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Natale di sangue strage in Nigeria uccisi 40 cristiani

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Una serie di attacchi coordinati nelle chiese locali rivendicati dai talebani. Il Papa: fermare i violenti

Il jihad colpisce nel giorno del Natale cristiano, con una raffica di bombe nelle chiese della Nigeria. Una strage da almeno 40 vittime, rivendicata dal gruppo Boko Haram, l’anima sanguinaria delle sette talebane incistate nel nel nord-est del paese. Una scia di morte iniziata fin dallo scorso giovedì, culminata nell’attacco finale contro i santuari. «Fermare la mano dei violenti» è l’appello di Benedetto XVI all’Angelus di Santo Stefano. La sarabanda di esplosioni inizia nella chiesa di Santa Teresa, nel popoloso quartiere di Madalla alla periferia di Abuja, la capitale della repubblica federale nigeriana, divisa come una mela tra cristiani e musulmani.

La seconda deflagrazione, ancora in un altro tempio cristiano a Jos, nella Nigeria centrale. Il terzo attacco contro un'altra chiesa cristiana, nella città di Gadaka nello stato settentrionale di Yobe. Ma gli attentati non si sono fermati. Altri cadaveri, tre poliziotti e un kamikaze, nel nord-est del Paese, a Damaturi, dove un’autobomba è stata lanciata contro un mezzo con a bordo gli uomini in divisa. Se le prime stime sono prudenti e parlano di non meno di 40 vittime e decine di feriti, altri conti ufficiosi si spingono fino a 110 persone uccise dalla furia talebana. «Ho appreso con profonda tristezza la notizia degli attentati che, anche quest'anno nel Giorno della Nascita di Gesù, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese della Nigeria - dice Papa Ratzinger durante l'Angelus -.
Desidero manifestare la mia sincera e affettuosa vicinanza alla comunità cristiana e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo assurdo gesto e invito a pregare il Signore per le numerose vittime. Faccio appello affinché con il concorso delle varie componenti sociali, si ritrovino sicurezza e serenità». Il Pontefice ha ribadito l’appello affinché «si fermino le mani dei violenti».
Perché «la violenza - ammonisce- è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte». «Come nell' antichità - aggiunge Benedetto XVI - anche oggi la sincera adesione al Vangelo può richiedere il sacrificio della vita e molti cristiani in varie parti del mondo sono esposti a persecuzione e talvolta al martirio». Ma «chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato», spiega citando il Vangelo di Matteo. E l’ennesimo tributo di sangue dei cristiani fa dire all'arcivescovo di Abuja, John Olorunfemi Onayekan, che «abbiamo fatto tanto per incoraggiare e promuovere una vita di armonia e di rispetto vicendevole con la comunità musulmana. Dobbiamo cercare, comunque, di continuare a sperare che, malgrado episodi come questi, vale la pena di proseguire sulla via del dialogo e della riconciliazione».
Il presule però chiede al governo di «individuare ed eliminare i covi di questi gruppi terroristici». Unanime la condanna della comunità internazionale. Il presidente americano Barack Obama offre collaborazione «per assicurare alla giustizia gli autori dei crimini». Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si scaglia contro «gli atti di violenza settaria» ed esprime proprie condoglianze «alla Nigeria e alle famiglie delle vittime». Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi parla di «episodi orrendi, un attacco ai principi universali di civilità». In Nigeria il terrore era cominciato giovedì scorso, quando si sono registrate una serie di esplosioni nel nord-est e scontri con le forze dell'ordine con decine di vittime.
La nuova ondata di violenza nasce dall'offensiva dei militanti di Boko Haram, che ha il dichiarato obiettivo di instaurare lo stato islamico nel più popoloso paese africano, con una rigida applicazione della sharia. Lanciato nel gennaio 2004, il gruppo estremista si ispira ai talebani afghani e ha legami con il ramo maghrebino di al Qaida (Aqmi).

 

 

 
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