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Agroalimentare, ecco perché l’Italia non frutta le proprie potenzialità In evidenza

Pubblicato in Economia
01 Febbraio 2016 di Marzio Di Mezza Commenta per primo!
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L'agricoltura e l’agroalimentare possono dare molto di più all'economia del nostro Paese. Ne è convinto Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza Cooperative, settore agroalimentare, per il quale, però è necessario “riuscire a trasferire cosa è realmente l’agricoltura oggi”.

Facciamo un passo indietro. Qual è lo stato di salute dell’agroalimentare?

“I dati 2015 del settore agroalimentare sono positivi, soprattutto per quello che riguarda l’export. Il valore delle esportazioni del sistema cooperative dell'agroalimentare, secondo le prime stime, dovrebbe chiudere nel 2015 con circa 6,5 miliardi di euro. Il nostro Paese ha una forte propensione all’export e questo perché nel mondo, il made in Italy piace e viene richiesto”.

Expo ha dato realmente una mano?

“Certamente Expo ha influito positivamente nel determinare questa crescita. Un bilancio positivo ma con dei margini di miglioramento. La frammentazione, la mancanza di marginalità tra costi e ricavi e la scarsa presenza di aziende strutturate non ci permette però di cogliere appieno queste opportunità. I dati dell’Osservatorio della cooperazione agricola 2015 fotografano bene questa situazione. La cooperazione agroalimentare nel corso degli ultimi anni ha ampliato le sue vendite sui mercati internazionali raggiungendo un valore di 6mld di euro, pari al 18% del valore complessivo dell’export agroalimentare italiano. Sebbene stia progressivamente recuperando terreno, la sua propensione all’export resta ancora lievemente al di sotto di quella media del settore agroalimentare: le vendite estere della cooperazione nel 2013 incidono per il 17% su fatturato totale, contro il 21% dell’alimentare”.

Ci sono settori più forti o che hanno una risposta migliore sui mercati esteri?

“Sono in particolare alcuni settori a contribuire in maniera più rilevante come vino e ortofrutta, rispettivamente 33% e 23%, cui si affianca il lattiero-caseario, con l'11%. La penetrazione dei mercati internazionali è prerogativa delle imprese più strutturate: ben il 78% delle cooperative con fatturato superiore a 40mln di euro presidia i mercati esteri realizzando in media il 18% delle proprie vendite all’estero, mentre le aziende di piccole dimensioni scontano le maggiori difficoltà nell’aggredire i mercati internazionali. Solo un terzo delle cooperative con fatturato tra 2 e 7 milioni di euro è attivo all’estero e per esse l’export intercetta mediamente il 5% del valore delle vendite complessive. I mercati internazionali costituiscono quindi il futuro sempre più prossimo per le nostre organizzazioni, ma dobbiamo stimolare l’aggregazione proprio per aumentare le opportunità di posizionamento dei prodotti agroalimentari italiani”.

Perché non promuovere un evento mondiale sull’agricoltura?

“Prima di promuovere a livello internazionale l’agricoltura abbiamo bisogno di farlo nel nostro Paese. Sappiamo che l’agroalimentare ha uno spazio importante nell’agenda di governo, ma il settore non riesce ancora ad esprimersi per tutto il suo potenziale presso l’opinione pubblica e i consumatori. C’è ancora chi descrive un’agricoltura contadina, un’agricoltura fiabesca. Non riusciamo ancora a far passare il concetto che oggi l’agricoltura è impresa, è opportunità di occupazione, è tutela del territorio, è economia reale, è cibo e possiamo continuare all’infinito. Quindi il prodotto agroalimentare è il risultato di un’attività multifunzionale che ci permette di mettere a tavola il cibo che mangiamo. Dobbiamo riuscire a trasferire cosa è realmente l’agricoltura oggi. Solo così riusciremo a dare più valore ai nostri prodotti. Quindi prima di pensare a momenti di promozione, valutiamo qual è il messaggio che vogliamo far arrivare”.

 

 

 

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