La sentenza della Consulta che ha dichiarato inammissibili i referendum per cambiare la legge elettorale e il no della Camera alla richiesta di arresto per il deputato Cosentino costituiscono, pur nella loro siderale diversità, fattori che concorrono a rendere più stabile il difficile equilibrio politico che garantisce al governo di operare.
A questi due fatti, si possono aggiungere i primi segnali positivi di una diversa considerazione dei mercati verso il nostro sistema Paese: segnali che si aggiungono al bilancio positivo dei colloqui fra Monti, la cancelliera Merkel e il presidente Sarkozy.
È una lettura, questa, che può però essere contraddetta anche nel breve periodo se la politica non saprà riappropriarsi di credibilità e di ruolo procedendo, senza l’incalzare delle scadenze referendarie, ma in tempi ragionevoli, alla stesura e all’adozione di una nuova legge elettorale che, qualunque sia il sistema, maggioritario o proporzionale, consenta ai cittadini di poter scegliere i propri eletti.
Sarebbe un errore imperdonabile se i partiti sciupassero questa occasione di riscatto o si bloccassero all’infinito sulla valutazione dell’opportunità del sistema da adottare.
La stessa questione Cosentino, oltre alla sua dimensione propria, può e deve costituire occasione per un impegno più ampio, quello di dragare un fondo limaccioso del nostro sistema di potere, dove sempre più traspare come, all’ombra di una politica distratta o connivente, si sia estesa una metastasi ambigua che coinvolge, almeno sul piano del costume, pezzi di quell’alta amministrazione che dovrebbe costituire il fortino della salvaguardia dell’interesse pubblico.
Il recupero dell’etica vale quindi sì per la politica, ma vale anche – bisogna dirlo – per l’intero nostro costume civile. Un recupero dell’etica che consenta anche di affrontare, guardando al bene comune, i nuovi difficili passaggi per affrontare la crisi economica, rilanciare lo sviluppo, procedere a un quadro di privatizzazioni che diano sì respiro ad una sana competitività ma non colpiscano il tesoro di asset strategici per il futuro del Paese.











