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È stata inaugurata questa sera al Memoriale della Shoah la mostra "Razzismo in Cattedra", alla presenza dell'assessore Lorenzo Lipparini (Partecipazione, cittadinanza attiva e Open data), Roberto Jarach (Presidente Memoriale della Shoah Milano), Cesira Militello (Preside Liceo Petrarca), Marcello Flores D'Arcais (storico) e Mauro Tabor (assessore alla Cultura della Comunita' ebraica Trieste). La mostra, ideata e curata da alcuni studenti del liceo Petrarca di Trieste nell'ambito del progetto alternanza scuola-lavoro, ripercorre la cacciata dei professori e degli studenti ebrei dal liceo Petrarca nel 1938, ed era salita agli onori della cronaca nazionale qualche settimana fa a causa del veto sul manifesto promozionale imposto dal Comune di Trieste. Uno stop a cui il Comune di Milano aveva risposto con l'offerta di allestire la mostra in una delle sale di proprieta' dell'Amministrazione.La vicenda si era poi conclusa con il passo indietro del Comune di Trieste e con il successivo allestimento al museo Sartorio, ma l'invito del Comune di Milano non è caduto nel vuoto: grazie alla collaborazione con l'Università e la Comunita' Ebraica di Trieste e con il sostegno del Memoriale della Shoah, la mostra arriva a Milano, dove sarà visitabile gratuitamente sino al 9 dicembre. "Siamo felici di poter ospitare la mostra di questi ragazzi - commenta l'assessore Lorenzo Lipparini, ideatore dell'invito 'fuori sede' -, in una cornice cosi' importante come il Memoriale della Shoah. E' importante che il ricordo di cio' che è stato non si perda, soprattutto in occasione di un anniversario cosi' importante come gli ottant'anni dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938. Milano si fa ancora una volta portavoce della necessità di non dimenticare: la memoria e' lo strumento più potente per scongiurare che la Storia possa tristemente ripetersi". "In un momento come quello attuale - sottolinea il presidente Roberto Jarach - in cui il clima socio-politico permette o addirittura facilita l'incitamento all'odio e la diffusione di pregiudizi, complottismi, e rivisitazioni storiche, iniziative come quella del Liceo Petrarca di Trieste che, non solo educa alla diversita' e alla consapevolezza, ma invita studentesse e studenti a farsene carico, devono essere valorizzate e promosse. Per questo abbiamo risposto con entusiasmo quando l'assessore Lipparini ci ha proposto di ospitare 'Razzismo in cattedra', per far si' che i cittadini milanesi, specialmente i piu' giovani su cui il Memoriale ha da sempre un focus specifico, potessero toccare con mano quanto conoscenza del passato, e senso di responsabilita' civile possano insieme dar vita a progetti che parlano all'oggi. Auspichiamo che altre scuole, seguendo l'esempio di quella triestina, si lancino in progetti di questo valore, e che questo non rimanga una caso isolato". Portare a Milano la mostra realizzata dagli studenti del Liceo Petrarca di Trieste - commenta la preside Cesira Militello - , grazie all'invito da parte del Comune e alla generosita' di tutti coloro che hanno sostenuto l'iniziativa, costituisce non soltanto l'occasione di condividere alcuni documenti e testimonianze sul dramma delle leggi razziste a Trieste, ma anche l'opportunita' di riflettere sulla necessita' di mantenere una coscienza civile sempre vigile e attenta al rispetto dei diritti umani. Il lavoro svolto dimostra che anche un progetto di alternanza scuola lavoro, come quello realizzato dalla professoressa Benussi con i ragazzi della attuale 5 I, puo' efficacemente collegarsi all'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione. L'allestimento della mostra richiama una classe liceale degli anni '30, con una cattedra, alcuni banchi e una lavagna: uno scorcio di quotidianita' scolastica che le leggi razziali hanno inevitabilmente cambiato. L'esposizione ricostruisce la vita, dal 1938 al 1945, dei professori e degli studenti ebrei cacciati dal Liceo Petrarca attraverso alcuni documenti originali provenienti dagli archivi del liceo e della Comunita' ebraica triestina, dall'Archivio di Stato e da alcuni archivi privati. Alla fine del percorso espositivo e' stato anche proiettato il documentario "1938.Vita Amara", realizzato all'interno dello stesso progetto di alternanza scuola-lavoro da cui e' nata la mostra. All'inaugurazione hanno preso parte anche diciotto studenti del Liceo Petrarca, ospitati dalle famiglie degli studenti del Liceo Artistico Orsoline di Milano. La mostra e' stata resa possibile grazie alla collaborazione di ItaliaCamp, Liceo Orsoline, B&B La casa, B&B Casa Titta, Chiara Alberti, Trediciottanta 1380. (Italpress).
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Venerdì, 12 Ottobre 2018 11:52

