la Discussione

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Editoriali Un partito per il bene comune

Un partito per il bene comune

E-mail Stampa PDF

Un partito di cattolici impegnati sul terreno della politica con il comune obiettivo di dar vita ad un modello di società che ponga la persona e il rispetto della sua dignità al centro della vita pubblica. È questo il messaggio forte partito da Pescara. Un passaggio indispensabile nell’attuale crisi che sta attraversando il Paese, ormai allo stremo a causa di un’economia snaturata dalle speculazioni finanziarie, di un mercato senza regole. Crisi figlia di una concezione dell’economia non più a dimensione d’uomo, legata alla produzione, al lavoro, ma asservita alla mera logica del profitto, fine a sé stesso, anche a danno del sistema-Paese, delle imprese, delle famiglie.

C’è pertanto bisogno di un’assunzione di responsabilità condivisa da parte dei credenti che non possono continuare ad accettare di essere relegati ai margini degli attuali schieramenti, a loro volta appiattiti sulle posizioni tecnocratiche di un governo che di certo non è espressione della volontà popolare. Occorre quindi ripartire dalla società civile e dal fondamentale contributo che il mondo del sindacato, dell’associazionismo e del volontariato cattolico fornisce giorno per giorno. È a questo universo ricco di risorse e di tensione ideale che noi intendiamo guardare per avviare quel processo di «rigenerazione» della politica alla quale ha opportunamente fatto riferimento il capo dello Stato in occasione del messaggio di fine anno. Il rinnovamento di cui si avverte sempre di più l’esigenza presuppone la riscoperta del valore della costruzione del “bene comune”. E chi meglio dei cattolici può farlo? La bussola da seguire per non perdere la rotta è quella della Dottrina sociale, unico antidoto efficace a un male che colpisce la società tutta, oltre che l’economia reale. Perché come ha ricordato Benedetto XVI la crisi dell’eurozona è innanzitutto una crisi etica dell’Europa. Senza principi di equità e di sussidiarietà alla base dell’azione politica e della governance economica, le famiglie, i piccoli imprenditori, i pensionati, i giovani resteranno le vittime sacrificali in nome dello spread, della Borsa e della “pagella” delle agenzie di rating. Invece, i primi conti da far quadrare non sono quelli pubblici, ma quelli della coscienza civile. La gestione della cosa pubblica deve collimare con la difesa del bene comune. Ora più che mai, serve quindi una dimensione etica dell’impegno politico.

 

 
Leggi gli editoriali cliccando QUI e QUI e aderisci alla campagna "Adesso decido io"