Cerca nel sito

 

Seguici su Facebook!

Sei qui: HomeAmbienteVisualizza articoli per tag: acqua
Giovedì, 18 Maggio 2017 00:23

Acqua, riuniti osservatori nord su siccità

Si è svolta al ministero dell’Ambiente la riunione di coordinamento degli osservatori distrettuali permanenti sull’uso delle risorse idriche dei distretti del fiume Po e delle Alpi orientali. Alla riunione hanno preso parte i responsabili del ministero dell'Ambiente, presente il direttore per la salvaguardia del territorio e delle acque Gaia Checcucci, oltre ai rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture, della Protezione Civile e delle quattro Regioni del Nord interessate (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna). Il coordinamento ha esaminato collegialmente la situazione che si è venuta a creare nei due bacini, alla luce dei gradi di criticità medio-basso per il Bacino Padano e medio-alto per quello delle Alpi orientali certificati dai rispettivi osservatori, per comprendere quali azioni tecniche e amministrative potrebbero risultare eventualmente attivabili nell’immediato futuro: per questo motivo sono previste a stretto giro due riunioni operative, la prossima il 4 maggio. Gli Osservatori distrettuali permanenti sugli indirizzi idrici rientrano tra le misure di attuazione dei Piani di gestione distrettuali delle acque adottati il 3 marzo 2016 e rappresentano lo strumento individuato per una programmazione strategica di tutela della risorsa acqua secondo criteri scientifici.
Pubblicato in Ambiente
La dissalazione e il riciclo delle acque reflue sono destinate a crescere dell’11,4% a livello globale nel corso dei prossimi cinque anni per raggiungere un valore complessivo di mercato di quasi 12 (11,963) miliardi di dollari entro il 2025 (Global Water Intelligence di Oxford) ma al momento in Italia solo lo 0,1% del prelievo idrico avviene attraverso la dissalazione. Delle tecnologie e delle potenzialità della dissalazione si discuterà nell’ambito di WATEC Italy 2017, la mostra convegno internazionale dedicata alla gestione e alla salvaguardia della risorsa idrica, organizzata da Kenes Exhibitions, che approderà in Sicilia a Palermo (21-23 giugno 2017). “La stima del Global Water Intelligence di Oxford - spiega Prema Zilberman, direttore generale di Kenes Exhibitions - indica il forte potenziale di crescita di settori che sono ancora arretrati sul fronte della tecnologia, soprattutto quella della costruzione e installazione dei dissalatori. In questo contesto, WATEC Italy rappresenta la giusta occasione per fare della Sicilia l’Hub del Mediterraneo, di ricerca e dibattito sull’acqua». In Italia - secondo i dati Istat rielaborati da WATEC Italy 2017 - il prelievo di acque marine o salmastre per uso potabile rappresenta appena lo 0,1% del prelievo totale (13,619 milioni di metri cubi, su un totale di 9,108 miliardi di metri cubi di acqua totale prelevata dalle varie sorgenti) e avviene solo in due distretti idrografici: in Sicilia, dove viene dissalata acqua per 12,6 milioni di metri cubi (il 92,5% del totale nazionale) e nell’area dell’Appennino Settentrionale (il restante 7,5%, diviso tra Toscana con 768 milioni di metri cubi e Liguria con 251 milioni di metri cubi di acqua dissalata). Inoltre, la dissalazione riguarda anche l’industria: infatti, incrociando i dati della “produzione” di acqua con quelli della domanda, ci si accorge della forte richiesta di “oro blu” da impiegare nel settore industriale. E’ il caso di Veneto, Emilia Romagna e la Campania, territori in cui vi sono tutte le condizioni favorevoli per sviluppare la produzione di acqua dissalata, alleggerendo la pressione sulle fonti tradizionali. La mostra convegno WATEC Italy 2017 è patrocinata dalla Commissione Europea, Banca Europea per gli Investimenti, Banca Mondiale, Regione Sicilia, Barilla Center for Food & Nutrition e vede il coinvolgimento dell’Università di Palermo e altri rappresentanti ed esperti del settore. Il comitato scientifico di WATEC Italy 2017 per l’Italia è presieduto dall’architetto Giuseppe Taverna e coordinato dal Prof. Corrado Clini. “WATEC Italy 2017 - aggiunge il direttore generale di Kenes Exhibitions - è un’opportunità per le aziende e le Istituzioni di tutto il mondo di interagire tra loro, attivare collaborazioni con esperti, ricercatori e scienziati per finalizzare nuovi progetti sull’acqua. Sarà un’occasione per migliorare l’interazione del settore pubblico a vari livelli, internazionale, europeo, nazionale e regionale.
Pubblicato in Economia