Mostre: "Il sorpasso" al Museo di Roma

Dalla dura ricostruzione del paese dopo la devastazione della Seconda guerra mondiale al clamoroso boom economico degli anni '60. È questo il periodo storico narrato nella grande mostra fotografica Il sorpasso. Quando l'Italia si mise a correre, 1946-1961, ospitata al Museo di Roma dal 12 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019. 1946-1961: 15 anni in cui un paese distrutto e stremato riusci' a superare i traumi della guerra dando vita a un tumultuoso sviluppo economico, sociale, di immaginario, ammirato nel mondo intero. Un momento irripetibile, entusiasmante e contraddittorio, una storia tanto intensa da essere ancora un retaggio rilevante del nostro presente.La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, co-prodotta con Istituto Luce-Cinecitta' e organizzata in collaborazione con Ze'tema progetto Cultura, è curata da Enrico Menduni e Gabriele D'Autilia. Alla realizzazione hanno collaborato il Comune di Parma e il CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma. Il sorpasso, richiamo a un film-icona di un'epoca, sintesi memorabile del viaggio dell'Italia del tempo, è il racconto straordinario per immagini di un paese nel momento in cui entra per sempre nella modernità. Vita politica e vita privata, le lotte del lavoro e le rivoluzioni del costume, la costruzione delle autostrade e quella dell'immaginario di cinema e TV, il cambiamento del paesaggio, delle forme, del volto di un paese come non era accaduto per secoli. È l'idea dell'Italia che accelera e guadagna posizioni - anche con tratti di aggressività, di volgarità e di vanagloria - che sorpassa i propri tratti arcaici e arretrati, andando avanti nonostante enormi problemi che spesso lascia irrisolti, o che sono generati dalle stesse forme di uno sviluppo veloce, e vorace. Le immagini dell'epoca, provenienti da straordinari archivi, rappresentano un ritratto collettivo dell'Italia con le sue speranze, le sue conquiste, i suoi progressi senza nascondere i molti problemi irrisolti, le ingiustizie, le disuguaglianze. Molte di queste foto sono scattate dai "lavoratori dell'immagine" dell'epoca dei settimanali illustrati: oscuri fotografi di agenzia, ma capaci di rappresentare in modo vivace, acuto e preciso le molteplici realtà del paese. Artisti spesso anonimi, artefici di un'arte dello sguardo che la mostra invita a osservare come a una vera scoperta. E che il percorso espositivo mette accanto e a confronto con firme note e acclamate della fotografia contemporanea, autori italiani e stranieri in un'epoca in cui l'Italia è scoperta e attivamente visitata dai grandi fotografi internazionali, anche per l'influsso del grande cinema neorealista e di quel fenomeno irresistibile che divennero gli Studi di Cinecitta', la Hollywood sul Tevere. Troveremo cosi' scatti di nomi del calibro di Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, Cecilia Mangini, Federico Patellani, Caio Mario Garrubba, Pepi Merisio, Wanda Wultz, Tazio Secchiaroli, Ferruccio Leiss, Romano Cagnoni, Walter Mori, Bruno Munari, Italo Insolera, Italo Zannier, e tra gli stranieri i grandi Willian Klein, Alfred Eisenstaedt, Gordon Parks. (Italpress).
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Con 80 nazioni partecipanti, 2.508 atleti, 1.584 uomini e 960 donne, 84 competizioni, i Giochi olimpici invernali che si sono disputati a Torino dal 10 al 26 febbraio 2006, è risultato il programma televisivo più visto al mondo nel 2006, con 1,8 miliardi di contatti. Un evento che ha lasciato importanti testimonianze, sia per le strutture realizzate che per la complessa organizzazione messa in piedi. In occasione del decennale dei XX Giochi Olimpici Invernali e dei IX Giochi Paralimpici Invernali e nell’ambito della rassegna “Torino 2006-2016... il viaggio continua”, il Centro Italiano per la Fotografia omaggia, con una mostra, l’evento che ha portato il capoluogo piemontese e le sue valli al centro dell’interesse internazionale e che ha rappresentato un’importante occasione di coesione e di coinvolgimento della cittadinanza. Suddivisa in tre sezioni, la mostra “È Olimpiade!” si propone di illustrare attraverso la forza delle immagini la straordinarietà di questo evento, restituendone la complessità e il successo. La mostra apre una sezione che racconta la cronaca di quei giorni, affiancando le prime pagine de 'La Stampa' delle due settimane di Giochi a quelle degli Speciali usciti in edicola interamente dedicati al grande evento sportivo e ai risultati della squadra azzurra. È così possibile ripercorrere le grandi vittorie, le emozioni e i momenti indimenticabili, senza tralasciare il contesto storico di quel periodo.

