Per aiutare le imprese europee e i lavoratori a far fronte alla crisi, è necessario rafforzare la loro capacità di adattamento ad un ambiente in rapido cambiamento economico. Questo quanto emerge dal documento di lavoro preparato dai servizi della Commissione “La ristrutturazione in Europa 2011” che accompagna il libro Verde “Le ristrutturazioni e l’anticipazione del cambiamento: quali lezioni tirare dalla crisi economica?”.
L’Unione europea si era già occupata della questione con la sua iniziativa sulla politica industriale dell’ottobre 2010 e con l’iniziativa “Una strategia per nuove competenze e nuovi posti di lavoro”.
L’obiettivo dell’attuale consultazione è quello di individuare le migliori pratiche per promuovere l’occupazione, la crescita e la competitività e contribuire al miglioramento delle sinergie tra tutte le parti interessate. Riorganizzazioni d’impresa, chiusure, fusioni, acquisizioni o riduzioni di personale, esternalizzazione o ancora rilocalizzazione, possono rappresentare dei momenti difficili per gli interessati coinvolti, la Ue si sforza quindi di aiutare lavoratori e imprese cercando di attenuare gli effetti negativi derivati da questi processi, e permettere loro anche di sfruttare le opportunità che potrebbero offrire. In tutta Europa infatti, nei processi di ristrutturazione si stanno sperimentando effetti positivi generati da dispositivi innovativi messi in opera dalle imprese, che hanno contribuito a limitare le perdite di posti di lavoro, spesso con il sostegno delle autorità pubbliche. La Commissione ritiene quindi necessario aggiornare le linee guida e il quadro europeo per le ristrutturazioni. Il libro Verde è stato adottato dalla Commissione il 17 Gennaio con la presenza dei rappresentanti dei lavoratori, imprese, autorità pubbliche e istituzioni della Ue e seguito da una conferenza stampa del Commissario europeo per Occupazione, affari sociali e pari opportunità, László Andor a Strasburgo, all’occasione del lancio della consultazione, focalizzata, oltre che sulle ristrutturazioni, anche sull’anticipazione dei cambiamenti e sulle questioni sollevate dal Libro Verde. La Commissione utilizzerà i risultati della consultazione nel prossimo “pacchetto occupazione” e per un nuovo dibattito europeo su un possibile Programma quadro sulle ristrutturazioni.
L’attuale programma di ricerca europeo, il settimo programma quadro, prenderà fine nel 2013. Dal 2014 la ricerca europea avrà un nuovo nome, “Horizon 2020”. Il nuovo programma comunitario finanzierà dal 2014 al 2020 la ricerca per creare crescita e nuovi posti di lavoro grazie ad un budget proposto totale di 80 miliardi di euro. “Horizon 2020” sarà lo strumento finanziario di attuazione dell’ ”Unione dell’Innovazione”: l’iniziativa faro di Europa 2020 volta a garantire la competitività globale dell’Europa, e integrerà e riunirà in un solo programma gli attuali strumenti di finanziamento. Il settimo programma quadro di ricerca, il programma innovazione e competitività e l’Istituto per l’innovazione e la tecnologia. Il nuovo programma deve riuscire ad attirare ricercatori eccellenti e le imprese più innovative, e punta molto su un’ulteriore semplificazione delle regole e delle procedure e un’apertura a più partecipanti. Sul piano alla semplificazione in effetti, Horizon 2020 vorrebbe porsi come una svolta radicale rispetto ai programmi precedenti. Si prefigge di realizzare una reale semplificazione dei meccanismi di finanziamento per la ricerca e l’innovazione, un adattamento delle regole di partecipazione e misure per contenere la pressione del contesto economico, anch'esso radicalmente mutato rispetto al programma precedente. Fra le misure proposte, citiamo la semplificazione del rimborso dei costi diretti, la possibilità di fare riferimento ai costi medi del personale anche per i proprietari di Pmi senza stipendio, la semplificazione dei tempi di registrazione, una riduzione del numero dei certificati richiesti per la rendicontazione finanziaria. Uno degli obiettivi chiave è ridurre i tempi di ricevimento dei finanziamenti, in seguito alla domanda di sovvenzione, di circa cento giorni in media, che permetterà un avvio più rapido dei progetti. Il nuovo programma intende migliorare l’integrazione della ricerca e dell’innovazione affinché le idee arrivino effettivamente alla realizzazione concreta di prodotti o servizi; si propone inoltre di individuare e sostenere centri di eccellenza in tutta Europa nelle regioni meno sviluppate, per fornire loro consulenza e prevede anche di utilizzare sinergie con i finanziamenti della politica di coesione per ammodernare infrastrutture e attrezzature. Il sostegno proposto dal programma si concentra su tre temi: eccellenza scientifica per rafforzare la posizione della Ue nel campo della scienza e dare un impulso alla ricerca di alto livello in Europa, sostenendo le migliori idee, fornendo ai ricercatori l'accesso alle migliori infrastrutture, sostenendo le Tecnologie future ed emergenti (Fet), aumentando le opportunità di sviluppo di carriera dei ricercatori attraverso le azioni Marie Curie e la realizzazione di infrastrutture di ricerca accessibili a tutti i ricercatori in Europa e nel mondo; rafforzare la leadership nel campo dell'innovazione industriale (con una dotazione 17,9 miliardi di euro) per gli investimenti importanti nelle tecnologie chiave, un maggiore accesso al capitale e sostegno alle Pmi innovative, che permetterà di costruire una leadership nel settore delle tecnologie abilitanti e industriali - con particolare attenzione all’Ict - nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie e spaziale; sfide della società condivise da tutti i cittadini europei come i cambiamenti climatici, lo sviluppo sostenibile dei trasporti e della mobilità, rendere l’energia rinnovabile più accessibile, garantire la sicurezza alimentare e la sicurezza, o affrontare la sfida dell'invecchiamento della popolazione. Il programma si prefigge di colmare il divario tra ricerca e mercato, ad esempio, aiutando le aziende a sviluppare le loro innovazioni tecnologiche in prodotti validi con reali potenzialità commerciali. L’approccio orientato al mercato comprende anche la creazione di partenariati con il settore privato. Circa il 15 per cento del bilancio totale di tutte le sfide sociali e delle tecnologie abilitanti è destinato alle piccole e medie imprese.











