Sarà forse un’efficace provocazione - come sostiene Casini - quella del presidente Monti che ha invitato i giovani ad abbandonare il miraggio del posto fisso, perché tale è da tempo, ma è certo che gli interessati, e i loro genitori, non l’hanno presa proprio bene.
E, meno che mai, l’hanno presa bene i due milioni e mezzo di disoccupati e i quattro milioni fra i cassintegrati e precari.
C’è da aggiungere che i giovani, specialmente, hanno già da tempo compreso che il tempo del posto fisso e delle garanzie immutabili è tramontato, ma, allo stesso tempo si dibattono in un sistema bloccato, nel quale la disponibilità del lavoro come tale - e non del posto fisso in una immutabile realtà produttiva - è, di fatto, come abbiamo detto, un miraggio, e dove banche e società, come ha giustamente rilevato l’ex ministro Meloni, continuano a considerare dei paria chiunque non disponga di un posto a tempo indeterminato. Sono le banche, in particolare, in ritardo culturale e comportamentale rispetto al modello aperto di società che Monti prefigura. Senza posto fisso, i giovani non possono aspirare ad avere credito nemmeno per l’acquisto di una lavatrice, meno che mai per comprare un’auto, acquistare una casa, programmare un matrimonio e creare nuova vita.
Questa è la realtà, che può sfuggire a chi non frequenta la gente e la vita di tutti giorni. Una realtà che richiede - e se questa è la provocazione, ben venga - un intervento deciso sulla più chiusa struttura del nostro Paese, quella delle banche, che debbono decidersi, o essere costrette, a mettere in circuito gli oltre 130 miliardi di euro ricevuti dalla Bce al tasso dell’1 per cento per finanziare le imprese, accrescere l’occupazione e dare così fiducia ai giovani.