Una grande parete è dedicata a circa 500 immagini scattate dai cittadini e raccolte attraverso la call “Racconta la tua Olimpiade” aperta a tutti coloro che si trovavano in città durante lo svolgimento delle Olimpiadi. Il risultato è un ampio mosaico che riunisce i ricordi, le emozioni, le storie, grandi e piccole, intime e condivise, di quelle giornate, in una narrazione collettiva che restituisce il senso del rapporto tra la vita quotidiana e i Giochi.

Non mancano i grandi eventi, che sono raccontati attraverso due stampe di grandi dimensioni che accolgono il pubblico della mostra e lo immergono nuovamente nello spirito delle Olimpiadi. Si tratta di immagini della serata inaugurale, che sintetizzano in un istante lo spirito dell’intera manifestazione e rimandano insieme alla sua grandiosità e ai suoi valori.

Ulteriori fotografie dei principali avvenimenti sportivi sono inoltre integrate tra le immagini dei cittadini, intervallando momenti di vissuto personale a sportivi in azione e tifoserie colorate e riproducendo la dinamica delle settimane olimpiche.

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Domani alle ore 11 all’Emeroteca Tucci, (Palazzo delle Poste, piazza Matteotti) il Cardinale Crescenzio Sepe inaugurerà la mostra “Due secoli di stampa cattolica in Campania”, promossa dall’Ucsi Campania e dalla Diocesi di Napoli, d’intesa con l’Ordine dei Giornalisti. 

La mostra nasce con l’intento di documentare, per la prima volta, la produzione della stampa cattolica nella nostra regione dall’Ottocento ad oggi e presenta materiale su tutte le diocesi campane, in particolare sui Bollettini ecclesiastici, i settimanali diocesani, le riviste teologiche e le pubblicazioni dei principali santuari della regione ecclesiastica campana. 

Tra le rarità il primo numero de “La Croce”, antenato di Nuova Stagione, datato 1898, la collezione unica e completa delle riviste che afferiscono all’Accademia ecclesiastica di Napoli da cui discende l’attuale Facoltà teologica, il primo numero del Bollettino della Diocesi di Napoli, poi diventato Ianuarius, e altre importanti e prestigiose testimonianze del passato tra cui: il periodico della “Madonna dell’Arco” (1920) del Santuario della “Madonna del Carpinello” di Visciano (Diocesi di Nola) del 1941, del Bollettino di Acerra (1934) di quello di Aversa (1932).

