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Cinque proposte per risolvere i problemi di finanza pubblica

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Per risolvere strutturalmente i nostri problemi di finanza pubblica, avanziamo ora qui di seguito cinque proposte. Occorre considerare in primo luogo il rispetto dei parametri di Maastricht come una conseguenza del quadro di politica economica adottato e realizzato, e non come l’obiettivo da raggiungere con trucchetti contabili, e porre il fabbisogno di cassa, ed il conseguente livello dello stock di debito pubblico come gli obiettivi strategici dell’azione di governo, superando una volta per tutte il dualismo “misterioso” tra fabbisogno ed indebitamento. Occorre in secondo luogo unificare finalmente il quadro contabile pubblico: il budget poliennale di cassa deve divenire il documento che unifica in sé sia la programmazione della spesa e degli incassi, che la loro legittimità contabile, nell’ipotesi che lo stock di debiti e crediti correnti rimanga costante nel tempo. Questa deve essere la ratio della nuova legge finanziaria da subito.

Abolire in questo quadro la “furba” distinzione tra le categorie di entrate correnti, ed in particolare la cosiddetta “pressione fiscale”, espressione ormai vuota di significato, ma piena di presa in giro, dati tutti i balzelli che a vario titolo i cittadini pagano in aggiunta alle cosiddette tasse. Accelerare in terzo luogo l’entrata in servizio obbligatoria per tutti della contabilità di cassa basata su Siope (Rgs+Bdi), con tutti gli sviluppi conseguenti. In merito a quest’ultima proposta, tutti sanno le difficoltà cosiddette “culturali” da superare, ma i vantaggi che nascono da una operazione di trasparenza contabile sia al centro che in periferia sarebbero epocali. Qui alcune cose vanno dette. Non è stato ancora inventato alcun strumento diverso dal budget di cassa per gestire la complessità di organizzazioni vaste e decentrate come la pubblica amministrazione, e Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) ne è lo strumento attuativo, l’unico di cui disponiamo. Non vi sono alternative. Sono obiezioni deboli o comiche quelle di coloro che sostengono che occorra evitare la costruzione del “grande fratello”, con ovvio riferimento al romanzo di Orwell e non a programmi di reality show. È vero esattamente il contrario.
La trasparenza contabile non è da considerare solo un valore etico (stiamo parlando dei sudatissimi soldi dei cittadini italiani) , ma è un’ineludibile esigenza di efficienza gestionale. Equivale alla marcia in autostrada di una colonna di vetture : ognuno ha la situazione propria e degli altri, e può autoregolarsi di modo da raggiungere i propri obiettivi compatibilmente con quelli altrui. È invece la situazione attuale che toglie libertà ad ognuno (il vero “grande fratello”), situazione ove i dati contabili pubblici sono o ignoti (perché nessuno li conosce) o misteriosi, perché ognuno ha dati diversi da quelli che altri hanno, e nessuno ha dati contabili certi e consolidati. È uno scandalo colossale, inaccettabile, vergognoso, che avendo uno strumento di contabilità consolidata on line vera, tutti siano alla ricerca di scuse per non attuarlo, continuando nella attuale situazione in cui non si sa di fatto dove vanno e da dove vengono i soldi pubblici, non si sa chi li prende e chi li paga. Questo è il “grande casino”, altro che “grande fratello”!
La politica sinora seguita dei tagli generalizzati uguali in percentuale per tutti è solo politica di emergenza, ma profondamente sbagliata poiché non dà incentivi a spendere bene, e continua ad incentivare la spesa di bassa qualità “perchè se non spendo subito i soldi, poi l’anno venturo me li tolgono”.
Questa politica produce effetti opposti a quelli desiderati e auspicabili.
La quarta proposta attiene alla competitività della nostra economia, che non nasce da aiuti pubblici, ma al contrario nasce da tagli di rendite e privilegi. È problema di finanza pubblica perché rallenta la crescita, complicando tutto.
Credo sia ormai assodato che gli aiuti pubblici a pioggia, come l’esperienza del Mezzogiorno e della Germania dell’Est dimostra, non siano la soluzione, o meglio, siano divenuti ormai il problema. La soluzione consta nella liberalizzazione dell’economia, con il taglio della rendita immobiliare che nasce solo da blocchi all’offerta, della rendita assicurata sempre da restrizioni dell’offerta nel commercio e nei servizi, nelle rendite garantite da tariffe minime fissate per legge, nella restrizione della concorrenza in vari settori, nella mancanza di una politica vera di riduzione dell’inflazione, che può nascere solo dalla liberalizzazione dell’offerta nel commercio al dettaglio. Dal 1999 ad oggi, ossia dall’avvio della moneta unica, Germania e Francia (non Cina oppure altri Paesi asiatici) hanno migliorato la loro competitività rispetto all’Italia di circa il 25%: è questo il risultato della politica sostanzialmente corporativa che in Italia si è sempre fatta e si continua a fare. Qui è la radice del problema competitività.
Quanto alla quinta ed ultima proposta, essa attiene alle regole contabili di scrittura del budget di cassa poliennale di ogni amministrazione. Si propone l’introduzione di tecniche di “zero budgeting” autentico, che meglio precisando quanto indicato nella seconda proposta di cui sopra, possono essere articolate come segue. Assunto a base del budget di cassa l’anno solare in corso, le decisioni di spesa possono tradursi in un pagamento o in un incasso effettuato nell’anno di riferimento, oppure in un debito o in un credito da regolare in un anno successivo. L’ipotesi base da seguire è che gli stock di debiti e di crediti non finanziari rimangano obbligatoriamente costanti nel tempo: vi saranno strumenti di cartolarizzazione obbligatoria che porteranno la gestione dei debiti e dei crediti oltre i dodici mesi ad essere gestiti da strutture chiamate contrattualmente a pagare oppure a incassare rispettivamente i debiti oppure i crediti “maturi”, con pari decurtazione o incremento dei trasferimenti per l’ente “cartolarizzato”. Lo “zero budgeting” parte da quanto precede. Prosegue con la costruzione del budget che deve riconsiderare tutte le spese o gli incassi effettuati nel periodo precedente, portando ad un miglioramento obbligatorio di efficienza gestionale: ogni anno si deve migliorare, spendendo un po’ di meno e producendo di più. Ogni autorizzazione di spesa (cassa) deve perdere efficacia al termine dell’anno solare di riferimento. I miglioramenti ottenuti nella gestione nell’anno di riferimento, sono premessa per ottenere nuovi trasferimenti per investimenti. Si deve costruire uno strumento che premi la riduzione di spese correnti (cassa) attraverso nuovo danaro per investimenti.
Ultima considerazione: come si può continuare a filosofare sulla finanza pubblica, se la “macchina” non funzione perché continua ad ignorare le regole elementari di buona gestione, inventate qui, in questo Paese, circa mille anni fa, e da allora adottate in tutto il mondo, ma da qualche tempo ripudiate in Italia?

 

 

 
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