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Al Nord i soldi vincono sul diploma

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Se il Mezzogiorno sforna laureati condannati a restare disoccupati

La dispersione scolastica rappresenta da sempre uno dei principali problemi del nostro Paese. Stando alle statistiche, troppi ragazzi italiani abbandonano molto presto la scuola e molti lo fanno prima di aver conseguito un titolo di studio superiore, così quasi la metà degli italiani ha solo la licenza media ed un’obiettiva difficoltà a trovare lavoro.
La dispersione scolastica è quell'insieme di processi attraverso i quali si verificano ritardi, rallentamenti o abbandoni in uno specifico iter o circuito scolastico, ma, spesso questa definizione si utilizza anche quando ci si trova di fronte a soggetti che non abbiano sviluppato completamente le loro capacità cognitive ed intellettive e che, per svariate cause, hanno vissuto l’insuccesso scolastico.


Le cause che portano a questa situazione sono molto differenti tra il Nord e il Sud. La situazione nel Nord Italia, che oltre ad essere una delle aree più ricche del Paese, ospita anche le regioni dove il tasso di scolarizzazione è più basso, vede molti ragazzi abbandonare la scuola in anticipo per andare a lavorare, il più delle volte proprio nelle “fabbrichette” dei genitori, che invece di ostacolare questa “triste” scelta si avvolgono del contributo e delle braccia dei loro figli, sacrificando il loro futuro per incrementare il lavoro e il guadagno della loro azienda con la convinzione di fare anche il loro bene.
Molte volte sono le famiglie che decidono o inducono molti di questi giovani a prendere questa scelta, a volte per un bisogno reale di soldi per poter sopravvivere, ma altre volte per una condizione socio-culturale della famiglia, che se anche potrebbe permettersi di dare una buona istruzione al figlio, per via del falso assioma “Con la cultura non si mangia”considerano la scuola soltanto come una perdita di tempo e il lavoro al contrario una fonte di guadagna veloce e sicura.
La colpa dell’abbandono scolastico pero non può ricadere solo sui genitori perchè in molti dei casi la scelta viene presa in autonomia dal figlio che non provando interesse in quello che studia, prendendo brutti voti, alla fine si deprime, si annoia e preferisce non frequentare più la scuola, scegliendo infine di approdare nel mondo del lavoro dove se anche si fatica, i risultati a fine mese si possono toccare con mano. Per alcuni di questi ragazzi lo studio viene percepito come un ostacolo nella rincorsa al denaro e al successo, non come un vantaggio, o qualcosa che insegna a dare più compiutezza alla vita. Ragazzi che a causa della loro scelta non sanno ne leggere ne scrivere, tanto che la percentuale di adolescenti analfabeti in Lombardia e Veneto è superiore a quella della Puglia o della Calabria, ed è il quadruplo rispetto ai coetanei francesi o tedeschi.
Talvolta anche l’Istituzione scolastica può essere una causa dell'abbandono dell'istruzione. Spesso infatti, le difficoltà burocratiche, la mancanza di comunicazione tra la scuola e la famiglia possono minare l’equilibrio scolastico degli studenti, soprattutto se questo è già un po’ barcollante. Infine il fatto di trovare più facilmente lavoro che altrove è un altro elemento che determina l’abbandono della scuola.

 

 

 
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