L'Italia è sesta al mondo per "disponibilità di acqua" secondo il Food Sustainability Index (FSI), eppure continuiamo a consumarne una quantità molto ingente. Il FSI mostra, infatti, performance piuttosto scarse per quanto riguarda l'"utilizzo destinato per le produzioni agroalimentari" (51.08 su 100 il punteggio attribuito dall'Index) e in termini di "acqua usata dall'agricoltura sul totale delle risorse idriche rinnovabili" (59.78 su 100). A livello mondiale ci sono 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, ma solo lo 0,001% del totale è effettivamente disponibile per l'utilizzo dell'uomo e questo dato aiuta a comprendere quanto sia importante utilizzare in maniera corretta questa risorsa. Tra agricoltura, industrie e famiglie, è il settore agricolo a consumare più acqua. In media il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all'irrigazione, mentre l'industria ne consuma il 22% e il restante 8% è dedicato all'uso domestico. Il peso dell'agricoltura è ancora più alto nei paesi a medio e basso reddito, dove il consumo raggiunge anche il 95% del totale, mentre in quelli industrializzati predomina il consumo nel settore industriale (59%). È questa la fotografia scattata dalla Fondazione Barilla for Food & Nutrition in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, in programma il prossimo 22 marzo. E proprio per mantenere viva l'attenzione dell'opinione pubblica, sull'impatto che le nostre scelte alimentari e la produzione di cibo hanno sull'ambiente, che la Fondazione BCFN ha ideato - insieme alla Fondazione Thomson Reuters - il Food Sustainability Media Award. Un premio destinato a giornalisti, blogger, freelance e singoli individui che vogliono presentare (entro il 31 maggio) i propri lavori, sia inediti che già pubblicati, per far luce sui paradossi del sistema alimentare e proporre soluzioni concrete per combatterli. Un indicatore che ci aiuta a capire il nostro consumo di acqua è "l'impronta idrica", che misura l'ammontare di acqua che è stata utilizzata in tutte le fasi di produzione di un bene, distinguendo il contributo dell'agricoltura irrigua (quella che prevede l'irrigazione dei campi) e non irrigua, ovvero che utilizza l'acqua piovana (a cui è generalmente associato un minore impatto). I beni che richiedono più acqua per la loro produzione sono proprio quelli agricoli. Ma quando si parla di acqua destinata alla produzione è necessario ricordare anche l'acqua "virtuale" o invisibile, ovvero quella non contenuta direttamente nel prodotto. L'impronta idrica globale ammonta oggi a 7.452 miliardi di metri cubi di acqua dolce l'anno, pari a 1.243 metri cubi pro-capite, ossia più del doppio della portata annuale del fiume Mississipi. Analizzando a fondo i dati scopriamo che in Italia l'impronta idrica agricola, relativa cioè al cibo che mangiamo, contribuisce per l'89% alla nostra impronta idrica totale , posizionandoci all'ultimo posto in Europa per impronta idrica pro-capite, con un valore di 2.232 metri cubi di acqua dolce l'anno consumata da ciascuno. Nel nostro Paese, inoltre, gran parte delle risorse idriche è destinata all'agricoltura irrigua, che mostra però una produttività più bassa e contribuisce all'inquinamento (ad esempio con l'uso di fertilizzanti) di mari, fiumi, laghi e falde acquifere. Inoltre, all'incirca nel 27% del totale l'acqua in Italia si perde tra il prelievo e l'effettiva erogazione senza particolari distinzioni lungo tutto lo Stivale (passando dal 23% del Nord al 30% del Sud e delle Isole) e pone, purtroppo, anche stavolta, l'Italia nelle posizioni di vertice nella classifica degli spreconi tra i Paesi europei. La maggior parte dell'impronta idrica degli italiani proviene però da altri paesi, attraverso l'importazione di prodotti alimentari molto esigenti dal punto di vista idrico (ad esempio, prodotti di origine animale). Anche il Food Sustainability Index pone l'Italia per "impronta idrica" all'11° posto dell'Indice. La maglia nera dell'impronta idrica se la dividono 5 Paesi molto grandi e popolosi: Indonesia, Brasile, Usa, Cina e India, a riprova della necessità di dare priorità a questo tema. Quotidianamente, in media un individuo beve 2 litri d'acqua al giorno, ma senza accorgercene, a nostra insaputa, utilizziamo fino a 5mila litri di acqua "virtuale" al giorno solo per alimentarci. E se, da un lato, mettiamo sempre più attenzione alle azioni di routine, come chiudere il rubinetto dell'acqua mentre ci laviamo i denti, dall'altro non siamo ancora del tutto consapevoli di quanta acqua "invisibile" si nasconde in quello che mangiamo. Se adottassimo una dieta vegetariana, il consumo di acqua virtuale varierebbe dai 1.500/2.600 litri rispetto ai 4.000/5.400 di una dieta ricca di carne. Tradotto in pratica significa che mangiando, ad esempio, una porzione di crema di ceci insieme con un piatto di fagiolini e patate cotte al vapore con scaglie di grana e un frutto, si mangiano - senza accorgersene - anche 1446 litri di acqua; invece, sostituendo lo stesso pasto con un filetto di manzo, una porzione di insalata mista condita con olio, una fetta di pane e un frutto i litri di acqua salgono a 3244. Il totale di acqua nascosta nel piatto si abbassa drasticamente se, invece, si adotta un menù vegano: una porzione di crema di verdure e risoni, una porzione hummus di ceci e una fetta di pane contiene "solo" 940 litri di acqua.
