I lettori che hanno avuto ieri fra le mani una copia del nostro giornale avranno certamente colto alcune innovazioni, fra le quali, più evidenti, la riduzione della foliazione da 16 a 12 pagine e l’eliminazione delle cronache del territorio.
Entrambe queste novità sono parte di un disegno di potenziamento e non di ridimensionamento del giornale. La Discussione si riappropria di un orizzonte nazionale di riferimento, con la diffusione del quotidiano nelle zone che ne erano escluse, a cominciare da quelle del Nord.
Un orizzonte, ne consegue, che deve far assumere al giornale una sempre più accentuata caratterizzazione sul piano della qualità, dell’approfondimento dei fatti, della raccolta di opinioni autorevoli, sapendo che, più che inseguire la cronaca, occorre invece cogliere, interpretare, e offrire uno strumento ai fermenti di novità che si colgono nella società italiana, a cominciare da quelli, così vivi e fecondi, nel mondo cattolico.
Nella crisi economica che rischia di compromettere il futuro nostro e di altri Paesi, la nostra scelta di campo è per coloro che ne sono chiamati a pagare il prezzo più amaro e lo facciamo in ragione di quell’opzione per chi è nelle ristrettezze e nella sofferenza, che dovrebbe essere propria di ogni cristiano.
Il nostro disegno di sviluppo del giornale impatta con una crisi durissima per l’editoria, che già registra chiusure, ridimensionamenti, licenziamenti.
La Discussione, anche per merito di chi la edita, non si allinea all’andazzo demolitore di questi giorni: se altri chiudono o si rifugiano nel telematico, noi rilanciamo, scommettendo nel futuro che si prepara per quanti avvertono la suggestione dell’eredità morale, dei valori, della consapevolezza civile che furono propri del nostro fondatore, Alcide De Gasperi.











