fare i compiti a casa». L’Italia alla Germania e alla Ue non chiede «ricompense» per quanto realizzato ma «il riconoscimento che l’Italia non è più un rischio per la stabilità dell’Europa». Il premier ricorda la «maturità» degli italiani «nell’accettare i sacrifici» e il Paese «merita non ricompense da parte dell’Europa perché queste misure sono state adottate nell’interesse dell’Italia, ma un riconoscimento da parte dell’Europa che non deve più temere l’Italia come possibile fonte di infezione per la zona euro, ma può contare su un’Italia pronta a fare appieno la sua parte nella conduzione della Ue verso la stabilità». «Quello che ci aspettiamo dall’Europa, ma l’Europa non è una cosa diversa dall’Italia - spiega Monti appellandosi a Ue e mercati - è la messa in opera di quei meccanismi o il miglioramento di quei meccanismi che facilitino una trasformazione di buone politiche in tassi di interesse più ragionevoli». A tal proposito il presidente del Consiglio ha ribadito che gli attuali tassi di interesse sul debito italiano «non sono più giustificati» dal momento che ora «i mercati hanno detto di apprezzare quello che l’Italia sta facendo».
Sul fronte dell’eurocrisi, dall’incontro di ieri emerge l’apertura tedesca sul nodo del fondo salva Stati. «La Germania è disponibile, se lo faranno anche gli altri Paesi, ad aumentare le risorse a disposizione del fondo», assicura la Merkel, aggiungendo che «ognuno deve fare la sua parte. Siamo una entità unica nel mercato internazionale». Ancora, dal cancelliere arriva un’apertura anche sul tema della crescita, in sintonia con Monti, il quale da tempo sottolinea che politiche di rigore, disciplina di bilancio non possono essere la sola risposta dell’Europa. Il Vecchio continente deve concentrare gli sforzi per favorire la crescita. E la Merkel annuncia che già al prossimo consiglio europeo «accanto al tema del bilancio dobbiamo confrontarci su come rafforzare la crescita e l’occupazione». «Non vogliamo una crescita effimera fondata su provvedimenti occasionali, che poi dà come in passato disavanzi inflazioni e patologie varie. Ma una crescita che derivi da una struttura economica sana», aggiunge il premier, che poi ha raccontato al cancelliere le strategie della cosiddetta fase due del governo. «La prossima settimana dovremmo arrivare ad un provvedimento molto ampio per le liberalizzazioni, precisa, aggiungendo di aver «illustrato alla Merkel i risultati avanzati della fase due». Il cancelliere inoltre ha affrontato la questione Tobin tax, dicendosi personalmente favorevole all’introduzione di una tassazione sulle transazioni finanziarie, anche nella sola Ue. Ma, ha precisato, non ha il consenso del suo governo: i liberali infatti sono contrari a una tassa per i 17 Paesi dell’euro. Per uscire dalla crisi il cammino resta lungo e pieno di ostacoli. Una cosa è certa, Berlino resterà esigente circa le misure “lacrime e sangue” da varare per far quadrare i bilanci pubblici. In merito la Merkel è stata più che chiara: «Credo che in politica non vi sia mai “un’ultima riforma”, perché in politica ci sono sempre cambiamenti e questo vale per tutti, Italia come Germania e tutti gli altri».
Vedremo Berlino quanti sforzi vorrà compiere in concreto, per il bene dei Paesi membri e non solo per gli interessi nazionali. Intanto le Borse non hanno reagito all’iniezione di ottimismo italo-tedesca, restando in territorio negativo.











