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Agenzie Fiscali nel caos, tra nomine illegittime e sentenze disapplicate In evidenza

Pubblicato in Attualità
04 Novembre 2015 di Redazione Commenta per primo!
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Se oggi celebriamo la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forza armate il 25 febbraio potrebbe essere fissata la Festa della meritocrazia, virtù poco nota agli abitanti dello Stivale. A questa data infatti risale una storica sentenza della Consulta (presidente Criscuolo,  redattore Zanon) che ha stabilito che si accede alla carriera dirigenziale soltanto mediante concorso. 

Sulla scorta di tale principio di diritto sono state annullate ben 1200 nomine dirigenziali effettuate senza concorso.

Si tratta di designazioni effettuate con un ampio potere discrezionale. 

Il che si traduce nella individuazione di alcuni soggetti a discapito di altri senza una oculata valutazione di merito.

A questo punto si impone una domanda: è stata data esecuzione alla sentenza?  Sono stati banditi i relativi concorsi? E soprattutto su chi ricade la guida degli uffici affidati ai dirigenti decaduti (per effetto della famigerata pronuncia)?

La risposta é abbastanza prevedibile. 

Non è cambiato nulla se non il fatto che,  sulla scorta dell’ennesimo intervento legislativo;  si è consentita la creazione di nuove figure di vertice in attesa dei concorso.

E pensare che sarebbe bastato un codicillo. Che il Governo dei Professori, guidato dal presidente Mario Monti, ha pensato bene – si fa per dire – di cancellare.

Ci riferiamo alle norme sulla vice dirigenza.

Siamo l’unico Paese della Ue a non aver previsto nell’ordinamento pubblico l’area dei quadri, così come accade nel settore privato.

Manca, cioè, una figura analoga a cui siano riconosciute elevate responsabilità funzionali ed elevata preparazione professionale.

Questa grave omissione ha provocato i disastri che la Consulta ha cancellato, almeno sulla carta, negando la legittimità del deprecabile fenomeno dell’affidamento fiduciario di incarichi e funzioni dirigenziali senza selezione pubblica.

In assenza della vice dirigenza è aumentato anche il ricorso alle nomine ad personam in favore di soggetti non titolati.

Sarebbe bastato non toccare l’articolo 17-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Ma al Professore quella norma non piaceva e, per non adempiere ad un provvedimento della giustizia amministrativa che ordinava la implementazione della vice dirigenza, intervenne in via legislativa con la legge 135/2012 (di conversione del dl.95/2012), caducando, di fatto, l’articolo che avrebbe evitato allo Stato, nella fattispecie alle Agenzie Fiscali, la bocciatura delle nomine illegittime.

Di qui un ulteriore contenzioso dinanzi al Consiglio di Stato che, a sua volta, ha trasmesso gli atti alla Consulta (che ancora non si è pronunciata).

“La grave situazione verificatasi in seguito alla sentenza della giustizia amministrativa e della Consulta ha determinato un grande marasma – dice Pietro Paolo Boiano, vicesegretario generale della Dirstat - voluto dai governi che si sono succeduti nel tempo, i quali non hanno mai ipotizzato che tra la carriera dirigenziale e quella impiegatizia ve ne fosse una intermedia che potesse supplire temporaneamente alla mancanza di dirigenti. Il tutto perché hanno voluto tenere le mani libere per le nomine molto discrezionali”.

“La mancata attuazione di una categoria intermedia tra quella dirigenziale e quella impiegatizia – continua il sindacalista - ha determinato il grande sfascio della amministrazione finanziaria che, per circa 15 anni, ha gestito gli uffici del personale in modo anomalo violando reiteratamente leggi regolamenti e giurisprudenza e continua senza tener conto delle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale”.

Sul punto, nei giorni scorsi, Walter Rizzetto, vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ha presentato una risoluzione in commissione tesa ad impegnare il Governo Renzi ad adottare le iniziative di competenza per riportare l’ordine e la legalità in questo settore cruciale della vita della Pa.

A seguito della sollecitazione è arrivata, inattesa, la presa di posizione del Sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, convinto della necessità di istituire l’area “Quadri” nella Pa.

Con buona pace del vicesegretario della Dirstat, Boiano che commenta: “Siamo felici di questa resipiscenza operosa dell’esponente dell’Esecutivo. Adesso, però, vogliamo i fatti, e cioè l’adozione delle norme che mettano la parola fine alle nomine dirigenziali su misura”.

Dicono che la politica sia il riflesso della società. Se la Pa lo è della classe dirigente alla guida del Paese, non si può che essere preoccupati per le sorti dell’Italia.

 

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