 

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Siena è pronta per accogliere l'esposizione "A cavallo dell'anno". La mostra conta 90 artisti, oltre 160 opere, 2 diverse sezioni tematiche e 2 diverse sedi espositive (Siena, Magazzini del Sale e Poggibonsi, Centro Culturale Accabi). Giunta alla sua quarta edizione “A cavallo dell’anno” è una mostra di arte contemporanea che si propone di unire classicità e modernità per riflettere sul “tempo” nel momento in cui un anno finisce ed un altro comincia e simbolicamente ci troviamo con un piede nel passato e uno nel futuro, esattamente “a cavallo” tra un già e un non ancora. Uno sezione della mostra è dedicata completamente alla storia più recente, attraverso le opere di Franca Marini, Pablo Picasso, Giuliano Ghelli, Pippo Lionni, Antonio Bueno. Fondamentale è il tema della comunicazione artistica e di come sia cambiata con l'avvento di Facebook. Infatti, attraverso il noto social network, è nata “Double Art”, la sezione più sperimentale della mostra dove oltre 70 artisti, dopo essersi cercati e incontrati sui social, si sono scelti per siglare un simbolico “gemellaggio” finalizzato alla realizzazione di questo progetto espositivo. “A cavallo dell’anno” è un evento ideato e progettato dal collettivo senese “Gruppo degli Estrosi” ed è realizzata in collaborazione con il Comune di Siena, Il Comune di Poggibonsi, la Banca Monte dei Paschi di Siena. “A cavallo dell’anno” resterà aperta a Siena fino al 31 gennaio 2016, a Poggibonsi fino al 10 gennaio 2016. L’evento fa parte del calendario “Tutto il Natale di Siena” del Comune di Siena e del programma di eventi per il Natale del Comune di Poggibonsi.

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Sabato 3 ottobre 2015, alle ore 18.00, nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, verrà inaugurata la mostra Cibi e pietanze nel mondo antico: un viaggio tra quotidiano, rituali ed etnografia. La mostra promossa dal Segretariato regionale della Calabria nella persona del Segretario dottor Salvatore Patamia in collaborazione con la Regione Calabria - Servizio1 "Programmazione Regionale, Settoriale e Territoriale” – nell’ambito del progetto Dall’Expo ai Territori. Viaggio nelle eccellenze d’Italia: piacere, gusto e salute - collaborazione siglata con apposita convenzione - si propone di trattare il tema del cibo attraverso testimonianze archeologiche ed etnografiche dal territorio calabrese con rimandi all’ area mediterranea ed europea. L’esposizione, ideata e curata da Rossella Agostino, funzionario archeologo del MiBACT e da Francesca Lugli, archeologa e presidente dell’Associazione Italiana di Etnografia, è  un viaggio tra quotidiano, rituali ed etnografia che i manufatti archeologici di varie epoche, tipologie e provenienze documentano esaustivamente sia quando sono strettamente funzionali alla mensa ed alla preparazione dei cibi, sia quando, dando loro una valenza simbolica, l’uomo li ha destinati ad altra funzione. E lungo il percorso espositivo, accompagnati idealmente da personaggi legati direttamente ed indirettamente alla città di Reggio antica come lo scultore Pythagoras di Rhegion o il filosofo Aristotele nella città di Calcide - la città dell’isola Eubea da cui provenivano i fondatori del centro coloniale di Rhegion - si illustra cosa avranno assaporato a tavola insieme ad altri commensali. E tenuto conto che la cultura e le tradizioni alimentari dei Greci e dei Romani costituiscono ancora oggi buona parte di quelle attuali e che legati al cibo, sono sopravvissuti antichi saperi che affondano talvolta le proprie radici nella notte dei tempi, si è affiancato l’aspetto etnografico riproponendo manufatti e tradizioni ancora in uso non solo nel territorio regionale, ma anche in altri paesi. E’ il caso della preparazione della colatura di alici di Cetara che con ogni probabilità discende direttamente da quella del garum, salsa molto usata nella cucina romana, o della pesca del polpo negli orci forati delle coste Tunisine, retaggio di una antica tecnica di pesca.

