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Verso l’accordo con tanti dubbi

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Incontro tra Fornero e Marcegaglia: andiamo avanti insieme

Articolo 18 ma non solo. Emma Marcegaglia ed Elsa Fornero si sono incontrate ieri nella sede del ministero del Welfare: «È stato molto utile per procedere con il lavoro che stiamo facendo. Si è parlato diapprendistato, contratto di inserimento, quella che il ministro chiama la cattiva flessibilità in entrata, riforma degli ammortizzatori sociali con alcune cose da fare subito mantenendo gli ammortizzatori sociali che ci sono e poi magari pensare ad una architettura diversa per il futuro», si è limitata a dire il presidente degli industriali ai giornalisti.
L’impressione è che tutti stiano cercando di calmare la polemica intorno all’articolo 18 e di spostare il discorso sulle tutele per coloro che perdono i posti di lavoro. L’articolo 18 è un argomento esplosivo capace di allontanare definitivamente governo e parti sociali.

Lo si capisce dalle parole del vicepresidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «Non vogliamo assolutamente affrontare il tema dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come una questione di principio», ha assicurato. «È una questione che va affrontata in termini più generali - spiega Boccia- c’è un problema di applicabilità dell’articolo 18 ma sicuramente non sui principi». Su questo «c’è convergenza con i sindacati».
Proprio le associazioni sindacali cercano di avanzare unite. Ieri i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un presidio nel tentativo di portare l’attenzione del governo sulla necessità di modificare il decreto Milleproproghe. Il tentativo in atto sembra quello di dare una tutela ai lavoratori coinvolti in crisi aziendali dopo il 31 dicembre 2011 che con la riforma previdenziale del governo Monti hanno visto allungarsi di colpo la vita lavorativa. Mercoledì una lettera di Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) è stata poi inviata al premier contro le restrizioni imposte dal Trattato sul Patto di bilancio europeo. Le forze sindacali cercano di difender e l’unità del tridente perché sanno che evitare spaccature è l’unica soluzione. Anche se piccoli malumori iniziano a serpeggiare.
Nella Cisl qualcuno fa notare che non è passato inosservato l’atteggiamento del ministro Fornero sempre impegnatissima a mantenere un dialogo privilegiato con Susanna Camusso. Il ministro del Welfare sta marcando stretto la Cgil perché vuole arrivare al più presto ad un accordo accettato da tutte le parti e sa che la Cgil è quella che ha più dubbi.
Per ora lo schema sindacale a tre punte regge. Raffaele Bonanni ha affermato con una certa sicurezza che tra Cgil, Cisl e Uil non ci sono gelosie o invidie. Sull’ articolo 18, ha spiegato: «Noi diciamo no alla soppressione. Siamo d’accordo a rivedere i tempi e alcuni aspetti che riguardano il giudizio». La proposta di Bonanni è che l’indennizzo possa sostituire il reintegro nel caso di licenziamenti individuali per motivi economici. Al lavoratore verrebbe assicurata la stessa procedura utilizzata per i licenziamenti collettivi cioè l’ accordo sindacale e gli ammortizzatori sociali. Ma sul punto la Cgil deve giocare in difesa. Il compromesso per il sindacato guidato da Susanna Camusso, potrebbe passare attraverso un accordo “minimo”tra le parti sociali che non ricomprenda modifiche all’ articolo 18 e che il governo a sua volta potrebbe recepire. Un’ intesa che riguarderebbe dunque solo i punti su cui le parti sono d’accordo. La riduzione drastica del numero dei contratti, l’ estensione degli ammortizzatori sociali e l’accelerazione dei procedimenti giudiziari sui licenziamenti. Quanto all’ articolo 18, spetterebbe al governo introdurre novità e al Parlamento valutarle. Ma l’intesa tra i sindacati non è l’unico ingrediente che serve.
Bisognerà trovare anche una forma di accordo con le imprese. Anche qui, Bonanni ostenta ottimismo: «Se gli imprenditori sono in buona fede possiamo convergere sulle ragioni di inefficienza». Invece,«se vogliono un trofeo - ha detto riferendosi all’articolo 18 - non troveremo un accordo». Il governo sa che trovare un intesa con i sindacati significa anche mettersi al riparo da possibili imboscate in Parlamento. Una parte del Pdl soffia sul fuoco. Ache se ieri l’ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi si è detto sicuro che il governo «non si farà intimidire». Anche il Pd cerca di tranqulizzare il proprio elettorato sul tema del lavoro. Pier Luigi Bersani ha detto che «lo tsunami è già arrivato. Uno che ha 30 anni oggi, se ha un lavoro mediamente ce l’ha flessibile, precario e sottopagato, anche se ha una laurea. La realtà di oggi è questa». Il segraterio ha assicurato che il partito intende vigilare sul tavolo aperto con le parti sociali affinché nessuno interferisca.

 

 

 
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