Pubblicato in Ambiente
"La tutela delle acque è un tema che sta molto a cuore a Regione Lombardia e sul quale la nostra attenzione è sempre alta. Ciò deriva in buona parte dai sistemi normativi superiori, da quello europeo, passando al livello statale, oltre naturalmente che dai sistemi regionali, ma anche dalla volontà di regolamentare una risorsa, l'acqua, che è fondamentale per la vita quotidiana dei cittadini e delle imprese». Così l'assessore regionale all'Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Terzi durante l'intervento di apertura della seconda conferenza di VAS oggi all'Auditorium Testori di Palazzo Lombardia. «L'acqua deve essere tutelata e garantita sia dal punto di vista qualitativo, sia dal punto di vista quantitativo - prosegue Terzi - e questo vale ancora di più per una regione come la Lombardia che ospita una buona parte del patrimonio idrico non solo nazionale, ma anche europeo, e che ha quindi la responsabilità di dover tutelare questo bene e di raggiungere obiettivi di qualità che ci siamo imposti a livello europeo».«Negli ultimi 15 anni la normativa sulla gestione del patrimonio idrico è profondamente cambiata - chiosa la titolare lombarda all'Ambiente -: partendo dall'Europa e dalla direttiva del 2000, recepita in Italia nel 2006, e che ci ha posto degli obiettivi fondamentali, primo fra tutti l'impegno per proteggere gli ecosistemi acquatici terrestri, l'agevolazione di un sistema idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili, la protezione rafforzata e il miglioramento dell'ambiente acquatico, gli interventi per contenere e superare i casi di inquinamento e poi anche una gestione razionale del patrimonio idrico, finalizzata al contenimento degli eventi dannosi effetto delle inondazioni e della siccita'».
Pubblicato in Attualità
Donare una settimana, un mese di elettricità e gas a famiglie indigenti, addebitando il contributo direttamente in bolletta. Un'idea vincente sposata anche da Fondazione Cariplo, che lancia un bando riservato alle associazioni non profit. È quanto prevede l'alleanza tra A2A e le Fondazioni Aem e Asm che riescono a dare una nuova opportunità a quanti vogliono far sentire in concreto la loro solidarietà.«Gli italiani» raccontano i promotori del progetto solidale,«sono abituati a donare con il bollettino, ma da oggi possono donare anche con la bolletta. E potranno regalare non generico denaro, ma luce e calore». La nuova occasione per essere solidali è fornita da una nuova onlus, il Banco dell’energia, nato dalla partnership tra A2A e le Fondazioni Aem e Asm. Un ente senza scopo di lucro nato con l’obiettivo di supportare coloro che si trovano di colpo ad affrontare situazioni di vulnerabilità economica e sociale, che li mette in condizione di non poter pagare le bollette dell’energia o del gas. Gli strumenti per donare sono diversi. Il primo, più semplice, è diretto al singolo cittadino cliente di A2A, che attraverso il sito del Banco può decidere di devolvere un contributo complessivo di 19 euro, suddiviso sulle bollette dell'anno di un euro e 5 centesimi al mese, con cui riscaldare una famiglia in difficoltà, donando una settimana di calore. Per chi volesse fare di più, ci sono poi altre opzioni: con 39 euro si dona un mese di luce e due settimane di gas, con 79 due mesi di luce e un mese di gas, e con 159 euro 4 mesi di luce e due mesi di gas. Un altro i portante aiuto, inoltre, arriva dalla collaborazione tra il Banco dell’energia e Fondazione Cariplo, con il Bando “Doniamo energia”, per contrastare la povertà e la vulnerabilità sociale delle persone e delle famiglie fragili, favorendo la loro riattivazione attraverso misure personalizzate.«Il bando» si spiega in una nota,«attivo in Lombardia, sostiene progetti promossi da un partenariato minimo di due organizzazioni non profit che garantiscano ai beneficiari un percorso di accompagnamento, oltre a sostegni diretti per “tamponare” le situazioni più critiche e coprire i bisogni materiali urgenti».
Pubblicato in Società