 

 

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Con un grande successo di critica e pubblico, prosegue fino al 1 ottobre My East is your West, evento collaterale alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia. La mostra realizzata dalla Gujral Foundation e dalla Fondazione Mazzotta - Partner in Italia, è curata da Feroze Gujral con la collaborazione di Natasha Ginwala e di Martina Mazzotta per la cura della programmazione collaterale. L’esposizione è il compendio del lavoro svolto negli ultimi anni da Shilpa Gupta (Mumbai - India) e Rashid Rana (Lahore - Pakistan); un percorso che crea una forte connessione con l’espressività, la cultura e la società sud orientale. Per la prima volta India e Pakistan sono uniti e coinvolti all’interno della Biennale, con l’obiettivo di reindirizzare il complesso clima di rapporti storici dei due paesi attraverso una cartografia culturale comune ridisegnata dai due artisti. Nelle sale di Palazzo Benzon spiccano video-installazioni anche interattive, video, disegni, installazioni, opere digitali, fotografie e performance continuative. RASHID RANA con “Transpositions” (2013-2015) propone un set immersivo, dove le strutture architettoniche si combinano con video, opere digitali, installazioni e performance. Introduce al percorso l'opera “War Within II” che rivela la predilezione dell’artista per il neoclassicismo e per il linguaggio legato alla poetica del pixel, istituendo una dialettica tra micro e macro, tra particolare e tutto. Il riferimento all'opera di Jacques-Louis David “Il giuramento degli Orazi” (1784), che raffigura una fratellanza rotta con il sangue, per Rana diventa, tramite l’elaborazione fotografica, metafora della frattura fra India e Pakistan. Frattura caratterizzata da prolungati e cruenti conflitti, avvenuta con la secessione del ’47 e con la nascita dello stato indipendente del Bangladesh nel ’71, che prima di allora era il Pakistan orientale. Nella sala successiva una video installazione interattiva approfondisce il tema del doppio, i concetti di locazione e dislocazione, di percezione personale e collettiva, leitmotiv della poetica di Rana, resa attraverso la ripresa del visitatore, che viene proiettato in leggera differita su un grande schermo a parete. Tali riferimenti ritornano nella sala seguente, dove si entra in connessione diretta audio e video con gli abitanti di Lahore (Pakistan). L’artista infatti, molto attento alla resa degli spazi e delle quinte architettoniche, ricrea a Lahore la medesima sala di Palazzo Benzon, dando vita a una situazione di specularità architettonica, sul cui sfondo i protagonisti di questa performance “continua” sono le persone che dialogano dai capi opposti del mondo.  Proseguendo il percorso si ammirano due grandi schermi che riproducono in chiave personalizzata ed estremamente attuale il famoso quadro di Caravaggio “Giuditta e Oloferne” (1599). Rana attraverso innumerevoli e piccolivideo, che simboleggiano i pixel, restituisce i tratti e le tonalità del  celebre dipinto. I filmati, provenienti da tutto il mondo, sono il risultato di una ricerca iconografica fatta su youtube e presentano situazioni di conflitto e violenza. L’osservazione ravvicinata rivolta ai piccoli frames, si alterna alla visione d’insieme, che riporta all’opera cinquecentesca. Nello schermo di fronte è proiettato un video che mostra lo stesso lavoro dell’artista, incorniciato da una struttura che riproduce la sala di Palazzo Benzon e collocato prima della mostra in una strada di Lahore e consente di osservare l’originale e personale interazione dei passanti appartenenti a una cultura differente, con l’opera stessa. All’interno della sala che conclude il percorso delle opere di Rashid Rana, grandi pannelli     riproducono i particolari architettonici del Palazzo, realizzati con la stampa di grandi pixel rettangolari. Una tenda nera introduce nell’area espositiva dedicata alle serie di opere, intitolate Untitled, di SHILPAGUPTA, che dal 2011 al 2015 si è immersa nella società che vive al confine tra Bangladesh e India, nei pressi della barriera che divide i due territori, luogo di costanti flussi migratori e conflitti. Nel ’71, infatti, a seguito della costituzione del Bangladesh, hanno inizio migrazioni di migliaia di persone verso il Bengala e Calcutta a fronte delle quali il governo indiano costruisce una lunghissima barriera di 40 km, che l’artista rappresenta nella sua totalità all’interno di un dipinto, dove i fari che la illuminano tracciano una linea puntiforme visibile dall’universo. Gupta, attraverso la narrazione di quanto avviene nei territori di confine, sottolinea le difficoltà dovute all'estrema povertà che conduce a costanti migrazioni e al traffico illecito di materiali preziosi. Ne sono esempio il sari bianco ridotto a una sottile e lunga striscia di tessuto, avvolto a un lungo fuso al fine di essere ricreato dopo il trasporto; un piccolo pezzo d’oro da nascondere sotto le vesti, la ceramica cinese spezzettata che può essere reimpiegata e utilizzata come merce di scambio. Di forte impatto è il colletto di una divisa che lascia intravedere al suo interno parte di una camicia a quadri, allusiva dell’umanità individuale nascosta e soffocata dell’uniforme istituzionale con mostrine, propria delle guardie di sorveglianza. L’artista, riproduce l’incombenza del muro con disegni su carta “automatismi” realizzati di notte al buio dormendo vicino alla frontiera. In mostra sono descritti gli elementi ambientali caratteristici del luogo: la fitta e omogenea nebbia racchiusa in una teca, le fotografie del terreno umido e paludoso, ma anche verdeggiante del Bangladesh. Spicca su una parete la foto segnaletica con il volto di un uomo coperto da un rettangolo di terra, in riferimento a quanto può avvenire quando la polizia riceve dai congiunti le foto di persone disperse. Su una lastra metallica sono incisi alcuni strumenti utilizzati per oltrepassare la barriera come una zattera di bambù con rotelle, un piede di porco, un cric d’automobile. Passando alla sala successiva, si viene abbagliati da un grande faro, uno dei tanti situati al confine nel tentativo di fermare quanti vogliono attraversarla. Il percorso procede con l’esposizione di opere su cartarealizzate con la colla “Phensedyl”, diffusa in India e illegale in Bangladesh per il suo carattere allucinogeno; una grande installazione formata da un grande tavolo con numerose buste chiuse contenenti documenti tritati, simboleggia il sistema utilizzato per oltrepassare la frontiera per poi ricomporre i fogli scritti. Un video dal titolo “Will it be alright if we win?” riprende le gambe dei giocatori di una partita di calcio; non tutti hanno le scarpe, in quanto si tratta di militari addetti alla sorveglianza della barriera e degli uomini che vivono nelle adiacenze: parentesi ricreativa di un’umanità precaria. Nell’ultima stanza si è accolti da una coinvolgente performance “continuativa”, che rimanda alla tradizione della tessitura del cotone di Phulia, una città situata tra India e Bangladesh. Una striscia di tessuto lunga 4 km percorre l’ambiente, appoggiata su un tavolo dove il performer traccia dei segni tramite la carta copiativa per rappresentare le linee del confine. 

