Tempi duri per gli evasori ora bisogna “premiare” chi le tasse le paga tutte
La lotta all’evasione fiscale è di vitale importanza per il risanamento dei conti pubblici. Punire chi non paga le tasse è sacrosanto. Va ricordato però che la stragrande maggioranza dei cittadini - i pensionati, i lavoratori dipendenti - non può evadere il fisco e deve fare i conti con una pressione fiscale ormai insostenibile, vista la grave crisi economica che ha paralizzato il sistema Paese. I blitz a Cortina, Roma, Milano sono un buon deterrente e un palliativo efficace per sedare - almeno per un po’ - il malcontento di chi non tollera l’Italia dei furbetti.
I soldi veri però sono altri, e non si recuperano con una retata delle Fiamme gialle. Sono nei paradisi offshore, sono “spacchettati” in scatole cinesi, sono reinvestiti fino a far perdere ogni traccia. Certo, meglio questo che niente. Tuttavia anche sui blitz le parti sociali sono divise. Un fatto poi è chiaro a tutti: l’emergenza è abbassare le tasse a chi le paga e non arriva a fine mese.
Per il direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli le retate anti-evasione non sono solo un fenomeno mediatico, ma una cosa seria: «Non dobbiamo avere nessuna tolleranza per l’evasione fiscale», che è «un problema sociale ma anche un problema economico per le imprese perché è concorrenza sleale di chi non paga le tasse nei confronti di chi invece fa il proprio dovere di imprenditore di impresa e contribuisce correttamente». Di tutt’altro avviso Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, che liquida i blitz come fumo negli occhi. «Non approvo per niente questi metodi - afferma in un’intervista con Il Mattino - esistono strumenti ordinari con i quali muoversi. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza lo sanno bene.
Penso agli studi di settore e ai controlli capillari in località e settori più esposti al rischio evasione, come al Sud dove si evade maggiormente». Guerrini spiega che «il tema centrale non deve essere quello dei controlli. Ma quello del forte carico fiscale. Nel 2011 siamo arrivati a quota 45 per cento. Pazzesco. Anche perché non si capisce che più salgono le tasse più cresce la tendenza ad evaderle. Il punto è che da troppo tempo si sono annunciate senza mai farle politiche di intervento che avrebbero dovuto allargare la base imponibile e ridurre la pressione fiscale».
I problemi quindi sono due, intimamente correlati, e vanno affrontati con eguale determinazione ed efficacia. Tuttavia, stando ai provvedimenti finora presi dal governo Monti, di abbassare le tasse non se ne parla. Invece, è stata annunciata una nuova stretta anti-evasione, con un redditometro potenziato. In effetti lo strumento di rilevazione delle incongruità tra dichiarazione dei redditi e stile di vita funziona eccome. A tirare le somme di quanto è stato fatto lo scorso anno è stato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera in un’audizione alla Camera. Nel 2011 sono stati effettuati due milioni di controlli che hanno riportato nelle casse dello Stato 11,5 miliardi di euro. In particolare, lo scorso anno sono state eseguite oltre 700mila verifiche su imposte indirette, un milione sulle dichiarazioni dei redditi e 300mila su materia di registro. Inoltre circa 11.500 controlli hanno utilizzato indagini finanziarie, «con un ottima performance: oltre un miliardo di euro recuperati», evidenzia Befera. Entro giugno, poi, arriverà il nuovo redditometro, basato sull’analisi di oltre 100 voci di spesa. Lo strumento, in grado di risalire al reddito in base alla capacità di spesa del contribuente, è stato messo a punto analizzando i dati di «oltre 22 milioni di famiglie ovvero circa 50 milioni di soggetti». La sperimentazione terminerà a febbraio. A questo si aggiungono gli altri strumenti anti-evasione, come la banca dati dell’Anagrafe tributaria che monitora i movimenti bancari - stiamo parlando di 400 milioni di dati che fanno capo a 40 milioni conti correnti - , l’azione di Equitalia - potenziata con l’accertamento esecuitivo - , la stretta sul contante, con la tracciabilità di ogni operazione dai mille euro in su - entro il prossimo 31 marzo i libretti di deposito bancari, postali o al portatore, con saldo superiore a mille euro, devono essere estinti definitivamente o il loro saldo dovrà essere ridotto sotto i mille euro.
Insomma, gli evasori - almeno i piccoli e medi - non dormiranno sonni tranquilli. Ma il problema è che anche i comportamenti dei cittadini in regola saranno passati al setaccio, in un clima quasi da stato di polizia, che diventa particolarmente evidente nei piccoli centri. Visti i continui sacrifici richiesti dalle misure varate per raggiungere il pareggio di bilancio, è davvero giunto il momento di ridurre la pressione fiscale a chi se lo merita.











