Gli Usa lanciano la nuova strategia di difesa: tagli per 450 miliardi
La crisi economica mondiale è riuscita a colpire anche l’esercito più potente della storia. Gli Stati Uniti sono pronti a ridurre i propri militari. È un evento di portata storica, i cui effetti saranno comprensibili soltanto nel lungo periodo.
Il presidente Barack Obama ha illustrato le future strategie per il Pentagono imposte dai pesanti tagli di bilancio a tutti i settori di spesa perché «dopo un decennio di guerre è ora di voltare pagina». Si parla di un ridimensionamento di fondi per almeno 450 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, ma il presidente (che è anche il capo supremo delle forze armate, il commander in chief) ha assicurato che: «gli Stati Uniti hanno le forze armate meglio attrezzate ed equipaggiate della storia, e io le manterrò così». Per l’inqulino della Casa Bianca, i tagli previsti non incideranno sull’efficienza dell’apparato del Pentagono.
«Dimensioni e strutture delle nostre forze armate devono essere guidate dalla strategia, non il contrario», ha spiegato Obama, precisando che la dottrina presentata è «un insieme di priorità strategiche intelligenti». Infatti «le riduzioni di bilancio non andranno a spese delle capacità cruciali». La priorità degli americani e evitare che la dieta dimagrante imposta alla macchina da guerra indebolisca la loro immagine e la propria forza di deterrenza. Obama ha assicurato che gli Stati Uniti continueranno a contribuire alla Nato che si è dimostrata importante nell'intervento in Libia e che le riduzioni saranno fatte «in modo responsabile».
Il prossimo novembre, l’America dovrà scegliere il nuovo presidente e Obama deve mandare due messaggi all’elettorato: da un lato ridurre l’abnorme debito pubblico, dall’altro Obama deve dimostrare che gli americani saranno sempre in grado di dare la caccia ai propri nemici. «Possiamo mantenere il nostro Paese sicuro con un bilancio che comunque rimarrà maggiore di quelli di tutti gli altri paesi insieme».
Le forze armate saranno più snelle e agili con un esercito di terra più piccolo. Senza entrare nei dettagli la cui spiegazione ha lasciato ai vertici del Pentagono, Obama ha parlato dei successi militari della sua amministrazione, spiegato la necessità di tagliare i costi, precisando che comunque anche con i tagli, «il bilancio della difesa sarà più grande di quando era verso la fine dell’amministrazione Bush» e che sarà «più grande di quelli combinati delle dieci nazioni che spendono di più in difesa dopo gli Usa. Una cosa è certa: gli impegni sul terreno nelle vaste campagne contro insorti e terroristi verranno tagliati. «Guardando oltre le guerre in Iraq e Afghanistan, abbandoneremo i progetti a lungo termine di “nation-building” con la presenza di vasti contingenti militari, perché saremo in grado di garantire la nostra sicurezza con truppe di terra di dimensioni più ridotte». Le riduzioni toccheranno la struttura logistico-militare necessaria per operazioni di terra di lungo periodo, com’è avvenuto in più occasioni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, inclusi Iraq e Afghanistan. Secondo gli analisti non dovrebberero esserci licenziamenti e tagli particolari alle commesse visto che gli Usa si stanno faticosamente tentando di tirarsi fuori dalla crisi.
Impegnati nella guerra al terrorismo adesso gli americani si vogliono concentrare sulli scenari diventati prioritari. È la priorità oggi si sta spostando verso l’Estremo oriente. «Rafforzeremo la presenza nell’Asia-Pacifico», ha detto Obama. Lo aveva già spiegato Hillary Clinton con un articolo su Foreign Policy (la “bibbia” delle relazioni internazionali): «Rimaniamo fieri del nostro rapporto con l’Europa» ma è tempo di «reindirizzare investimenti diplomatici, economici, strategici e non solo verso il Pacifico». Gli americani sono pronti ad entrare nel “secolo asiatico” per contenere la Cina, superpotenza emergente pronta a proiettare la propria influenza su scala globale. Ma non è solo il gigante cinese a spingere gli Usa a presidiare l’Oriente. Nell’ area Asia-Pacifico si concentrano i paesi economicamente più dinamici del globo. Rinsaldare i rapporti commerciali (e politici) con queste nazioni è ossigeno puro per l’economia globale sempre più insidiata dalla recessione.
L’America adotta una nuova strategia per le spese militari, ma continua ad avere l’obiettivo della supremazia globale. E le forze armate servono proprio a garantire i propri interessi vitali. Quindi Washington concentrerà la proprie forze armate dove ce ne è più bisogno, in Oriente. Con questo passaggio epocale gli equlibri mondiali si stanno spostando sempre più lontano dalla vecchia e indebitata Europa.











