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Incarichi a Palazzo Chigi, interrogazione al premier Renzi In evidenza

Pubblicato in Attualità
29 Dicembre 2015 di Carmine Alboretti Commenta per primo!
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Una pubblica amministrazione efficiente, funzionale e trasparente è il presupposto indispensabile per un’azione politica orientata al bene comune. Ma se la Casta, anziché gestire la macchina amministrativa con il buon senso del padre di famiglia, immagina di seguire logiche differenti si rischia di tramutarla in un carrozzone utile solo a distribuire prebende. Ecco perché nell’assegnazione degli incarichi dirigenziali occorre procedere con la massima cautela per evitare di affidare gangli vitali dell’apparato pubblico a persone prive dei requisiti richiesti della legge. 

Una interrogazione parlamentare presentata nei giorni scorsi chiede al premier Matteo Renzi di fare chiarezza sui metodi seguiti per l’assegnazione degli incarichi dirigenziali. Secondo il deputato Walter Rizzetto “l’assegnazione degli incarichi avverrebbe al di fuori di adeguate procedure di valutazione obiettiva e perciò verificabili, dei meriti, dei titoli professionali e dei risultati conseguiti, con ciò di fatto azzerando ogni garanzia di imparzialità ed assoggettando il conferimento degli incarichi dirigenziali di maggior rilevanza al gradimento politico, o comunque, a criteri non conformi al principio meritocratico sancito dalle norme della Costituzione (articolo 97 e Corte costituzionale numeri 103 e 104 del 2007) e dalla legge ordinaria (articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001), con un’ampia facoltà di assegnare gli incarichi in maniera discrezionale”.

Nell’atto di sindacato ispettivo si sottolinea il fatto che “trasparenza e pubblicità richiederebbero la pubblicazione attraverso strumenti aperti a tutti ove rendere noti anche i curricula di coloro che partecipano alla selezione” e che “le procedure seguite dalla Presidenza del Consiglio spesso esulerebbero da una obiettiva e verificabile procedura comparativa tra gli aspiranti candidati; in assenza dei requisiti di pubblicità e trasparenza che dovrebbero connotarle, è consequenziale un condizionamento, al di fuori dei reali criteri di meritocrazia, sulle carriere dei dirigenti di seconda fascia-referendari, in servizio presso l’amministrazione”.

L’interrogazione è stata commentata positivamente da Pietro Paolo Boiano, vicesegretario generale della Dirstat, secondo il quale “anche la presidenza del Consiglio non si sottrae ad una logica che già imperversa da tempo nelle Agenzie fiscali”. “Siamo allo sfascio della pubblica amministrazione – continua il sindacalista che sta combattendo una battaglia anche a suon di carte bollate nei confronti della prassi prevalsa nelle Agenzie Fiscali – quando i dirigenti non vengono nominati per procedure concorsuale. Addirittura c’è chi tra esponenti di spicco del governo parla di dirigenza pubblica per chiamata diretta il che significa violare l’articolo 97 della Costituzione. E questo a dispetto del fatto che la presidenza del Consigliere dovrebbe essere un faro luminoso per tutti gli altri enti. Fino a che punto di spingerà il nostro premier?”. 

 

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