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L’ora della responsabilità

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“Vada a bordo, comandante”. L’intimazione, esasperata e drammatica, del capitano di fregata Gregorio De Falco al pavido e confuso comandante della nave “Concordia”, che i media americani hanno tradotto nell’icastico “Get on board. Damn it” diventa paradigma e metafora per una vicenda ancora più grande.
Quella di una nave ideale, dove siamo tutti imbarcati, quella dell’Italia, che cerca di tenere la rotta fra i marosi di una tempesta finanziaria della quale non si scorge la fine, senza che sia ancora individuato l’orizzonte di una navigazione più serena.


Il “vada a bordo” senza cedere all’ignavia o all’interesse personale, di corporazione o di fazione, vale per tutta la nostra classe dirigente, non solo quella dei politici, e comporta la necessità di non alimentare confusioni e risse a bordo della nostra nave ideale, che la renderebbero ancora più fragile ed esposta ai rischi di un naufragio. E comporta anche di avere allo stesso tempo chiarezza sulla rotta da percorrere, dignità nelle funzioni proprie di ognuno e orgoglio della nostra comune bandiera.
Ed è scontato che l’equipaggio, cioè il complesso della nostra società, sarà sempre più consapevole e coeso, disposto a generosità e sacrifici, nella misura in cui la classe dirigente darà prova di compostezza, di dignità del proprio ruolo, di competenza e di onestà.
C’è un orizzonte ideale, che viene dalle radici cristiane del nostro popolo, ed è quello del bene comune.
Un bene da tutelare e da garantire, non compromettendo le ragioni dello Stato sociale e quindi della solidarietà, e non lasciando al proprio destino, com’è purtroppo avvenuto sulla “Concordia”, i più deboli ed esposti della nostra società.
Un bene, ancora, che deve coniugarsi con un recupero di orgoglio nazionale, tanto più necessario quando i nostri primi interlocutori, i più potenti dell’Europa, continuano a mostrarsi disattenti, ciechi, ed egoisti.

 

 

 
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