Via libera alle Autorità di Bacino distrettuali. La Conferenza Stato-Regioni ha approvato nei giorni scorsi il decreto attuativo del “Collegato Ambientale” che costituisce e dà l’avvio operativo all’iter, definendo la governance per la pianificazione in materia di acque e di difesa del suolo. Per il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti “si tratta di una delle più importanti riforme nel settore acqua mai compiute in Italia. Con questo testo, che riallinea il Paese alle direttive europee in materia, poniamo finalmente le fondamenta solide per un servizio idrico efficiente, costruito sulla chiarezza nelle competenze e nelle responsabilità, su un sistema più semplice e razionale, anche nei costi. L’Italia riparte da qui per recuperare il tempo perduto nella gestione a vari livelli del bene naturale più prezioso”.

Da trentasette Autorità di bacino nazionali, di cui trenta interregionali si arriva a sette Autorità distrettuali, di cui due insulari: Po, Alpi Orientali, Appennino Settentrionale, Appennino Centrale, Appennino Meridionale, Sicilia e Sardegna. Il nuovo impianto normativo razionalizza le competenze con l’esercizio da parte di un solo ente delle funzioni di pianificazione e la predisposizione dei Piani di gestione acque e alluvioni. Infine, spetterà al ministero dell’Ambiente un ruolo strategico di vigilanza e coordinamento sulle Autorità: le funzioni pianificatorie in materia di acqua e suolo sono in capo alle Autorità di bacino distrettuali e alle Regioni è assegnato l’importante ruolo di attuare i Piani di gestione alla scala sub distrettuale e territoriale regionale.

