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L’Italia alla guerra degli aeroporti

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Un sistema dove quasi ogni provincia ha uno scalo il governo vuole chiuderli

Per Corrado Passera si chiama «razionalizzazione». In realtà, potrebbe essere una vera rivoluzione per i cieli italiani. Per il ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e Trasporti gli aeroporti sono decisamente troppi. L’ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo ha detto che una delle priorità del governo Monti sarà quella di dare, in tempi rapidi, «una risposta alla numerosità non pensata degli aeroporti.
Il singolo aeroporto non va valutato in quanto tale ma nel quadro di sistema di quella zona. Anche la Lombardia non può dire di essere al meglio delle sue possibilità. Bisogna - aggiunge Passera - definire le priorità: nei lunghi elenchi di infrastrutture, ognuno ha detto la sua e ci ha messo il suo pezzo. È necessario introdurre rigore».

L’Italia non può avere un aeroporto in ogni provincia. Passera lo aveva detto chiaramente già un mese fa illustrando le proprie linee programmatiche al Parlamento. A dicembre l’Enac ha preso atto di quelle parole e ha tradotto l’indicazione in azione. Il cda dell’Ente nazionale per l’aviazione civile ha infatti deciso di sospendere gli ulteriori esami in corso per il rilascio delle concessioni per le gestioni aeroportuali. La decisione dell’Enac è stata presa proprio alla luce delle dichiarazioni di Passera sulla necessità di riordinare il sistema aeroportuale . Passera, parlando alla commissione Trasporti il 9 dicembre scorso, aveva annunciato l’intenzione di lavorare per avere «anche pochi scali ma in grandi centri». Oltre al numero di scali da ridimensionare, il ministero dello Sviluppo economico si aspetta soprattutto una partecipazione privata all’interno delle aziende che gestiscono i trasporti in Italia. Il nostro Paese sembra essersi deciso a seguire l’esempio del resto d’Europa dove (soprattutto nel Regno Unito, in Francia, in Germania) i trasporti ottengono risultati economici più che lusinghieri. In queste nazioni operano con successo operatori di mercato che presto potrebbero sbarcare anche sul suolo italiano. Per dare forza al suo progetto, Passera utilizza i numeri: «Ci sono oltre 1200 aziende. Di queste nessuna ha le potenzialità di contrapporsi alla concorrenza che arriva dall’estero». Ma per rendere il sistema più competitivo bisognerà ridisegnare la mappa dei trasporti. Meno aeroporti, appunto, e privati in aziende a partire da quelle che si occupano di bus e metropolitane. Il piano del ministro non è ancora completo ma qualcosa già si conosce. Gli aeroporti internazionali ed intercontinentali saranno solo 14 mentre altri dieci scali saranno utilizzati come punti di raccordo con gli aeroporti internazionali a media distanza. Non tutti sono d’accordo con il progetto del governo. «Il problema non è il numero di aeroporti ma la loro frammentazione», dice Giuseppe Bonomi, presidente di Sea (la società che gestisce il sistema aeroportuale milanese). A margine di un convegno sul tema spiega che «siccome non possiamo immaginarci che arrivi un intervento di pianificazione dall’alto, perchè lo aspettiamo da 30 anni e non è arrivato, l’unica risposta possono darla le imprese integrandosi». Per Bonomi l’integrazione« è l’unica soluzione al problema». La situazione che sembra più a rischio è proprio quello della Lombardia. Sul tema dell’affollamento aeroportuale in Pianura Padana, con uno scalo ogni 50 chilometri (Malpensa, Linate, Bergamo-Orio al Serio, Brescia-Montichiari, Verona), interviene anche Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia: «Siamo prontissimi ad affrontare l’argomento - assicura il governatore - già dal 2007 giace sulla scrivania del governo un documento con la firma dei governatori delle Regioni del Nord, in cui ci dichiariamo disponibili a discuterne. È vero che c’è un eccesso di aeroporti da razionalizzare e sistemare; per la Lombardia non basta la Regione, ma una proposta sulla razionalizzazione ce l’abbiamo. Malpensa invece va sostenuta da una politica nazionale che ci creda; per questo abbiamo chiesto di concedere i diritti ai numerosi vettori internazionali che li stanno chiedendo». Nonostante le resistenze, il governo sembra essere pronto a chiudere gli scali “fantasma”. Nel nostro Paese 24 comuni godono di un aeroporto non necessario con meno di 15 mila passeggeri annui, infrastrutture che dovranno essere eliminate per garantire bilanci equi anche alla luce dell’introduzione del federalismo fiscale. Certa la necessità di un rafforzamento di rete autostradale e ferroviaria, anche se però manca un reale piano infrastrutturale di sostegno. Secondo studi, infatti, ogni aeroporto per pareggiare i conti necessita di un traffico medio annuo stimato intorno le 500 mila unità, nel 2009 solo 25 aeroporti su 100 nel nostro paese rientravano in questi parametri. Sorti sulla scia dei voli low cost, le città di Foggia, Parma, Rimini, Forlì, Brescia, Cuneo, Perugia, Bolzano saranno private di collegamenti aeroportuali. Incerto invece il destino del terminal di Ciampino, che per sopravvivere necessiterebbe di soldi pubblici compresi tra i 2-3 milioni di euro annui, al fine di garantirne l’operabilità destinata a forze militari ed emergenze, anche se destinato alla chiusura nel prossimo quinquennio.

 

 

 
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