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Home Economia Pioggia di miliardi per combattere la disoccupazione

Pioggia di miliardi per combattere la disoccupazione

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L’Italia questa volta non si è fatta trovare impreparata. Il Consiglio europeo ha invitato i Paesi che hanno una disoccupazione giovanile particolarmente elevata a utilizzare i fondi strutturali per ridurla e incrementare la crescita.
«Un’indicazione davvero benvenuta» ha commentato nei giorni scorsi il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca. Il nostro Paese, infatti, questa linea l’aveva anticipata da due mesi «avviando una durissima riprogrammazione dei fondi comunitari che è consistita nello spostamento di ben 3,6 miliardi di euro da alcune destinazioni all’orientamento e al lavoro (un miliardo), al credito d’imposta per le assunzioni (150 milioni), alla riforma dell’antiquato sistema di formazione della Regione Sicilia (600 milioni)». In pratica, ciò che l’Europa raccomanda al primo comma dell’articolo 8 sulla strategia di riorientamento rapido dei fondi strutturali. Il provvedimento potrebbe mobilitare entro la primavera 82 miliardi per lavoro e sviluppo a livello continentale, circa otto dei quali in Italia visto che secondo i calcoli della Commissione, all’Italia spetterebbero 3,6 miliardi di fondi strutturali (coesione nel Mezzogiorno) e 4,3 del Fondo sociale (lavoro e imprese).
Somme quasi raddoppiate dal cofinanziamento nazionale. Col sì del vertice, «si potranno avviare speditamente i negoziati fra Bruxelles e le capitali, con la possibilità di un’intesa», e i primi esborsi, prima della pausa estiva. L’intesa impegnerebbe «a una migliore movimentazione dei fondi strutturali, accelerando la realizzazione dei programmi esistenti, intervenendo laddove necessario con la riprogrammazione dei fondi, concentrandosi sul rinvigorimento della crescita e sulla creazione di posti». L’Italia, però, in questo momento se da una parte può esultare per lo svolta positiva dall’altra ha di cui preoccuparsi visto che i fondi che potrebbero essere “sottratti” alle Regioni la fanno stazionare nel gruppo di coda dei Paesi Ue per la messa in opera dei finanziamenti del Fondo sociale europeo 2007-2013. Proprio quelli destinati a sostenere l’occupazione in Europa. Stando ai dati a disposizione della Commissione europea, il nostro Paese con il 53 per cento dei fondi non ancora impegnati al 31 dicembre 2011, si situa nell’Ue dopo l’Ungheria (il 60 per cento) e prima, a distanza, della Polonia (37,7 per cento). Di questi fondi, stando a quanto spiegato da Cristina Arigho, portavoce del commissario all’Occupazione e agli affari sociali Lazslo Andor, si parlerà nei prossimi giorni, nella missione dei funzionari europei in Italia «con l’obiettivo di impegnarli il più presto possibile per creare nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani». Missione, come ha indicato il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, che avrà lo scopo di «individuare i necessari elementi di un piano sull’occupazione dei giovani, oltre ad accelerare e aumentare il sostegno alle Pmi, fonte di nuovi posti di lavoro nella Ue». Sul tavolo italiano si parlerà quindi dei circa 3,6 miliardi del Fondo sociale europeo (Fse) e dei 4,3 del Fondo regionale Ue (Feder), per complessivi 8 miliardi di finanziamenti 2007-2013 non ancora impegnati. Dai dati della Commissione europea emerge, in particolare, che fanalino di coda nell’utilizzo dei finanziamenti Ue è il programma operativo Abruzzo (79,10 per cento dei fondi da impegnare entro 2013), seguito dal programma operativo Campania (75,16), Sicilia (72,36), Puglia (66,24) e Calabria (60). Seguono, Umbria (56,58), Lazio (55,25), Basilicata (54,31), Sardegna (53,91), Molise (52,74), Toscana (50,8), Veneto (50), Liguria (48,21), Marche (46,34), Valle D’Aosta (45,34), Friuli Venezia Giulia (43,21), Piemonte (40,54), Lombardia (39,44), Provincia autonoma Bolzano (33), Emilia Romagna (31,99), Provincia autonoma di Trento (10,24).
«Il reperimento di risorse economiche per fronteggiare la grave crisi occupazionale che attraversa il nostro Paese è la vera priorità della fase due del governo Monti e gli otto miliardi di euro messi a disposizione dai Fondi Europei sono l’unica risorsa immediatamente accessibile a cui attingere.
Chiederò al premier Mario Monti l’istituzione di una cabina di regia di esperti, coordinata dal ministro delle Politiche Comunitarie Moavero Milanese, profondo conoscitore delle tematiche europee, per indirizzare e semplificare l’accesso ai fondi da parte di enti pubblici e privati, considerato il fatto che l’Italia manifesta ancora gravi gap tecnici per l’utilizzo di tali fondi e che la scadenza 2013 è sempre piu' vicina». Così Giampiero Catone, componente della commissione Bilancio della Camera. Sul tema del lavoro, soprattutto giovanile, però, nelle ultime ore l’attenzione è stata spostata dall’importante notizia legata agli otto miliardi alle dichiarazioni del presidente del Consiglio.
Nel corso di due suoi interventi al Tg5 e a Matrix, infatti, il Professore ha detto che «i giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. È bello cambiare e accettare delle sfide». Parole che hanno fatto scatenare una lunga giornata di polemica tra i tanti giovani che, da precari e senza posto fisso, non possono permettersi di chiedere un mutuo in banca o un qualsiasi finanziamento.

 

 
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