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Pos, Boiano (Dirstat): “Espediente per aggirare la Consulta” In evidenza

Pubblicato in Attualità
24 Novembre 2015 di Paolo Fruncillo Commenta per primo!
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Si chiamano “Posizioni organizzative speciali” e le prevede l’art. 4 bis del decreto-legge n. 78 del 2015 nell’ambito delle Agenzie fiscali. Secondo i detrattori della norma si tratta dell’ultimo, in ordine cronologico, espediente normativo cui il Governo ha fatto ricordo per aggirare la sentenza della Corte costituzionale numero 37 del 2015 con cui sono stati dichiarati illegittimi 1200 dirigenti delle agenzie fiscali, di cui ben 800 dell’Agenzia delle entrate, perché designati senza concorso.

La Pa come terreno di scontro politico per via delle nomine dirigenziali nelle Agenzie Fiscali. È una guerra a viso aperto, quella che, da mesi, si sta combattendo nelle aule dei tribunali e in quelle parlamentari. Il casus belli non è rappresentato soltanto dalle nomine discrezionali fiduciarie, ma dalla gestione complessiva delle Agenzie fiscali che – ricordiamolo - rivestono un ruolo cruciale nella lotta alla evasione fiscale.

Chi, qualche settimana fa, ha assistito al durissimo scontro verbale a Montecitorio tra il deputato Rizzetto e il Ministro Madia sul punto ha avuto modo di verificare, de visu, il livello della querelle e di farsi un’idea di come il problema potrebbe essere risolto immediatamente con l’introduzione di un’area “Quadri” all’interno della Pa, alla stregua di quanto avviene nel settore privato.

A rincarare le dose ci ha pensato il vicesegretario generale della Dirstat, Pietro Paolo Boiano: “Le nuove posizioni organizzative speciali a funzionari della terza area con almeno cinque anni di esperienza professionale nell’area stessa, sono per molti aspetti assimilabili alle posizioni dirigenziali. I punti di contatto con queste ultime sono infatti evidenti sia per quanto riguarda lo schema retributivo, sia per le modalità di conferimento degli incarichi”.

“La circolare emanata dall’Agenzia appena furono istituite le Pos – prosegue il sindacalista - sembra abbastanza chiara a dimostrazione che le sentenze, prima della giustizia amministrativa e poi della corte costituzionale, sono state completamente violate”.

Un’accusa durissima. Lo Stato che pretende che i cittadini rispettino le sentenze della magistratura, a sua volta, farebbe il furbo quando toccherebbe ai propri rappresentanti fare pubblica ammenda e rimediare agli errori. Secondo Boiano “le indicazioni fornite dalla consulta, corrette e rispettose delle vigenti disposizioni legislative non consentono, le Pos, bensì le reggenze degli uffici ai più elevati in grado e contemporanea indizioni di procedure concorsuali”. Di qui l’amara considerazione che “purtroppo il governo preferisce gestire l’amministrazione finanziaria che rappresenta la punta di diamante di tutta la pubblica amministrazione con metodologie per niente trasparenti. I vertici delle agenzie fiscali sin dalla loro istituzione, vale a dire da 15 anni, hanno reiteratamente violato leggi regolamenti e sentenze, determinando un grande marasma tra gli addetti ai lavori per aver confuso la massima discrezionalità con l’arbitrio”.

Boiano lancia un’ultima stoccata al Ministro dell’Economia: “Non va sottaciuto che per gli effetti dell’art. 60 del d.lgs. 300/1999, istitutivo delle agenzie fiscali, ha l’alta vigilanza in quanto enti pubblici non economici e, come tali, tenuti al rispetto di tutte le leggi che regolano il rapporto con la pubblica amministrazione. Tutti i ministri che si sono succeduti in questo lungo lasso di tempo hanno consentito questo scempio. Correttezza avrebbe voluto che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, cambiasse totalmente lo scenario e si mettesse la parola fine al perpetuarsi di soprusi e prevaricazioni. Purtroppo questo governo, alla pari con i precedenti, vuole una dirigenza assoggettata alla politica per portare avanti la lotta alla evasione fiscale solo con le solite promesse che da circa 20 anni l’Italia ascolta. Ricordo, in proposito, una intervista rilasciata ad un noto quotidiano da Vincenzo Visco in cui dichiara che la lotta alla evasione costa 10 milioni di voti. Questa la scottante verità”.

 

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