Non era bastata la protesta dei “forconi”: ingenti danni riguardano colture e serre
Il maltempo degli ultimi giorni ha causato ingenti danni nel settore agroalimentare, e alle difficoltà si è aggiunta la speculazione che ha fatto salire i prezzi di frutta e verdura. Questi i dati segnalati dalla Confederazione italiana agricoltori che ha avviato in tutto il Paese centri di assistenza per gli agricoltori.
I danni del freddo - secondo la Cia - superano i 150 milioni di euro, il 70 per cento dei quali riguarda solo l’agricoltura, tra le merci devastate e quelle bloccate per l’impossibilità di trasporto. La neve e l’interruzione di corrente avrebbero danneggiato più di 60mila strutture aziendali, causando la morte di diecimila animali e lasciando in profondo disagio moltissimi agricoltori. Ai danni del maltempo si è aggiunta una corsa speculativa sui prezzi dei prodotti freschi, che ha moltiplicato i prezzi, con aumenti anche del 100 per cento.
Per ora pesa tantissimo dover assistere a interi raccolti in campo aperto bruciati dal gelo nonché a strutture aziendali come serre, stalle, magazzini e cascine fortemente danneggiate. Circa 50mila imprese agricole - secondo la Cia - sono letteralmente “paralizzate” e il 25 per cento dei raccolti in campo aperto sono andati distrutti. Le più colpite sono state le colture di cavolfiori, radicchio, carciofi, indivia e cicoria. Le difficoltà nei trasporti, poi, hanno impedito «la consegna di oltre 100mila tonnellate di frutta e verdura, 200 mila litri di latte, 1 milione di uova e quasi 2 mila tonnellate tra carni bovine, suine e avicole. Danneggiati o distrutti il 5 per cento tra alberi da frutta, olivi e viti» ha stimato la Cia. E per i prossimi giorni destano allarme le condizioni meteo in Piemonte dove si teme per i vigneti e in Emilia Romagna, una regione flagellata dal freddo, dove in Val Marecchia, nell’entroterra di Rimini, ci sono allevamenti di bovini e ovini senza ricovero. E ora, a fronte delle previsioni meteo che segnalano l’arrivo di gelo e neve nel meridione, tra Puglia-Molise e Basilicata, Irpinia e Calabria, si teme anche per le produzioni di quelle regioni, compresi gli uliveti. A tutto questo si devono aggiungere i danni provocati dal peso della neve e dal vento sulle piante come sulle coperture di serre, stalle e magazzini. «Almeno due milioni di mucche e maiali nelle stalle isolate rischiano di rimanere senza acqua e cibo per le difficoltà di garantire l’approvvigionamento dei mangimi e per i danni provocati dal gelo alle condutture che portano l’acqua agli abbeveratoi ma in alcuni casi a cedere - ha segnalato la Coldiretti - sono le stesse stalle, le serre o le strutture agricole sotto il peso della neve».
Il perdurare della situazione di maltempo sta determinando ingenti impatti diretti o indiretti (come l’impossibilità di effettuare le consegne alla GDO ed ai mercati, con centinaia di tir che non riescono a giungere a destinazione.
Copagri, invece, ha calcolato che nel giro di un mese i danni economici dalla produzione agricola e all’intera filiera agroalimentare hanno superato i 200 milioni di euro. L’organizzazione fa riferimento alla protesta degli autotrasportatori a cui si aggiungono ora le conseguenze dell’eccezionale ondata di maltempo in tutto il Paese che hanno infatti provocato ingenti perdite di prodotto all’origine e “tagliato i ponti” tra la produzione e l’offerta finale negli scaffali della distribuzione e nei mercati.
Prodotti deperibili, come frutta, verdura e fino al latte, sono in moltissimi casi al palo, senza potere raggiungere i centri abitati, che in diversi casi sono isolati. È presto per fare stime precise sulla perdita di prodotto perché bloccato o distrutto, ha sostenuto Copagri, ma siamo certamente nell’ordine di molte decine di migliaia di tonnellate di prodotto ortofrutticolo, ancora di migliaia di danni per la zootecnia da carne, di oltre 200 mila litri di latte.
Intanto dalla Confcommercio hanno fatto sapere che «il pericolo di una chiusura dei mercati rionali è scongiurata» come ha affermato il presidente della Fiva (Federazione italiana venditori ambulanti) Giacomo Errico che nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme a fronte di una progressiva mancanza di merce dovuta alle difficoltà di approvvigionamenti per il maltempo che si sono aggravate dopo lo sciopero dei Tir. «La situazione si sta normalizzante, non è più allarmante anche se sulla piazza di Milano è arrivato il 20 per cento in meno di frutta e verdura».A proposito del fatto che non ci saranno aumento di prezzi o speculazioni sui generi alimentari freschi, in particolare frutta e verdura, arrivano rassicurazioni anche dall’Ufficio studi della Confcommercio.
«Non ci sarà un aumento dei prezzi, o almeno non rilevabile con strumenti statistici di cui disponiamo».