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Ancora arte al Museo della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare "Augusto Montori". Dall'11 al 19 luglio in programma "Noi", personale di pittura dell'artista Maddalena Ruggeri. Oltre 25 opere con le quale la pittrice racconta in qualche modo un viaggio fuori e dentro di sé rappresentando le donne che, nel passaggio delle varie fasi della vita, lei stessa ha impersonato. Voltandosi indietro, in un confronto articolato col suo immaginario le rivive tutte e con esse continua a camminare guardando al futuro che verrà. Lei e le altre da sé che diventano "Noi" appunto in un racconto artistico che mira a sottolineare il percorso "evolutivo" della personalità di ogni donna e ogni individuo. Una mostra ragionata, vissuta e da leggere in un tutt'uno guardando l'artista quale si presenta oggi nella sua piena consapevolezza. Una sorta di personalità allo specchio. La mostra è arricchita da una iniziativa di solidarietà di grande importanza presentando le attività dell'Operazione Smile, l'organizzazione umanitaria internazionale che dal 1982 cura in tutto il mondo bambini nati con la labiopalatoschisi ed altre malformazioni facciali. L'esposizione, ad ingresso libero, verrà inaugurata sabato 11 luglio alle ore 19 presso da sede del Museo in via Doria d'Eboli. Per l'occasione verrà offerto ai partecipanti uno sfizioso aperitivo. Con questa iniziativa, che segue la mostra "Anguillara Psichedelica" dell'artista Pietro Sarandrea che si è svolta dal 6 al 28 giugno, l'Associazione Culturale Sabate mette a disposizione ancora una volta lo storico Museo, inaugurato nel 1992, al servizio dell'arte e delle donne.  