Pubblicato in Società

Consumi di acqua e bollette salate, alla Toscana il record dell'utilizzo delle risorse idriche e dei costi. A livello regionale, infatti,  le tariffe più elevate si riscontrano nell’ordine in Toscana che apre la classifica, a seguire, Marche, Umbria, Emilia Romagna e Puglia. Fra i capoluoghi di provincia, le città più care si confermano essere ancora le toscane: Grosseto e Siena con 663 euro, seguono Livorno (628 euro), Pisa (623 euro), Carrara (609 euro). La media nazionale, invece si attesta sui 376 euro. Isernia si conferma come città meno cara (117, erano 120 euro nell'anno precedente); segue Milano con i suoi 140 (ed un aumento del 3%).

Questi, alcuni, dei dati dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva che per l’undicesimo anno consecutivo ha analizzato i costi sostenuti dai cittadini per il servizio idrico integrato. Le regioni centrali si caratterizzano per tariffe più alte con 511 annuali e un maggior incremento rispetto al 2014 (468, +9,2%), segue l'area settentrionale (+5,1%).

Il fatto, ancor più  eclatante, inoltre, è che l’acqua in buona parte si spreca. Il dossier parla di uno sciupo del 33 per cento, un fiume di acqua che si perde nel nulla. Mentre le bollette continuano a salire. La dispersione idrica è un male che appare incurabile, da decenni si prova a rimediare ma appare una opera impossibile. Tra le cause tubature vecchie, allacci fatti male, il dissesto idrogeologico che provoca la rottura dei tubi e, ancora, la mancanza di strutture di raccolta di acqua moderne. Così, ad esempio, in Abruzzo lo sperpero delle risorse idriche  sale al 38 per cento, e paradossalmente, lo spreco avviene nei posti di montagna, dove in estate c’è siccità  con una forte necessità di acqua sia per usi civili sia per la zootecnia e l'agricoltura. In alcune aree montane la dispersione idrica è al 44%. In questo contesto di sprechi e di costi sempre più elevati con una progressione annuale di aumenti delle tariffe del 9.8%,  Cittadinanzattiva ha lanciato la seconda edizione della consultazione civica sul tema dei consumi e della dispersione dell’acqua.

 

Pubblicato in Attualità

Acqua di rubinetto, meglio di quella minerale. O, almeno, gli italiani, per risparmiare preferiscono quella di casa. A presentare una analisi dei consumi e delle tendenze degli italiani, è l’associazione “Aqua Italia”, che rivela come oltre due terzi delle famiglie, il 71,8%, sceglie l’acqua a km zero e quasi una persona su due, dichiara di berla “sempre o quasi sempre” (44%). Il nord est si riconferma come l’area più virtuosa d’Italia per il consumo abituale di acqua del rubinetto, trattata e non (sale al 62,7% dal  57,3% del 2014). Maglia nera, ancora una volta, per il Sud dove il solo il 33,4 (Sud e Sicilia) dichiara di berla quotidianamente. Quali sono le ragioni per le quali gli italiani preferiscono l’acqua del rubinetto rispetto a quella in bottiglia? 