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In mostra dal 20 giugno al 25 settembre all'interno del Parco Acqua Santa di Chianciano Terme, i giardini disegnati da designer, artisti e architetti del paesaggio. «Abbiamo realizzato la prima edizione italiana del Garden Festival al fine di promuovere la città, non solo come storica meta del turismo termale, ma anche come luogo privilegiato per lo sviluppo del design, della creatività e della cultura del paesaggio» ha spiegato Mauro Della Lena, Direttore Generale di Terme di Chianciano. Passeggiando all’interno del Parco Acqua Santa, storico parco termale della città, un inusuale percorso di visita consentirà la scoperta di giardini innovativi e provocatori, che esplorano il tema “Energia e quiete: le suggestioni contrastanti del giardino”, suscitando sensazioni dissonanti di vitalità e pace, passione e serenità, esuberanza e tranquillità, come in un giardino incantato. Un panel di esperti provenienti dal mondo dell’architettura, del design del paesaggio e dell’arte contemporanea ha decretato tre i vincitori, tra gli otto giardini finalisti del concorso internazionale: il premio "Terme di Chianciano" come miglior giardino realizzato è stato assegnato al GIARDINO DELLE NAIADI; Ex aequo il premio "Città di Chianciano Terme" è stato assegnato a IL GIARDINO DI LEONIA e a LINEA D'ACQUA. I giardini in mostra offrono una grande varietà di soluzioni di design: dai giardini minimalisti e concettuali, che ridefiniscono l’idea di giardino, a quelli che richiamano maggiormente la tradizione per la combinazione delle piante e dei materiali utilizzati, fino a quelli in cui il confine tra installazione d’arte contemporanea e paesaggio diventa impercettibile. I visitatori esprimeranno il loro gradimento ai giardini, votando il loro design preferito durante i tre mesi di manifestazione, al termine della quale sarà assegnato Il premio "Acqua Santa - Selezione del pubblico". Il Parco Acqua Santa sarà aperto per la visita ai giardini tutti i giorni dalle 11,30 alle 19,30. L’ingresso è a pagamento, gratuito invece per ragazzi fino a 18 anni.

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Das Orgien Mysterien Theater è la mostra di Hermann Nitsh che dall'inizio dell'anno sta generando una miriade di polemiche. Censurata alla Fundación Jumex di Città del Messico, prima dell'inaugurazione a febbraio 2015, l'esposizione propone il tema delle orge dionisiache dell'antichità e della tradizione teatrale medievale del Teatro dei misteri: immagini di animali sanguinanti e sacrificati in croce, giochi della durata di qualche giorno che incitano il visitatore a squartare bestie da soma, a tirarne fuori le viscere e a calpestarle, imbrattando persone crocifisse. Giustificate le polemiche nate intorno alla performance che sarà ospitata negli spazi dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, prevista dal 10 luglio fino al 20 settembre. La mostra è fortemente sostenuta dall’assessore alla cultura del comune Andrea Cusumano, ex collaboratore dell’artista. On line è già stata lanciata una petizione per boicottarla, che in pochi giorni ha raggiunto 2.277 firme. 

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