La prima ragione è infatti la comodità di non dover più trasportare casse di acqua dal supermercato fino a casa, risponde così il 28,6%, era il 22,5% nel 2014.  Ma aumenta anche la sensibilità verso la sicurezza, il 20,4% degli intervistati infatti dichiara di preferire l’acqua del sindaco perché questa è sottoposta a maggiori controlli rispetto all’acqua in bottiglia (era il 17,5 nel 2014). Aumenta, inoltre, il successo anche dei sempre più diffusi i Chioschi dell’Acqua, moderna evoluzione delle antiche fontanelle; a conoscere il servizio è oggi il 67% degli italiani, era il 58 nel 2014. Inoltre, ormai il 42% degli intervistati vive in un comune che offre questo servizio ai cittadini, riprova del fatto che i Chioschi dell’Acqua sono sempre più diffusi e apprezzati sul territorio nazionale. La ricerca si concentrata di nuovo sull’acqua consumata presso le abitazioni private e in particolare sugli eventuali dispositivi di trattamento utilizzati: tra coloro che bevono sempre o quasi sempre l’acqua del rubinetto, circa un terzo (32,4%) ha almeno un apparecchio per l’affinaggio dell’acqua: al primo posto si attestano gli apparecchi con sistema a osmosi inversa, seguono le caraffe filtranti e gli apparecchi con filtro per l’eliminazione del cloro. “Tutti i sistemi sopra citati, tranne le caraffe filtranti, si legge in una nota dell'associazione, necessitano di manutenzione periodica eseguita da personale tecnico specializzato. Si è, quindi, indagato su quanti possiedano un abbonamento di manutenzione e si è scoperto che il 38% (contro il 30% del 2014) dichiara di averne sottoscritto uno. Il tema della manutenzione, infatti,  rimane ancora centrale per avere sempre un'acqua buona e salubre”.

 

Pubblicato in Società

Più di un terzo dell’acqua va perso lungo la rete. Lo afferma l’Istat nel report 2014 “Qualità dell'ambiente urbano fattori di pressione”.  Nel 2014 il volume totale di acqua potabile immessa nella rete di distribuzione dei comuni capoluogo di provincia è pari a quasi 2,6 miliardi di m3 (-0,5% rispetto al 2013), mentre quello dell'acqua potabile erogata è di circa 1,6 miliardi di m3 (-2,6%).

Nel complesso dei capoluoghi la dispersione, dal momento dell'immissione in rete al momento in cui l'acqua raggiunge l'utente finale, è pari al 36,9%. In media, dei circa 389 litri per abitante immessi giornalmente nella rete di distribuzione dei capoluoghi, se ne erogano circa 245. Tra il 2012 e il 2014 si rileva un aumento delle dispersioni di poco più di un punto percentuale annuo, una tendenza che mette in luce come siano ancora insufficienti le azioni volte a ridurre lo spreco della risorsa idrica. Nell'ultimo anno in 94 comuni (più di otto su dieci) la dispersione di rete è superiore al 20%.

Al Nord sono sei le città dove le dispersioni superano il valore medio dei capoluoghi (incluse Venezia e Trieste, tra i grandi comuni ), al Centro la media si supera in poco più della metà dei capoluoghi (inclusi Firenze e Roma), mentre nel Mezzogiorno questo si verifica in quasi tre città su quattro (in tutti i grandi comuni della ripartizione, tranne che a Reggio di Calabria, Messina e Palermo).

Le dispersioni minori (pari o inferiori al 15%) si rilevano, invece, a Monza, Pavia, Pordenone, Udine, Piacenza e Trento al Nord; Siena, Macerata e Fermo al Centro e Trapani nel Mezzogiorno. Nel 2014 ammonta a 1,59 mld di m3 il totale di acqua potabile fatturata nell'insieme dei capoluoghi di provincia, il 3,2% in meno del 2013. Di questo volume 1,07 mld di m3 (il 67,3%, quota in leggera crescita rispetto all'anno antecedente) sono destinati a uso civile domestico. Il consumo civile domestico medio annuo e' pari a 58,6 m3 per abitante, corrispondenti a quasi 161 litri per abitante giorno (-4,1% rispetto al 2013). Pertanto, prosegue anche nel 2014 (come dal 2002) la riduzione dei consumi domestici, una tendenza che sembra connessa a comportamenti d'uso della risorsa più consapevoli. Consumi di acqua potabile superiore ai 200 litri per abitante giorno si rilevano solo a Bergamo, Milano, Pavia, Catania e Catanzaro, mentre nelle altre citta' il consumo si attesta tra i 120 e i 200 litri.

 

Pubblicato in Ambiente
La Discussione - registrazione Tribunale di Roma n. 3628 del 15/12/1953 - C.F. / n. 13130691002
Testata beneficiaria dei contributi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 e dal decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Contributo incassato per l’anno 2016: Euro 916.960,30